Anglotedesco

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mercoledì 18 luglio 2018

Bini Smaghi:"La BCE non va toccata perchè è autonoma".Inutili le battaglie di Savona

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Non voglio difendere Bini Smaghi ma sulla BCE ha ragione.E' autonoma e figuriamoci se si mette ad ascoltare Paolo Savona per cercare di cambiarla.L'unica battaglia utile è quella di uscire dalla dittatura della BCE. 


L’idea che per salvare l’Europa sia necessario cambiare la Banca centrale europea è un errore, tecnico e politico. Lorenzo Bini Smaghi, già nel comitato esecutivo della Bce (2005-2011), oggi presidente di Société Générale, risponde alle critiche del ministro Paolo Savona all’indirizzo di Francoforte: «Forse non è a piena conoscenza dei poteri della Bce, che ha fatto molto, più di altri, per la crescita e la stabilità europea».


Savona dice: Francoforte non ha poteri sul cambio, questo penalizza l’Europa. E così?

«La Bce ha molti più poteri della Fed sul cambio. Negli Stati Uniti, ma anche in Giappone e in Cina, gli interventi li decidono i ministeri del Tesoro, la Bce forse è l’unica tra tutte le banche centrali ad avere l’autonomia per intervenire».

In che modo è intervenuta?

«Ad esempio nel 2000, in coordinamento con gli altri paesi del G7, per evitare un deprezzamento eccessivo dell’euro, e in altre occasioni con comunicati congiunti per evitare variazioni eccessive.


La scelta cinese di comprare euro come riserva ufficiale ha frenato il nostro export?

«Se la Bce fosse intervenuta per stabilizzare il cambio con il dollaro di fatto avrebbe assoggettato la politica monetaria europea a quella americana, avrebbe perso la propria indipendenza. Non solo. Se consideriamo un arco di 20 anni, l’export europeo è andato bene quanto l’export americano, non ha sofferto le oscillazioni del cambio».


Con delle differenze significative però tra i Paesi, per esempio tra Italia e Germania.

«Questo dipende da fattori nazionali. Inoltre quando i cinesi hanno deciso di fissare il cambio lo hanno fatto perché lo yuan non è una moneta di riserva, l’euro si, e l’Europa deve fissare la propria politica monetaria in base alle proprie condizioni. Savona poi fa un altro errore».

Quale?

«Mi sembra che confonda il Quantitative Easing e l’Omt, l’Outright Monetary Transactions.
Teme che quando non ci sarà più il Qe, dalla fine dell’anno, questo crei un problema per l’Omt ma l’Omt, che è nato con il famoso whatever it takes di Draghi nel 2012, è sempre in vigore. Si tratta di sapere quando farlo scattare. Se un Paese avrà problemi a rifinanziarsi sui mercati internazionali, se ci sarà un rischio di uscita dall’euro, l’Omt potrà essere attivato su richiesta del Paese, naturalmente a condizione che soddisfi dei criteri di adeguatezza delle finanze pubbliche. In quel caso la Bce potrà intervenire anche con acquisti illimitati di titoli pubblici».

Ecco la grande differenza con la Fed, che poi è uno dei punti politici che solleva il ministro Savona: i prestiti dell’istituto americano non sono condizionati a programmi di risanamento, quelli della Bce si.

«La Fed lo fa solo in caso in cui il bilancio federale viene approvato dal Congresso, non in modo incondizionato».

La Fed ha come obiettivo primario la piena occupazione, la Bce il controllo dell’inflazione.
Non è il momento di rivedere la mission di Francoforte?

«La Fed ha un doppio obiettivo: la stabilità dei prezzi e la crescita. La Bce ne ha uno principale: la stabilità dei prezzi. Secondariamente ci sono gli altri obiettivi, il primo è la crescita, ma non c’è una grossa differenza tra i due istituti: uno mette sullo stesso livello inflazione e crescita e l’altro dà una priorità all’inflazione e poi alla crescita».

Non è una sfumatura da poco.

