Anglotedesco

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giovedì 17 maggio 2012

Anche con la Lira non erano tutte rose e fiori...





Quante volte quand'ero un giovanotto poco piu che maggiorenne (1994) ho sentito dirmi dai miei genitori e dai loro amici:"Avrei voluto avere quand'ero giovane (parliamo di anni 70') i soldi che hai in tasca tu", strano perchè a sentire qualcuno, che del mondo operaio sa poco, quelli erano anni d'oro.


Anch'io sono un antieuropeista, l'Euro è stata voluta dalla Germania per sentirsi imbattibile e minaccia chiunque cerchi di distruggere il giocattolo; dire però che con la lira si stava molto meglio è esagerato, diciamo che si stava meno peggio.

Ogni tanto leggo i commenti nei vari gruppi dove sono iscritto e vedo che qualcuno parla senza essersi mai informato ,senza andarsi a rileggere i dati di quegli anni.

Nel periodo dove con la lira potevamo comprare tutta l'occupazione che volevamo , creare occupazione, istruzione migliori,scuole migliori ecc ecc ,avevamo il tasso di analfabetismo al 6,1%, peggio dell'allora Cecoslovacchia (1,5%), Polonia (2,2%),Romania (0,1%),Ungheria (1,8%).Per non parlare della disoccupazione toccando il 12-13%.

Puoi stampare moneta fin che vuoi che avremo sempre due italie diverse e record negativi, mi dispiace che qualcuno faccia migliaia di Km per anbdare ad ascoltare gente malata di protagonismo.



NELL'EURO NON DOVEVAMO MAI ENTRARCI E BISOGNA PRENDERSELA CON ROMANO PRODI,MARIO DRAGHI, CIAMPI ECC ECC. MA USCIRE DALL'EURO ADESSO VORREBBE DIRE...


Avremmo una lira iper svalutata,3-5 anni di grande inflazione (piu o meno il 20% come nel 92') e un elevatissimo tasso di disoccupazione.Non possiamo sperare di fare come l'Argentina o alla Russia dove si sono visti ottimi risultati perchè loro sono forti esportatori di materie prime energetiche mentre i paesi cosidetti "Pigs" ,no.

Intanto leggete sotto, sembra di sentire le stesse cose di oggi.



da ENCICLOPEDIE RIZZOLI-Annuario 1983-Avvenimenti 1982

Anche nell'economia l'anno si chiude lasciando in eredità pesanti interrogativi:dieci milioni di lavoratori,praticamente la metà dei lavoratori dipendenti, non hanno potuto rinnovare i contratti;il deficit della spesa pubblica (oltre 70.000 miliardi) ha ampiamente sfondato il tetto di 50.000 miliardi fissato dal governo nel 1981;i disoccupati rappresentano piu del 10% degli italiani in età di lavoro;i bilanci delle imprese pubbliche presentano spaventosi passivi (si parla di 50.000 miliardi);la maggioranza delle imprese private non ha risorse per autofinanziarsi ma stenta pure ad ottenere fidi dalle banche a tassi equi, a causa della concorrenza esercitata dal tesoro,che attraverso i "buoni" e i "certificati di credito" rastrella gran parte del risparmio degli italiani.

Tra gli esperti si diffonde la convinzione che occorrono misure severe:per contenere l'aumento del costo del lavoro per unità di prodotto,e sopratutto per sfondare drasticamente la spesa pubblica dalle voci improduttive e dagli sprechi.Questi ultimi dipendono a volte dell'inefficienza degli apparati pubblici, anche di quelli di piu recente costituzione.Si calcola,per esempio, che quasi 500 miliardi all'anno sono indebitamente corrisposti a molti medici dalle unità sanitarie locali a causa dei ritardi con i quali vengono aggiornati gli elenchi dei pazienti,depennando dai medesimi i nomi dei defunti.

Ma se ridurre gli sprechi è difficile, non lo è di meno adottare una rigorosa politica della spesa.I partiti e le forze sociali concordano con gli obiettivi indicati dagli esperti,ma divergono sugli strumenti piu opportuni per conseguirli.L'opposizione comunista chiede una politica di maggior giustizia fiscale,la difesa dei redditi piu bassi e una piu decisa azione a sostegno degli investimenti produttivi.

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