Anglotedesco

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domenica 17 giugno 2012

Dalla Puglia e dalla Calabria per sostenere Wanna Marchi,in semilibertà...



La prima cosa chi mi viene in mente quando leggo questo capitolo dedicato a Wanna Marchi:ma con tutti i disoccupati che ci sono in giro, sopratutto donne (l'Italia ha il record dei paesi sviluppati),perchè in quel bar bisogna far per forza lavorare Wanna Marchi?


Ma cosa serve cercare di crescere i figli in maniera sana e poi si mette davanti i detenuti rispetto agli onesti.In questo libro la Rizzoli,che, ricordiamoci bene, è una parlamentare del Pdl cioè quel partito che ha piu pregiudicati e indagati in parlamento e non in una bocciofila, fa passare le persone che intervista,come delle vittime, perchè d'altronde in questo paese la normalità non esiste.Tutte le volte che proponi qualcosa per migliorare il sistemna giudiziario, ti danno del giustizialista o del criminale.

Invidio per l'intelligenza che hanno, quelli che fanno ore e ore di pulmann o treno per vedere una truffatrice servire in un bar vicino alla stazione centrale di Milano.Posso capire fare lunghi viaggi per uomini che hanno servito con onestà lo stato o per manifestazioni sulla legalità politica ed economica, ma per scemenze del genere è assurdo.

Povera Italia, non posso permettermelo perchè vengo da una famiglia di operai, ma se avessi la possibilità me ne andrei in Svizzera.


da DETENUTI-Melania Rizzoli (Sperling & Kupfer)

E' un personaggio televisivo famoso per le televendite,in cui offriva rimedi "miracolosi" contro il malocchio e altre influenze maligne.

Con la figlia Stefania Nobile e il sedicente mago brasiliano Mario do Nascimento è stata al centro di una lunga vicenda giudiziaria che si è conclusa con la condanna a nove anni e sei mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta,truffa aggravata e associazione a delinquere finalizzata alla truffa.



FEBBRAIO 2012

"Sono dentro già da tre anni, e prima ne avevo scontato uno a San Vittore,quindi a oggi fanno quattro anni che sono detenuta

Ho passato due anni e due settimane nel penitenziario di Bologna.Un periodo terrificante.Un carcere terribile,molto duro,dove si è sempre chiusi, sempre dentro le celle...se non tieni fuori almeno la mente da lì dentro diventi pazza in un mese".

Incontro Wanna Marchi in un bar di Milano dove, da pochi mesi, lavora durante il giorno,e da dove ritorna in carcere tutte le sere per il pernottamento.Il tempo sembra che non sia passato per lei, ha lo stesso di capelli dello stesso color mogano, è curata, truccata e ha il rossetto rosso vermiglio sulle labbra.Che sorridono.

"Non so se nel suo libro ci sarà posto per me,e dove mi metterà,perchè io non sono ancora fuori, ma non sono nemmeno sempre dentro,sono in un limbo,con le sbarre s'intende,perchè sono sempre una pregiudicata.Dal 5 ottobre sono sottoposta all'articolo 21, ovvero esco la mattina alle dieci per venire a lavorare qui e rientro in carcere la sera alle 22.Questo è un locale di mio genero,l'ho arredato io,con l'aiuto di mio figlio che è antiquario.Arrivo dal carcere di Bollate con la mia auto,guidando io. Parcheggio qui di fronte ed entro in questo bar da dove, durante il gtiorno,non posso uscire mai.Se esco e vado sul marciapiede sono un'evasa.Pensi che non posso nemmeno andare giù in cantina,un piano sotto, a prendere una bottiglia di vino.Non posso.E' vietato.E' il regolamento.

Wanna Marchi mi fissa negli occhi senza mai abbassare lo sguardo.Che è triste ma fiero.E' ancora una bella donna."La sera verso le otto mi inizia il mal di stomaco,perchè so che devo rientrare.Quando salgo in macchina il dolore mi aumenta e mi dura tutta la notte.La mattina,quando mi preparo per uscire,mi sparisce.Divido la cella e il bagno con altre tre signore,tutte sottoposte all'articolo 21 come me,ma una si alza alle sei, una alle sei e mezzo...insomma non si dorme mai e alla mia età è dura non poter dormire"

"La gente con me è gentile,mi fa delle feste e mi incoraggia a tener duro.Io sono stata libera otto anni prima che la condanna fosse definitiva e ho avuto manifestazioni d'affetto anche allora.Poi da quando hanno saputo che lavoro qui vengono intere famiglie a salutarmi,dalla Puglia, dalla Calabria,vengono in gruppi a sostenermi e a consumare in questo bar".

"Come vivo la mia detenzione? io mi sento ancora dentro anche se adesso sono fuori e sono qui a parlare con lei.Non so cosa mi succede e non so come spiegarlo.In carcere sono sola con me stessa,non parlo con nessuno.Le vigilatrici,io nemmeno le vedo,per me sono anonime,hanno facce tutte uguali.Io non chiedo loro mai niente,mai, posso morire ma non chiede niente.Anche perchè loro ci considerano la feccia umana! Io non ho trovato nessuna umanità tra quelle mura, nessuna...Ho trovato molta indifferenza e curiosità per la mia persona, ma umanità zero. Quando rientro la sera in cella e mi sento chiudere la ferrata alle spalle con quelle quattro mandate,io mi giro, guardo la guardia,gli sorrido,la ringrazio e gli auguro la buonanotte.Mi stendo sulla branda,combatto il dolore allo stomaco e mi consolo ripensando alla giornata alla giornata trascorsa e al lavoro svolto,pensando che non sono la sola a rientrare e che prima e poi questa tortura finirà".

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