Anglotedesco

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giovedì 10 maggio 2012

Per uscire da mani pulite, s'è dovuto pagare (2 parte)



Non è detto che se pubblico questo ,stia dalla parte di Mario Di Domenico,io leggo con attenzione le versioni di tutti , ho letto questa parte di libro e, come in quello di Giovanni spinosa sulla Banda della Uno Bianca, ho riflettuto e mi son chiesto:e se avesse ragione Di Domenico? Quello che trovo strano è che un quotidiano come Il Fatto e i suoi giornalisti,non abbiano preso sul serio un giudice come Ferdinando Imposimato che con Pisauro e Provvisionato ha scritto un libro dal titolo "CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA'" e come scrive Di Domenico, i rapporti fra gli inquisiti da Di Pietro e il giudice stesso, l'effetto della contiguità fu di gran lunga piu grave della semplice imprudenza dei prestiti personali a babbo morto donazioni finalizzate alla corruzione,senza interessi e senza condizioni,di auto a prezzo simbolico,case a buon mercato e poi telefonini,vestiti, alberghi aerei.Tutte cose lesive del senso etico e morale dello;atte a legittimare qualsiasi amichevole possibilità per l'uno d'interferire con l'autorità dell'altro.




Mi piacerebbe girare queste considerazioni ad esperti di MANI PULITE come Marco Travaglio, Gianni Barbacetto ,Peter Gomez o Di Pietro stesso.

da COLPO ALLO STATO-Mario Di Domenico (Edizioni SI)
 
Ma in altra conversazione intercettata del Chicchi si afferma qualcosa che va oltre giuridiche e professionali:"Per uscire da Mani pulite s'è pagato.A me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato".Occorre altro al mal esempio?


E' ancora il Chicchi che chiarisce il clima di quei giorni con le buone regole della grammatica:"Noi tutti viviamo di ricatti".Una cosa è certa,non è stata la parcella dell'Avvocato Lucibello a stimolarlo in queste in queste dichiarazioni e neppure all'uso plurale dei termini:"mi hanno sbancato"! Passi per l'avvocato ,libero professionista,ma non si comprende come l'abbia potuto sbancare un giudice della Repubblica che neppure l'ha rinviato a giudizio ed anzi l'ha rimesso immediatamente in libertà,con non poco stupore del suo capo,Borrelli.

Premettendo di nuovo che questo è solo un libro e non un tribunale,ci si è affidati al linguaggio fatuo della grammatica e altri racconti che ci hanno avviato alla possibile ricostruzione di una storia diversa,molto diversa.Anzitutto cominciamo col chiarire che "sbancato" non vuol dire: pagato con la vita o col peso dell'angoscia carceraria.Come è accaduto a Moroni, Cagliari, Gardini , Castellari...e tanti altri che "forse" si sono uccisi, ma comunque non certo per abbattere la noia.Non vuol dire neppure pagato moralmente con la perdita di affari,perchè la grammatica ci viene in soccorso spiegandoci che in questo caso non si paga ma ci si rimette,nel senso che si perdono occasioni.Quindi le forme verbali sono diverse.Insomma sbancato vuol dire esattamente "si è dovuto pagare" con moneta sonante!

Il perchè poi si è pagato e al di là del quanto e come,l'ha chiarito ancora lui,Pacini Battaglia: "per uscire da mani pulite si è pagato".E nella cabala delle possibilità su chi sia il grande corruttore a latere di mani pulite c'è ancora una sua confessione esplicita,raccolta dai giudici di La Spezia,ma che il giudice Tonino già conosceva:



PACINI B: "Non ti preoccupà,quando c'hai bisogno te l'ho detto, qui c'è una cassa aperta...cioè,ti spiego,io sono convinto che...noi siamo usciti da, voi siete usciti da Mani pulite o io sono uscito da Mani pulite solo perchè si è pagato,non cominciamo a rompere i coglioni,quelli piu bravi di noi non ci sono nemmeno entrati,forse se io avessi studiato la strada prima non sarei nemmeno entrato in Mani pulite" (Sono alcuni passaggi dell'intrigante verità ammessa da Pierfrancesco Pacini Battaglia,in una conversazione telefonica dell'11 gennaio 1996,con Paolo Mineni nipote di Enrico ,presidente della Impresa unioni Spa)



Dunque una strada per uscire da mani pulite anzi,addirittura per non entrare da mani pulite,esisteva.Solo che non era regolata dal codice penale,ma da quello del pizzo: "bastava pagà"!.E lui è un manovratore capace,abile, efferato e scaltro.Lo stesso giorno,in un'altra conversazione,Chicchi tira ancora in ballo il giudice Tonino e rivela la sua tecnica del saggio:divide et impera,tra i giudici del Pool di Milano e quelli di Brescia.Tecnica magistrale,in linea con le tesi Imposimato,Pisauro, Provvisionato che considera Pacini Battaglia il vero PM della corruzione ad alta velocità della Milano da bere. (Imposimato- Pisauro-Provvisionato:"op cit" ,pagg 95 e ss Roma).

E il banchiere non si arresta della sua disinvolta ed agghiacciante freddezza della corruzione,neppure riguardo l'inchiesta del pm Ilda Boccassini.



PB: "S'è riletta tutti i verbali,piu o meno questo lo so,dei nostri interrogatori,per cui questa..."



RT: "Ha fatto "sto teorema".



P.B: "Ma credo che stiamo attentissimi nei miei confronti...il Pool di Milano,non son convinto di essere tanto non difeso da Borelli e company...cioè, lo pò fa anche all'insaputa di Borrelli una matta come lei ma...cioè come sono difeso a Milano dal Pool sono difeso da Salamone a Brescia ride...io sono uno che vive nell'equidistanza tra i due poli...anche perchè loro, qualche cosina so di loro Pool e Salomone uguale" (Corriere della Sera;2 novembre 1996.E' un altro spicchio di verità di Pacini Battaglia in un'intercettazione del 9 febbraio 1996 con Rocco Trane, ex consigliere dell'ex ministro dei trasporti socialista Claudio Signorile".

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