Anglotedesco

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mercoledì 9 maggio 2012

Per uscire da mani pulite,s'è dovuto pagare (1 parte)



Non è detto che se pubblico questo ,stia dalla parte di Mario Di Domenico,io leggo con attenzione le versioni di tutti , ho letto questa parte di libro e, come in quello di Giovanni spinosa sulla Banda della Uno Bianca, ho riflettuto e mi son chiesto:e se avesse ragione Di Domenico? Quello che trovo strano è che un quotidiano come Il Fatto e i suoi giornalisti,non abbiano preso sul serio un giudice come Ferdinando Imposimato che con Pisauro e Provvisionato ha scritto un libro dal titolo "CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA'" e come scrive Di Domenico, i rapporti fra gli inquisiti da Di Pietro e il giudice stesso, l'effetto della contiguità fu di gran lunga piu grave della semplice imprudenza dei prestiti personali a babbo morto donazioni finalizzate alla corruzione,senza interessi e senza condizioni,di auto a prezzo simbolico,case a buon mercato e poi telefonini,vestiti, alberghi aerei.Tutte cose lesive del senso etico e morale dello;atte a legittimare qualsiasi amichevole possibilità per l'uno d'interferire con l'autorità dell'altro. Mi piacerebbe girare queste considerazioni ad esperti di MANI PULITE come Marco Travaglio, Gianni Barbacetto ,Peter Gomez o Di Pietro stesso.Magari nelle domande dopo la presentazione di un libro.

da COLPO ALLO STATO-Mario Di Domenico (Edizioni SI)

Torniamo ancora per un momento ai fatti dell'alta corruzione del 1993,a rilevare col resoconto della Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere che il finanziere Chicchi, in un'intercettazione pubblicata dagli organi di stampa,aveva così riferito agli inquirenti: "Sono uscito da Mani Pulite solo perchè s'è pagato...quelli piu bravi di noi non ci sono nemmeno entrati"! I magistrati di Brescia, Fabio Salomone e Silvio Bonfigli,quando incominciarono le indagini sul comportamento contro Di Pietro,per alcuni sospetti su una qualche sua responsabilità,interrogarono Pacini Battaglia e qui viene fuori una cosa misteriosa.Pacini Battaglia quando non era ancora entrato nella stanza del giudice,avrebbe ricevuto la strana telefonata di un avvocato che gli consigliava,se avesse dovuto avere per caso delle questioni giudiziarie,di prendere come avvocato Lucibello.E questo, un mese prima che lui fosse anche soltanto sfiorato dalla chiaccherata "correttiva" del giudice Tonino.una cosa strana assai: PACINI B.- "Pochi giorni dopo la perquisizione io parlai con l'Avv.ssa Manola Murdolo e scelsi l'Avv Giuseppe Lucibello.Io prima di allora non lo conoscevo nè avevo sentito nominare l'Avv Lucibello... io non ricordo che mi consigliò l' Avv Lucibello.Posso dire che qualche giorno dopo la perquisizione parlai con il Dott.Franz Sesti,già della Corte d'Appello di Roma,chiedendogli un consiglio.Il Sesti mi disse che non andava cercato un principe del Foro,ma un avvocato di Milano che fosse sveglio e in contatto con la Procura..." (Giunta per le autorizzazioni a procedere On Vittorio Sgarbi:Giovanni Kessler, relatore Doc.IV-quater ,n.35.Doc IV-quater della XIII legislatura,assemblea 25/07/2000.Carmelo Carrara,Relatore.) Sta di fatto che con l'avvocato pronto e in contatto con la Procura,Pacini Battaglia non ha fatto un solo giorno di carcere.Nelle intercettazioni telefoniche risultano anche diverse telefonate dirette fra il giudice Tonino e l'Avv Lucibello.

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