Anglotedesco

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martedì 17 aprile 2012

L'Europa in bilico.Di Nouriel Roubini (1 parte)

la crisi non è finita nouriel roubini stephen mihm


 


Domenica sera ho sentito il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli ad IN ONDA,il programma su la 7 condotto dalla coppia Nicola Porro-Luca Telese, che si lamentava della Banca Centrale Europea (BCE) e dell'Euro, che non sono enti benefici e che quando ti prestano qualcosa mica te lo regalano ecc ecc.Trovo strano perchè il suo giornale difficilmente attacca chi ci ha fatto entrare in Europa e stare alla dittatura della Germania.A Berlino si cerca sopratutto di spaventare il sud Europa, per far capire a modo loro la gravità della crisi ,far rispettare tagli e manovre lacrime e sangue.


L'Europa dei debiti sovrani è paragonabile al mercato statunitense dei subprime, solo che gli stati indebitati prendono il posto dei singoli individui.Ma c'è una differenza che purtroppo è a svantaggio del nostro continente, è che non c'è una costituzione, e non c'è una banca centrale.C'è la Bce che si rivolge ai mercati privati,emettendo liquidità su richiesta di quelle banche vigliacche che prima hanno creato debito pubblico e poi ci speculano sopra. E' preoccupante che si parli solo della crisi in Europa e poco di quello che succede negli Usa.La crisi dei mutui subprime non si ferma e la povertà nel paese di Obama ha toccato la  cifra di 46 milioni di persone.


C'è stato un capovolgimento di situazione tra lo stato e il mercato finanziario, lo stato è andato sotto e la ricchezza sopra ,ormai è il mercato a farla da padrona e la politica si è dovuta inchinare.Una volta erano i politici che decidevano per tutti noi,anche se potrebbero fare di piu dal punto di vista delle regole di carattere sociale, ma con la globalizzazione finanza speculativa e multinazionali non le ferma nessuno.I politici però potrebbero fare dell'altro come tagliare,evitare di sprecare soldi inutili come le spese militari e i giochi d'azzardo (80 miliardi record negativo) e fare politiche serie e decise perchè volendo potremmo recuperare 200-250 miliardi di economia illecita l'anno.


da LA CRISI NON E' FINITA-Nouriel Roubini e Stephen Mihm (Serie Bianca Feltrinelli)


Per quanto negativa sia la situazione statunitense,le prospettive a medio termine dell'area dell'euro e del Giappone potrebbero rivelarsi altrettanto fosche,se non addirittura peggiori.In entrambe le regioni,per molti motivi, si osserverà una ripresa a U.
In primo luogo,il tasso di crescita potenziale dell'Eurozona e del Giappone (circa il 2%) è inferiore a quello statunitense.In secondo luogo, per questi paesi è piu arduo adoperare la politica fiscale per contrastare gli effetti della crisi:anche prima del 2007 presentavano ampi disavanzi di bilancio ed elevati rapporti debito/Pil (in molti casi prossimi o superiori al 100%).In terzo luogo, questi paesi dovranno affrontare,nel breve e nel lungo periodo,le gravi difficoltà poste dalla scarsa crescita della produttività e da popolazioni in via di invecchiamento.Nessuno di questi problemi ammette facili soluzioni.
Inoltre, i paesi dell'area dell'euro che vanno sotto il nome di Pigs: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna ,versano in gravi difficoltà:in anni recenti hanno subito un'esplosione del debito pubblico e un declino della competitività,per un complesso insieme di ragioni.L'adozione dell'euro ha permesso loro di indebitarsi e consumare di piu di quanto non avrebbero fatto altrimenti;il boom del credito che ne è conseguito ha sostenuto i consumi ma provocando un aumento dei salari,che ha reso le loro esportazioni meno competitive.Al tempo stesso, l'eccessiva burocrazia e altri impedimenti strutturali hanno scoraggiato gli investimenti nei settori ad alto valore aggiunto, sebbene le retribuzioni in questi paesi fossero inferiori alla media dell'Unione europea.
La combinazione dannosa di ampi disavanzi correnti e deficit fiscali ha lasciato i paesi Pigs fortemente indebitati nei confronti delle banche di tutta Europa.L'alto grado di indebitamento li rende una potenziale fonte di contagio finanziario.Ancora peggio, il pronunciato apprezzamento dell'euro nel 2008-2009 ha aggravato la perdita di competitività,rendendoli ancora piu vulnerabili al rischio di inadempienza,con conseguenze che potrebbero ripercuotersi negativamente sui paesi piu ricchi e piu solidi dell'Unione europea.
La combinazione dannosa di ampi disavanzi correnti e deficit fiscali ha lasciato i paesi Pigs fortemente indebitati nei confronti delle banche di tutta Europa.L'alto grado di indebitamento li rende una potenziale fonte di contagio finanziario.Ancora peggio, il pronunciato apprezzamento dell'euro nel 2008-2009 ha aggravato la perdita di competitività,rendendoli ancora piu vulnerabili al rischio di inadempienza ,con conseguenza che potrebbero ripercuotersi negativamente sui paesi piu ricchi e piu soldi dell'Unione europea.
Nulla di tutto questo sarebbe dovuto accadere.L'Unione economica e monetaria europea era stata pensata per dare all'Europa stabilità e unità;gli stati membri avrebbero ceduto il controllo della politica monetaria alla Banca centrale europea,aderendo al Patto di stabilità e crescita,che poneva chiari limiti alle dimensioni dei disavanzi fiscali.In teoria l'adesione all'Ue dovuto costringere i paesi membri a intraprendere riforme strutturali a favorire una convergenza delle condizioni economiche tra gli stati aderenti.Invece è accaduto l'opposto.La Germania e pochi altri paesi hanno speso un decennio a ridurre gli squilibri fiscali e a migliorare la competitività attraverso le ristruzzurazioni aziendali; al contrario ,in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo gli squilibri fiscali sono rimasti elevati e i costi del lavoro sono cresciuti piu rapidamente della produttività.Di conseguenza,oggi esistono due Europe invece di una.
Questa divergenza è stata aggravata da altri fattori.La mobilità del lavoro all'interno dell'Ue rimane moderata,poichè le differenze linguistiche e culturali ostacolano la migrazione.Di conseguenza,un aumento della disoccupazione alla periferia dell'Unione non induce i lavoratori a migrare verso regioni piu prospere quanto potrebbero;perciò i mercati del lavoro europei sono molto meno flessibili di quelli statunitensi.Altrettanto preoccupante è il fatto che gli stati membri dell'Ue non condividono l'onere fiscale del governo,come accade invece negli Stati Uniti.Il fatto che la politica fiscale rimanga nelle mani dei singoli paesi limita la misura in cui le nazioni possono aiutarsi a vicenda.
Se queste divergenze economiche dovessero persistere e aggravarsi ,l'Unione economica e monetaria europea potrebbe disgregarsi.Per esempio, supponiamo che la Grecia faccia ricorso all'ingegneria finanziaria e a raggiri fiscali per cercare di risolvere i suoi problemi.


 

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