«C’è un’ampia letteratura che mostra che la Fed in questi anni non ha operato in modo molto diverso da quanto fatto dalla Bce: non ha mai creato inflazione oltre un certo livello per stimolare la crescita, l’inflazione è rimasta a livelli molto simili a quelli europei».

 LA REPUBBLICA del 18 luglio 2018-intervista a Bini Smaghi di GABRIELLA COLARUSSO

martedì 17 luglio 2018

PAOLO SAVONA:"Salvare l'Europa cambiando la BCE"... E' come credere a Babbo Natale...

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Le stesse cose Paolo Savona le ha dette ieri alla VERITA'.Ma come si fa credere alla storia di voler cambiare la BCE.Poi proprio l'Italia? Che è il aese con il debito pubblico più alto e piu facilmente ricattabile? Non scherziamo.Costi quel che costi,bisogna tornare alla propria moneta.Si perderanno milioni di posti di lavoro per colpa della robotica, bisogna dare un reddito ci cittadinanza a chi perderà il lavoro, e con l'euro si è incatenati,


Caro direttore, quando il dibattito si svolge in modo civile posso prendere parte anche non condividendo le tesi che vengono espresse. Mi riferisco al commento di Ferdinando Giugliano su Repubblica del 15 luglio. Sorvolo sulla tesi assurda che le mie proposte di rafforzare i poteri della Bce siano il modo per nascondere quelli che chiama “i fallimenti dell’esecutivo”, mentre mi soffermo sul perché delle mie richieste, ben note a Carli, firmatario del Trattato di Maastricht, e a Ciampi, autore dell’entrata dell’Italia nell’euro, con i quali all’epoca ho collaborato sia pure in modo dialettico. L’attuale Statuto della Bce è frutto di un compromesso volto soprattutto a convincere la Germania ad accettare l’euro, complemento indispensabile del mercato unico. Nonostante non fossi d’accordo su questo compromesso – e l’ho messo per iscritto immediatamente – posso comprendere i motivi per cui una nuova moneta, l’euro, si dovesse presentare sul mercato con il messaggio semplice ed efficace di avere un solo obiettivo, la stabilità del metro monetario (ossia niente inflazione), e un unico strumento, il finanziamento del credito privato. Che la preoccupazione fosse fondata lo dimostra anni dopo l’avvio dell’euro: nel giro di poco tempo il suo cambio estero con la moneta dominante, il dollaro, scese da 1,16 a 0,83. Una volta che il mercato internazionale si convinse che l’euro era una moneta stabile, cominciò il recupero di valore affermandosi come la seconda moneta mondiale. Le conseguenze negative della carenza di potere della Bce sul cambio si rivelarono quando la Cina mostrò un mutamento di atteggiamento politico nei confronti del dollaro e acquistò abbondanti quantità di euro da immettere a sua riserva ufficiale e il cambio euro/dollaro toccò 1,60. A questi valori, il danno per le imprese esportatrici i cui prodotti sono sensibili ai prezzi furono assai gravi, in particolare per le imprese italiane.
Per evitare che la crescita europea dipenda da forze esterne occorre dotare la Bce di poteri sul cambio. Questo motivo è stato chiarito nel documento di Governo e nella relazione presentata in Parlamento che spero Giugliano voglia considerare senza dietrologie.
Dopo la crisi finanziaria mondiale, un vero “cigno nero” à la Taleb, emersero anche le conseguenze dell’altrettanto grave lacuna dei poteri della Bce, quella di non avere la possibilità di effettuare interventi di mercato per contrastare la speculazione.
Draghi mostrò grande abilità nel varare l’Omt, più noto come QE (Quantitative Easing) europeo, sfruttando gli interessi dei Paesi che ne avrebbero beneficiato per rientrare dai loro crediti. Poiché nella media europea l’inflazione ha toccato il tetto fissato del 2% e in alcuni di essi lo ha superato, la politica monetaria deve rientrare nella “normalità”, ossia procedere secondo i poteri statutari a essa assegnati. Poiché in Grecia e in Italia, un po’ meno in Olanda, l’inflazione è ancora distante dal tetto, nasce il problema di come evitare gli effetti negativi di un rientro anticipato rispetto a sistemi economici proni all’inflazione. Per ripristinare in modo permanente l’ombrello contro la speculazione si deve assegnare alla Bce il compito di esercitare le funzioni di lender of last resort su singoli punti del sistema ove necessario.
Riassumendo, l’euro è la seconda moneta nelle transazioni globali reali e finanziarie, ma non può agire come la Fed americana e le altre principali banche centrali del mondo. È giunto il momento di affrontare il completamento dell’importante istituzione europea per garantire la sua piena operatività e il suo sostegno alla crescita secondo le regole sviluppate dalla teoria e sperimentate in pratica. Ho anche precisato che, se l’attacco al cambio dell’euro o ai debiti sovrani di un Paese-membro ha radici in squilibri reali, occorre operare simultaneamente per risolverli a parte attivando un apposito strumento europeo.
Questo compito non spetta in punta di teoria alla Bce e richiede uno o più strumenti di politica fiscale comune, l’altro problema da me sollevato nel programma di Governo.
Concludo: il Governo Conte, forte del sostegno della maggioranza parlamentare, desidera rafforzare la Bce perché lo ritiene necessario per l’Italia e per il futuro dell’Ue.
Sarò curioso di vedere chi rifiuterà il conferimento a essa di poteri più ampi. Il Governo chiede in particolare l’attivazione di strumenti per evitare che la speculazione si sostituisca dannosamente ai poteri europei innestando gravi crisi, come già accaduto.
Occorre infine che l’Unione Europea decida di intraprendere nuove e incisive politiche di bilancio a favore dei cittadini, in particolare dei più poveri, i perdenti della globalizzazione.
Tutto prima delle prossime elezioni europee. Ne va del suo futuro.

