Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 20 febbraio 2012

In carcere nel periodo di Mani Pulite (1 parte)

 


61604175_9297299_123565492.jpg


 


Ancora il periodo di Mani pulite ,però prometto che è l'ultima volta che ne parlo, dalla settimana passerò al momento drammatico dell'Italia e del mondo.
Il Pool facendo rinchiudere in carcere certi importanti imprenditori e politici ,ha cercato di imitare quello che succede in altri paesi dovesono una cosa abbastanza normale, in questo paese catto-comunista però non siamo abituati , non conosciamo la parola "obiettività" e in galera ci deve finire sempre il nostro avversario politico perchè in caso contrario è un complotto.
Io lo dico da tanto tempo,  il nostro non è un paese credibile perchè ci sono troppe divisioni, troppo odio tra nord e sud e finchè non arriveremo a sostituire gli esseri umani con dei computer, non c'è da metterci la mani sul fuoco per nulla, e questo non lo dico io ma i fatti, tante persone finite dentro innocenti ,anche personaggi famosi.
Io sono uno di quelli che sono d'accordo con coloro che non si dimettono quando vengono rinviati a giudizio, perchè non mi fido molto della magistratura italiana, a differenza di altri paesi dove i criteri di scelta sono diversi e danno piu garanzie.Escludo però gli organi internazionali.
Su Tangentopoli si possono dire un sacco di cose: secondo me su alcuni punti di vista hanno fatto un buon lavoro, negli anni successivi hanno fatto di tutto per inquinare la giustizia con leggi assurde.Quello che però trovo strano è che non si analizzano tutte le ipotesi, appena parli di Britannia , tutti zitti, e addirittura volano denunce.Ripeto ancora le domande che fa MARIO DI DOMENICO nel suo libro COLPO ALLO STATO:


1) C'era forse un intento occulto internazionale dietro l'improvviso scoppio di Tangentopoli?


2) Come mai tutto scoppia nel 1992,poco prima delle stragi di Falcone e Borsellino,cioè 10 giorni dopo la firma del Trattato di Maastricht dei 12 paesi membri della futura Ue e dell'Euro?


3) Come mai i Pm che prima non sentivano e non vedevano il grado della malversazione raggiunta nel campo del finanziamento illecito dei partita politici, oppure venivano zittiti dai loro capi,da quel momento in poi possono procedere?


da Eutanasia di un potere -Marco Damilano (Editori Laterza)


Don Salvatore  ancora oggi lo conserva nella cassaforte della sua casa di Milano.Come una reliquia.Il pezzo pregiato della sua collezione.Unico,irriproducibile.Un Rolex che gli fu consegnato la sera del 16 luglio 1992,il giorno del suo arrivo a San Vittore, su ordine di cattura firmato da Antonio Di Pietro.Al momento dell'arresto Salvatore Ligresti,classe 1932,era uno degli uomini piu ricchi e potenti d'Italia,introdotto in quasi tutti i consigli di amministrazione che contano,da Mediobanca a Pirelli.E quando c'è un ospite con cui ha confidenza ama rievocare quel momento.Fa sempre lo stesso numero,apre la cassaforte,estrae l'orologio con siciliana teatralità e racconta: "Di Pietro mi guardava:"Scommetto che lei parlerà".Io,però,mi stavo zitto.Allora lui si sfilò il suo rolex dal polso:"Guardi,glielo lascio.Lo porti con sè in carcere.Scommetto che lei parlerà?".A questo punto, immancabilmente,don Salvatore fa una pausa.Fa girare l'orologio tra i suoi interlocutori.E conclude,trionfante:"Il Rolex di Di Pietro ce l'ho ancora con me.E guardatelo bene da vicino:è falso!".
Quel che Ligresti  non ha mai piacere di rievocare è la prima notte in cella.Le proteste.Le urla.La richiesta di stare solo.E il compagno che si offre di rifargli il letto."Sa,l'ultima volta che mi sono rifatto il letto è stato quando facevo il militare.E sono passati molti anni...Ormai non sono piu capace", ringrazia Ligresti,nel racconto del suo avvocato Ennio Amodio.Uscirà il 25 novembre,dopo oltre quattro mesi di carcere.E dopo aver confessato.
Li trascinano in catene,in schiavettoni,davanti alle telecamere,come animali al mattatoio.Erano potenti,temuti, in pochi istanti diventano un numero da affidare alle guardie penitenziarie,le telecamere che ne costellavano l'ascesa e solleticavano  la vanità si trasformano in strumenti di tortura.E anche i piu abituati a comandare e a divorare,i piu abili, i piu furbi,quelli che assomigliano a faine,reagiscono in modo insensato.Il presidente dell'Iri,il cattolicissimo Franco Nobili,sulla blindata che lo trascina via prova a coprirsi il volto con i fogli del mandato di cattura,l'effetto davanti ai flash dei fotografi è devastante,peggio di un assassino.Il direttore finanziario della Fiat Francesco Paolo Mattioli,il contrario dell'individuo socialmente pericoloso,esce dal carcere con due valigie e una busta di cartone,arranca chiuso nel cappotto,si arrende trafitto dagli scatti.In galera si entra,si esce,si rientra.Sempre con lo stesso dolore in gola.
Lo sporco,la promiscuità con un'umanità sconosciuta.Il cesso alla turca,il sangue alle pareti.La solitudine,la paura.I topi."I topi,presenti in massima compagine,sfilano al di là di un finestrino", ne ufficializza l'esistenza l'avvocato dell'amministratore delegato della Toro Antonio Mosconi,sbattuto con altri tre detenuti su materassi stesi per terra.Per i dannati di Tangentopoli è il primo girone infernale.Lo sprofondamento nell'abisso.L'inoltrarsi in una terra desolata e disabilitata,il mondo di dentro al posto degli onori,degli orpelli del mondo di fuori.L'ultimo gradino da scendere per espiare le colpe commesse.L'Arcipelago Carcere.

Nessun commento:

Posta un commento