Anglotedesco

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mercoledì 2 maggio 2012

Sulla mafia,Beppe Grillo la pensa come Paolo Barnard (1 parte)

beppe grillo salsomaggiore.jpg

Be che la mafia finanziaria è piu pericolosa di quella italiana ,non ci sono dubbi, parlano i numeri, con questa crisi si sono suicidati molti imprenditori e non solo. Quello che non posso accettare sia da Grillo ma sopratutto da Paolo Barnard, la benchè minima difesa alla criminalità organizzata; ci sono persone morte e molta gente costretta a cercare fortuna da altre parti d'Italia e del mondo, da una vita.

Grillo e Barnard sulla mafia, quello che penso io.

BEPPE GRILLO

In passato ma anche ultimamente si è occupato delle nostre mafie e del loro business.Articoli e video interessanti, interviste a Caselli,Spataro e tanti altri magistrati antimafia.
Quello dell'altro giorno è stato un intervento irrispettoso  e guarda a caso proprio a Palermo, magari per evitare complicazioni.
Vedo che Grillo e i suoi collaboratori negli ultimi mesi si interessano di economia e consigliano libri utili sull'argomento, quasi tutti quelli che appaiono sul suo blog li ho acquistati anch'io (Stiglitz, Max Otte,Roubini).Ripeto:la mafia finanziaria è piu pericolosa ma poteva tranquillamente evitare di dire ciò che ha detto.

PAOLO BARNARD

 

beppe grillo paolo barnard mafia nicola tranfaglia

 

Difficilmente darà ragione a Beppe Grillo,piuttosto dice che l'ha copiato.
A differenza di Grillo,Barnard non ha mai scritto un articolo sul suo blog contro le mafie, contro i loro boss, e senza mai ricordare uomini che per la lotta contro la criminalità organizzata, ci ha lasciato le penne come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Libero Grassi ,Giuseppe "Pippo" Fava, Peppino Impastato.
Venti o trenta articoli di critiche feroci a Travaglio, Santoro , Di Pietro, Ricca e neanche uno su Bernardo Provenzano, Toto Riina.Possono avere idee sbagliate ma quando attachi lo devi fare a 360 gradi. Stessa cosa per i politici: li considera poco piu che marionette però quando deve attaccare D'Alema, Di Pietro, Fassino lo fa (giustamente); Berlusconi lo risparmia o gli scrive lettere d'amore.

Io ,che non sarò a livello di Grillo o di Paolo Barnard (sopratutto), amo pubblicare pezzi di libri dove si parla di tutti i tipi di criminalità, e do spazio in questi due giorni ad uno splendido libro del grande esperto di rapporti tra mafia,politica e affari: Nicola Tranfaglia.


da MAFIA,POLITICA E AFFARI-Nicola Tranfaglia (Editori Laterza)

La gravità della compenetrazione della mafia col sistema di potere democratico in Sicilia agli inizi degli anni Sessanta è efficacemente documentata nelle relazioni che le Federazioni comuniste della Sicilia occidentale consegnarono alla Commissione parlamentare alla fine del 1963.Il PCI è stato l'unico partito che ha offerto alla Commissione antimafia simile collaborazione.Vogliamo sottolinearlo a testimonianza della coerenza e della continuità dell'impegno del nostro partito su questo fronte di lotta per il progresso democratico della Sicilia.
E' indubbio che nell'esplodere della criminalità al Nord vi è un elemento tipico di tutte le realtà urbane,delle grandi metropoli capitalistiche;ma non v'è dubbio che in questo quadro un posto specifico ed autonomo appartiene alla mafia,il che non esclude che possano aversi intrecci dei fenomeni mafiosi con fenomeni puramente deliquenziali,particolarmente sul terreno del reclutamento della "manovalanza".
Il modo assurdo con cui si sono scelte le località di soggiorno obbligato per i mafiosi ha favorito il loro inserimento al Nord ed una certa facilità di reclutamento di nuove leve fra gli stati piu emarginati e disperati di emigrati siciliani,una facilità di presa su attività quali il racket della manodopera,la speculazione edilizia,certe attività commerciali,oltre al contrabbando di droga e i sequestri di persona.
In questo quadro che ha elementi di intreccio complesso la specificità mafiosa specie dei "gruppi dirigenti" rimane intatta.
La mafia si presenta oggi come una grande trama che dalla Sicilia si estende al Continente;le sue radici,il suo humus,il suo terreno di accumulazione finanziaria,di reclutamento e di selezione dei migliori quadri ed infine il rapporto con certo mondo politico continuano però a rimanere la Sicilia.
Come la mafia si trasferì negli Stati Uniti con l'ondata emigratoria,così è avvenuto con il suo trasferimento al Nord,favorito anche dai soggiorni obbligati.
Ma la "centrale",non solo in termini "ideali" o di tradizioni,ma di terreno di continua riproduzione,rimane la Sicilia.Ciò non esclude che lo strato superiore,lo "stato maggiore",si distribuisca fra la Sicilia,il Nord e perfino Paesi stranieri,e sia ricco di enormi mezzi finanziari,incrementato,particolarmente negli ultimi anni, col traffico di droga e con i sequestri,e quindi di grandi possibilità di spostamenti e di collegamenti.

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