da LA REPUBBLICA del 17 luglio 2018

lunedì 16 luglio 2018

Dal 2007 ad oggi 1.400.000 disoccupati in più...

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Il lavoro che manca all'1.4 milioni di disoccupati in più rispetto al 2007 che sono il problema numero uno del Paese ha nome e cognome:è la somma dei 540.000 posti di lavoro distrutti negli ultimi 10 anni dalla crisi delle costruzioni, dei 350.000 cancellati da ristrutturazioni industriali e chiusura delle fabbriche,dei 170.000 eliminati dal blocco del turnover nelle pubbliche amministrazioni e dei 530.000 piccoli imprenditori,commercianti,artigiani,autonomi di varia natura ai quali la crisi,l'evoluzione della distribuzione e la fine dei contratti a progetto ha cambiato il destino.Se confrontiamo l'Italia del 2007,l'ultimo anno prima della crisi , e quella del 2017,scopriamo che il mondo del lavoro ha una mappa diversa, per certi versi più moderna e per altri ancora colpevolmente arcaica.
La prima eredità lasciata dalla crisi è l'aumento di persone che pur in età di lavoro non lo cercano o non lo trovano.La seconda,assai più sfaccettata,è nella struttura del mondo del lavoro,all'interno del quale i due passaggi più rilevanti sono la diminuzione dei lavoratori indipendenti e l'impoverimento di quelli dipendenti.
La discesa del numero dei lavoratori autonomi in realtà precede la crisi.Come ha documentato il sociologo del lavoro Emilio Reyneri ,il calo è cominciato nel 2004,ed è continuato anche nel 2017,quando la recessione era ormai alle spalle:i lavoratori autonomi erano 63 milioni nel 2004,poco meno di 6 milioni nel 2007, 5,3 milioni alla fine del 2017.Può essere un segno di modernizzazione dell'economia italiana,che aveva una quota troppo alta di microimprese e di lavoratori autonomi rispetto agli altri paesi industrializzati (25,4% contro il 14,5 della media europea),ora questa quota si è ridotta di tre punti al 22,4%,che resta comunque assai elevata.
In questi dieci anni il numero dei dipendenti a tempo pieno è diminuito di 400.000 unità mentre quello dei dipendenti a tempo parziale è aumentato di 1.200.000 fino a raggiungere un totale di 3,6 milioni di persone che hanno più tempo libero ma anche un reddito minore e che avranno una pensione piu bassa.Nei numeri delle assunzioni della pubblica amministrazione e delle banche in questi dieci anni si trovano buona parte delle cause della disoccupazione intellettuale,ovvero dei troppi laureati che non riescono a entrare nel mondo del lavoro.Nel 2008 la Pubblica Amministrazione ha assunto oltre 125.000 persone, in grandissima maggioranza laureati e diplomati,nei sette anni successivi la media è stato di 70.000:all'appello ne sono mancati 50.000 l'anno.

