Anglotedesco

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venerdì 18 maggio 2012

M.LE PEN:difendevo gli immigrati e nel FN si levò qualche voce di rammarico...



Ho letto il suo bel libro ma non è che Marine Le Pen la segua piu di tanto.Ho pubblicato un pezzo dove fa dei discorsi molto umani nei confronti degli immigrati perchè nel suo lavoro di avvocato ne ha difesi tanti.Domanda:c'è da crederci a quello che scrive nel suo libro? In Italia di discorsi così dall'estrema destra non se ne sentono.

Interessante il modo in cui la leader del Front National francese descrive le condizioni penose delle galere francesi, uguali a quelle italiane e ogni tanto bisognerebbe guardare anche in altri paesi perchè anche li le cose non vanno molto meglio.La nostra italietta comunque resta sempre una patria di furbetti, imbattibile nell'evasione fiscale e nell'ipocrisia.


da CONTROCORRENTE-Marine Le Pen (I libri del Borghese)

Ho avuto il privilegio,poi, grazie alla squadra della 12esima sezione, di sinistra a grande maggioranza e devo ammetterlo,simpatica a grande maggioranza, di visitare il carcere provvisorio.Gli avvocati e a maggior ragione gli stagisti, non possono,e solo in pochi hanno avuto questa fortuna,se così posso dire.Quello che ho visto li mi ha rivoltato e mi rivolta ancora.

La "trappola per topi",come la chiamano al Palazzo di Giustizia,merita questo nome. E' una cosa immonda.Sporca, nera, brutta, degradata, una fila di segrete, non c'è un altro termine,nerastre, dove si ammassano i sospetti di ogni tipo di reato, dai delitti meno gravi ai crimini piu pazzeschi,senza nessuna distinzione.E' un incubo per chi ci casca,ma anche per chi ci lavora,condannati a luoghi sporchi e tetri.

Non ho una compassione particolare per i delinquenti e i criminali.Ne ho di piu e piu spontaneamente per le vittime;ma la privazione della libertà è una pena in sè,molto piu dura di quello che si pensi.Si può, si deve privare della libertà un uomo o una donna che infrangono le leggi della nostra società,ma bisogna condannarlo solo alla privazione della libertà.Non condannarlo a vivere con altri,stipati in sei in celle per due o per quattro,non imponendogli maltrattamenti,come l'assenza di igiene e di intimità,che la sovrapopolazione carceraria causa:non condannarlo alla paura,alla violenza carnale,alle botte, al racket.E' questione d'onore.

I governi, rifiutando di guardare in faccia la realtà,negando l'esplosione di violenza e criminalità nel nostro paese da piu di venti anni,non hanno ancora adottato le misure necessarie.Non hanno costruito altre carceri,hanno rifiutato di dare ascolto alle richieste di soccorso del personale penitenziario.questi organici,sottodimensionati in permanenza,debbono a prezzo della loro sicurezza,gestire degli effettivi pletorici in condizioni disonorevoli per il nostro paese.

Una volta ancora,perchè i nostri governanti sono incapaci di prevedere? Perchè sono così pronti a dar lezioni di "diritti umani" al mondo intero, chiudendo gli occhi su scandali cosi evidenti? Perchè la pagliuzza è cosi visibile e la trave tanto discreta?


IL LAVORO DI AVVOCATO

E'un lavoro estenuante.Talvolta bisogna difendere fino a venti accusati e si finisce spesso a notte molto tarda.E' una scuola severa di diritto, una scuola sulla natura umana, una scuola di resistenza.E a essere giudicati, con qualche rara eccezione,sono quasi sempre solo immigrati irregolari.

Da parte mia non vedevo nessuna contraddizione rispetto alle mie idee.Pensavo,e penso sempre,che se l'immigrazione va combattuta per le sue conseguenze,in termini di identità nazionale e per gli effetti che produce sul piano economico e sociale,gli immigrati, come esseri umani,vanno trattati correttamente e hanno come tutti, il diritto ad avere un avvocato per difenderli.

Dopo tutto,ancora una volta,i responsabili erano i politici che li avevano fatti venire o che li mantenevano sul territorio nazionale per lassismo.

Difendevo dunque per dovere,per principio,con onestà e credo che sia i giudici che i colleghi presenti alle udienze,fossero d'accordo nel dire che non si poteva rimproverarmi nessuna infrazione al giuramento.

Nonostante ciò,il presidente dell'Ordine ricevette una delegazione di giovani avvocati che gli chiesero di vietarmi di difendere alla 23esima sezione, quella delle comparizioni immediate, perchè sostenevano che era "vergognoso che la figlia di Le Pen difendesse degli immigrati".

Senza dubbio si trattava degli stessi che, quando arrivavo alla buvette del Palazzo, si alzavano con il loro piatto per sedersi piu lontano,probabilmente per paura di venir contagiati da non so quale malattia virale.

Il presidente dell'Ordine per quanto ne so,li spedì molto fraternamente a quel paese.

Dopo uno di questi processi nei quali difendevo gli immigrati anche dentro il FN si levò qualche voce di rammarico,come se il mio lavoro fosse un'infrazione "all'otodossia del partito"...

Non soltanto mio padre non me lo rinfacciò mai,ma si rallegrò con me per aver saputo distinguere fra la battaglia che si può fare contro una politica idiota e la difesa legittima alla quale ha diritto ogni individuo,chiunque egli sia.Mi sarebbe piaciuto che anche lui fosse difeso da alcuni miei validi amici e colleghi,ma la pressione esterna li spingeva spesso al diniego.

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