Anglotedesco

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martedì 15 maggio 2012

La prepotenza delle aziende agricole americane ad Haiti



Come in tanti paesi sparsi per il mondo, anche ad Haiti la prepotenza dell'impero americano ha sempre fatto danni e ridotto alla schiavitù tanti haitiani.In uno dei suoi tanti libri interessanti, ce lo spiega il grande professore Noam Chomsky,il migliore di tutti.Prima di pubblicare (oggi e domani) dei pezzi del libro vorrei ricordare che, prima del terremoto del 12 gennaio 2010, il governo Usa di Bush, poi anche con Obama, aveva progettato di demolire ed espropriare le abitazioni di centinaia di cittadini haitiani nella bidonville di Citè Soleil per allargare la base militare della forza d'occupazione dell'Onu.La ditta appaltatrice del governo DynCorp,braccio quasi ufficiale del Pentagono e della CIA,è responsabile della base.L'avvocato Evel Fanfan,presidente dell'Association of University Graduates Motivated for a Haiti with Rights,afferma che circa 155 edifici saranno rasi al suolo mentre l'espansione della base procederà.Questo fu deciso dal governo Bush ma anche Obama non si ferma, già nel 2009 furono abolite 80 abitazioni.




Il 23 giugno del 2008, alcuni gruppi di attivisti diffusero un rapporto che rivelava come il governo Bush (ora quello di Obama) bloccò degli aiuti importanti per Haiti al fine di immischiarsi nelle questioni politiche della nazione. Ricordiamoci che oltre ad essere uno degli stati piu poveri del mondo,Haiti ha anche l'acqua peggiore del mondo,e si trova all'ultimo posto nell'indice sulla povertà d'acqua.



da AMERICA,NO WE CAN'T-Noam Chomsky (Alegre)

Nel 1994 Clinton decise che evidentemente la popolazione era stata sufficientemente intimidita e che Aristide era stato "civilizzato" dai consiglieri americani,così inviò le forze statunitensi a riportare in carica il presidente eletto ancora per alcuni mesi.Ma a dure condizioni:che accettasse un rigoroso regime neoliberista,assai simile al programma del candidato appoggiato dagli Stati Uniti, che aveva sconfitto pesantemente nelle elezioni del 1990 (e che era statomesso in carica dalla giunta e dai suoi sostenitori ricchi nel 1992).Gli sforzi di Aristide per sciogliere l'esercito,nemico accanito degli haitiani fin dalla sua istituzione,andarono a vuoto.Fu anche impedito ad Haiti di provvedere alla tutela dell'economia.i coltivatori di riso haitiani erano produttivo,ma non potevano competere con le aziende agricole americane,che invece potevano contare su massicci sussidi governativi,grazie sopratutto a Reagan,incensato come il gran sacerdote del libero scambio,a dispetto del suo record in fatto di protezionismo estremo e di intervento dello stato.Altre piccole imprese furono distrutte dalla politica di dumping degli Stati uniti,che Haiti non era in grado di contrastare alle condizioni di razionalità economica a cui era sottoposta.

Non c'è niente di sorprendente in quello che seguì.Un rapporto Usaid del 1995 rilevò:"lo scambio orientato sulle esportazioni e la politica degli investimenti (che Washington ordinava) schiaccerà completamente i produttori di riso locali",accelerando la fuga verso le periferie povere;questa fatto ha avuto il suo orribile epilogo nella catastrofe causata dal terremoto del gennaio 2010-una catastrofe di classe,come molte altre, che ha colpito prima di tutto i poveri,resi particolarmente vulnerabili dalle miserevoli condizioni di vita (i ricchi,invece, l'hanno facilmente evitata).Nel frattempo le politiche neoliberiste smantellavano quello che era rimasto della sovranità economica di Haiti e conducevano il paese verso il caos,accelerato cinicamente dal blocco di Bush II di quasi tutti gli aiuti internazionali,il che garantiva disordine,violenza e sofferenze ancora maggiori.Poi ci fu il ritorno dei due tradizionali torturatori di Haiti, la Francia e gli Stati uniti,che rovesciarono il governo nel 2004,rapirono il presidente eletto (sotto forma di "soccorso") e lo deportarono in Africa Centrale; da allora gli Stati Uniti hanno cercato di bandire Aristide non solo da Haiti,ma da tutto l'emisfero.E da allora Haiti ha perso la capacità di autosufficienza alimentare,rimanendo così altamente vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi dei prodotti alimentari.

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