MARCO PANARE-Repubblica Affari & Finanza

domenica 15 luglio 2018

Gli Usa sono tra i maggiori responsabili della catastrofe ambientale

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Tra le cose principali della catastrofe ambientale è il riscaldamento globale di origine antropica, dovuto ai gas serra ed ad altri tipi di emissione.Ma questo è soltanto un aspetto della questione,esistono anche altre gravissime cause del fenomeno che in genere riassumiamo con il termine "inquinamento" e che di fatto consiste nella distruzione dell'ecosistema ,come l'erosione dei suoli e la diminuzione dei terreni agricoli a favore della produzione di biocarburanti,che ha conseguenze devastanti sulle scorte alimentari.Il problema non è soltanto ambientale:è umano.Anche la costruzione di dighe e la deforestazione amazzonica hanno ricadute ecologiche,come migliaia di altre cose.E la situazione non fa che peggiorare.Tra i maggiori responsabili ci sono gli Stati Uniti.Non che le altre nazioni siano particolarmente virtuose,ma fino a quando  il nostro paese trascinerà il resto del mondo verso il baratro,come sta facendo oggi, non si registreranno miglioramenti apprezzabili.Gli Usa dovrebbero essere i primi a farsi carico del problema e diventare promotori del cambiamento.E' ironico,perché nel nostro continente lo stato più impegnato nella tutela dell'ambiente è il più povero dell'America Latina:la Bolivia,che ha recentemente promulgato leggi che attribuiscono veri e propri diritti alla natura il merito va in larga parte alla maggioranza indigena,che tutela i diritti per tradizione e ha indotto il governo a riconoscerli in forma ufficiale.Gli snob occidentali potranno anche riderne,ma sarà la Bolivia a ridere per ultima.
Almeno loro stanno facendo qualcosa.A livello globale occupano una posizione di avanguardia,insieme alla comunità indigene dell'Ecuador. Invece il paese più ricco e più potente del continente, o forse del mondo intero,non solo resta con le mani in mano, ma addirittura peggiora le cose.Basti pensare che al momento il Congresso sta smantellando alcune delle leggi e istituzioni di tutela ambientale poste in essere dal nostro ultimo presidente liberal, Richard Nixon.Inoltre si registra un grande interesse per lo sfruttamento di nuove fonti di carburanti fossili, estratti con metodi rovinosi,come il fracking,la fratturazione idraulica, e le trivellazioni nei fondali marini profondi,che hanno conseguenze gravissime sulle risorse idriche e di altro tipo.Ogni volta che si tratta di distruggere l'ambiente,gli Stati Uniti sono sempre in prima fila.E questo equivale a una condanna a morte per l'umanità.Ma la cosa peggiore è che gran parte di queste pratiche viene portata avanti con leggerezza,nella convinzione che il problema non sussista e che sia giusto agire così.Un'argomentazione simile,per certi versi, a quella usata per le armi nucleari:si ritiene che siano una necessità difensiva,quando in realtà non è così.Tuttavia questa tesi,che ci porterà  alla catastrofe è sostenuta con forza e convinzione,e trova ampio consenso presso  l'opinione pubblica.
Per quanto riguarda l'ambiente,negli Usa è in atto anche una vasta campagna di propaganda,finanziata dalle grandi multinazionali che peraltro non fanno alcun mistero dei loro scopi.La camera di commercio e altre istituzioni stanno cercando di convincere i cittadini che il problema non ci riguarda e,anzi, non sia nemmeno reale.
Durante la campagna elettorale per le primarie del 2012 pressoché tutti i candidati repubblicani hanno negato il cambiamento climatico,soltanto uno di loro ne ha ammesso l'esistenza , Jon Huntsman,ma era talmente fuori dai giochi che è stato come se non avesse aperto bocca,Michele Bachmann,invece,ha detto qualcosa del tipo: "Bé,il cambiamento climatico potrebbe essere reale, ma se così fosse si tratterebbe della punizione divina per il riconoscimento del matrimonio gay".Quale che sia la sua posizione,il resto del mondo non può fare molto  fino a quando gli Stati Uniti si ostineranno a puntare i piedi.

NOAM CHOMSKY

venerdì 13 luglio 2018

Per i professionisti reddito in calo del 15%

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Dal  2007 ad oggi i redditi medi di avvocati,architetti,ingegneri, biologi e di tante altre categorie iscritte a un albo hanno fatto un brusco passo indietro.Il reddito medio dichiarato alla propria cassa di previdenza dagli avvocati è sceso dai 49.000 euro del 2007 ai 36.000 del 2014:mancano i dati del 2015-2016 ma il trend è stato lo stesso.I geometri sono passati da 22.000 euro del 2007 a 19.000 nel 2016.I ragionieri da 56.000 a 50.000.I biologi  da 23.000 a 16.500.Gli infermieri da 34.000 a 32.000,nonostante l'esplosione della richiesta di questa figura professionale in questi ultimi anni.I consulenti del lavoro sono scesi da 46.000 a 36.500.Architetti e ingegneri che si svolgono la libera professione sono stati fra i più colpiti,passando da una media annuale di 32.500 euro a 24.000.E' la prima volta nel dopoguerra che una crisi colpisce in maniera così significativa anche il mondo delle professioni.C'è naturalmente qualche eccezione:ad esempio i dottori commercialisti hanno visto crescere i loro redditi da 57.000 a 61.000 euro.I medici sono forse la categoria che ha avuto i maggiori benefici,con un reddito medio passato da 38.000 a 47.500 euro:la spiegazione è da trovare nel fatto che i ticket sulle visite sono saliti tanto da rendere spesso conveniente per i pazienti rivolgersi privatamente ai medici.Anche i veterinari,che insieme ai biologi sono un pò la Cenerentola fra gli iscritti agli albi.Con redditi medi estremamente bassi, hanno guadagnato qualcosa di più in questi anni,passando da 15.000 a 16.000 euro.

da LA REPUBBLICA AFFARI&FINANZA -Adriano Buonafede

giovedì 12 luglio 2018

Paolo Becchi legge i post di Barnard ma non li capisce

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Quando fa il blogger d'informazione, Paolo Barnard ha pochi rivali, azzecca sempre tutto e con anni di anticipo.Me lo ricordo 7 o 8 anni a Parma quando parlava della crisi  che non se ne sarebbe andata, molti del pubblico  gli dicevano che era troppo pessimista.Guardando come vanno le cose oggi, Barnard aveva ragione.Purtroppo come persona non ci andrei neanche a prendere un caffè,abbiamo due stili di vita ben differenti e non mi azzarderei mai di scrivere certi post, su donne e addirittura madre. E poi non mi piace il vittimismo.Su certe cose doveva pensarci prima.

Passiamo a Paolo Becchi. Qualche mese fa mi mando un tweet privato dicendomi:"mi raccomando non ritwittarlo, ti stanchi troppo". Se fino ad allora avevo ritwittato qualche suo tweet, da quel giorno neanche uno.Questo fa capire che il professor Paolo Becchi  ha una gran voglia di visibilità ,come l'altro professore di qualche anno più giovane:Diego Fusaro.
Su Twitter c'è un profilo di Paolo Barnard ma non si sa se è suo o no.Un giorno ha nominato Paolo Becchi parlandone bene e come per magia,  il professore genovese ha cominciato a pubblicare sulla sua pagina i post di Paolo Barnard.C'è un problema però: Becchi i post di Barnard non li capisce.
Sta  esaltando il governo gialloverde, sostiene che è davvero sovranista, che sta facendo la voce grossa in Europa prendendo sempre e solo come argomento l'immigrazione.Ma Barnard ha fatto capire, giustamente, che cercare restare in Europa e cercare di cambiarla non serve a nulla e ti schiaccerebbero come formiche.Ma questa parrocchietta non ne vuole sapere, sono solo dei provinciali gialloverdi.

da www.paolobarnard.info

1) Primo sbarramento di fuoco della UE dei Mercati.
Le regole della Commissione UE di Bruxelles, della BCE, dei Trattati UE, sono tutte sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali, ma di rado sono nell’interesse pubblico poiché, come anche da me dimostrato in inchieste, vengono redatte nella maggioranza dei casi da lobby industriali e finanziarie presso la compiacente Commissione (il Parlamento UE ha poteri limitati). Un’Italia che volesse contestarne alcune nel suo interesse unico (e non come il Regolamento di Dublino che era inviso a quasi tutti ormai), si troverà davanti a un muro furente, perché il blocco forte in Europa esclude in via categorica che un Paese membro possa “minare gli standard europei” mostrandosi al mondo come ‘isola felice’ dentro la UE. In altre parole: uno degli aspetti più infami di come fu pensata questa Unione è che si vuole proibire a qualunque capo di governo di perseguire una via che finisca per dimostrare al mondo quanto pro-elite e illiberali sono tutti gli altri – questo è il vero significato di “minare gli standard europei”. Una vera galera.
Sapete cosa significa ciò? Significa che se mai il presente governo volesse davvero mettere in discussione regolamenti o linee guida europee per noi cruciali come l’età pensionabile e durata contributiva, la pesca e agricoltura, i prodotti tipici, i salari minimi, la tassazione del capitale o corporate, la concorrenza, i social networks, gli standard delle prestazioni sanitarie, i regolamenti dei salvataggi bancari, e altri, si troverebbe davanti esattamente lo stesso sbarramento di fuoco ad ‘alzo zero’ con cui Bruxelles sta quasi demolendo la Gran Bretagna. Le conseguenze finanziarie delle tensioni politiche che ne risulterebbero ad ogni singolo episodio sarebbero per il nostro Ministero del Tesoro forse letali (sotto i dettagli). Domanda: questo governo ha i mezzi per far meglio di Londra contro l’UE?
2) Secondo sbarramento di fuoco della UE dei Mercati.
La seconda micidiale spada di Damocle che abbiamo sulla testa se disobbediamo a Bruxelles si chiama QT della BCE. Significa Quantitative Tightening, che è l’esatto opposto del QE, il Quantitative Easing, con cui la Banca Centrale Europea ha dal 2015 acquistato colossali quantità di titoli di stato dell’Eurozona, quindi anche italiani, per artificiosamente mantenerne alti i valori, bassi gli interessi, e per immettere liquidità in un continente che, paradosso dei paradossi, è strangolato dalle Austerità che la stessa BCE invocò. Il QT è quindi l’annuncio, che Draghi ha già fatto, per cui non ci comprerà più i nostri titoli di stato, ma a quel punto per l’Italia sarà panico. Dovete sapere che la realtà dei governi tecnici da Monti in poi fu che lo spread sui nostri titoli decennali rimase con loro comunque altissimo, fra i 500 bps e i 350, prova che Monti e Fornero non servivano a riguadagnarci la fiducia dei Mercati che infatti non arrivò mai, ma solo a distruggere pensioni e Stato Sociale a favore dei soliti noti. Spread alto è sintomo che i Mercati comprano pochi titoli italiani e corrono a comprare quelli tedeschi. Con degli spread così alle stelle se non fosse stato per il QE di Draghi che da allora ci ha comprato vagonate di titoli, noi oggi saremmo molto vicini alla Grecia. In altre parole: siamo ancora il Paese più o meno normale che oggi tutti vedete solo perché la BCE ha tenuto immense sacche di sangue attaccate al nostro Ministero del Tesoro acquistandoci i titoli, ma quando col QT le staccherà che ci succede?
Succede che Roma dovrà finanziarsi minuto dopo minuto sui Mercati emettendo titoli con interessi già in partenza più alti, che quindi gli costeranno molto di più, ma soprattutto succede questo: con Roma a quel punto del tutto sola e appesa alla ‘rianimazione’ dei Mercati per ottenere i fondi anche solo per pagare i farmaci salvavita o i cancellini delle scuole, i baldi Salvini, Borghi, Bagnai non potranno proprio permettersi di fare la voce grossa con Bruxelles su qualsiasi cosa, in particolare sul meno-euro. Questo perché ogni smorfia di disapprovazione di Bruxelles significa in automatico l’ansia dei Mercati e il rischio che non finanzino l’Italia a sufficienza, ovvero Roma che annaspa per finanziarsi su qualsiasi asta di titoli e senza più le immense trasfusioni del QE di super-Mario a salvarla. Saremo devastati, e non si scherza. Come ho già scritto su Twitter, solo il pasticcio del 27 maggio sulla nomina di Savona è costato all’Italia 66 miliardi di ricchezza perduta in poche ore per il panico dei Mercati (sell off! sell off!), con un’asta di titoli a 6 mesi che non trovava nessun compratore e il Tesoro ha dovuto pagare gli interessi più alti da 5 anni per scovarne qualcuno. Non si scherza con ste cose, perché il rischio è che poi l’intera Italia perda credibilità agli occhi dei Mercati che ci finanziano, infatti in quelle ore Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners a Milano rilasciò alla Reuters questa drammatica dichiarazione: “Stiamo scontando una totale perdita di fiducia nelle prospettive per le finanze pubbliche italiane”.
Immaginate quindi cosa arriverà addosso al buon Di Maio se osa annunciare sforamenti del Fiscal Compact (il micidiale pareggio di bilancio che soffoca la nostra spesa pubblica) o se osa annunciare sussidi per auto elettriche; o se Salvini si permetterà di disobbedire sull’Unione Bancaria e ai salvataggi delle banche. Ripeto: ci possono chiudere i rubinetti del finanziamento di sopravvivenza del Paese stesso, in poche ore, e col QT già annunciato non avremo più salvagenti della BCE. Domanda: questo governo mentre disubbidisce alla UE ha i mezzi per difenderci da eventi così sistemici?

mercoledì 11 luglio 2018

Macchine intelligenti e miseria di lungo termine


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Pochi ne dubitano.In un paper del 2011 dal titolo MACCHINE INTELLIGENTI E MISERIA DI LUNGO TERMINE gli economisti Jeffrey Sachs, tra le altre cose consulente di Papa Francesco per l'enciclica sul clima, e Laurance Kotlikoff spiegano la transizione.La tecnologia ha sempre modificato l'organizzazione del lavoro,ma se nel passaggio dalla carrozza all'auto c'era sempre qualcuno alla guida,nelle driverless car che Google sta testando non si vedono più mani sul volante.Bye bye tassisti e camionisti.Scrivono:"Abbiamo ridicolizzato i lobbisti con l'argomento che il salario medio cresceva in linea con la produttività media.Ma forse avevano ragione se si circoscrive la loro previsione al lavoro non qualificato".Quello tipico dei giovani,ora assorbito dalle macchine.Sostituzione che deprime i salari,riducendo la capacità di investire sulla formazione.Con il risultato che i  loro figli staranno ancora peggio.Se è pessimismo,non soffre di solitudine.Sentire il Nobel Paul Krugman sul "New York Times:" i robot significano che il costo del lavoro non importa granché e la manifattura può tornare nei paesi avanzati però non è una buona notizia per i lavoratori"