Anglotedesco

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lunedì 18 giugno 2012

L'Italia dell'ignoranza (1 parte)





"L'uomo della strada,che conosce luoghi e date di nascita, carriera, gusti, abitudini ,avventure coniugali ed extraconiugali di tutte le stelle del cinema,dei campioni di calcio e dei canzonettisti piu in voga,non sa neppure che faccia abbiano,anzi neppure conosce i nomi delle poche decine di persone dalle cui decisioni spesso dipende,in Italia,l'occupazione o il licenziamento di decine di migliaia di lavoratori,i prezzi dei generi piu di largo consumo,lo sviluppo o il ristagno dell'economia di intere regioni,la formazione dell'opinione pubblica attraverso i giornali, la Rai e la tv,i nostri rapporti con l'estero e anche la nomina dei ministri.Niente sa,insomma,su quelli che sono i veri padroni del vapore"


Questo scriveva Ernesto Rossi nel 1955 nel libro I PADONI DEL VAPORE.Mi piace tirar fuori Ernesto Rossi per descrivere il 90% degli italiani, quelli che vivono solo di stronzate, che si radunano in milioni per seguire le partite di calcio della nazionale ma poche migliaia per discutere di problemi sociali, crisi, economia.Quelli che perdono tempo a seguire programmi che in altri paesi sono stati chiusi da qualche anno (Big Brother) , che la Gazzetta dello Sport è il quotidiano nettamente piu venduto nel Belpaese, la ventina di riviste di gossip e tante altre cazzate.

Fa bene Graziella Priulla a parlare degli studenti universitari.Prima delle feste natalizie all'università di Parma, a due passi dalla biblioteca dove tutti i giorni vado a leggere i quotidiani, c'è stato un incontro con Giuliano Turone quel magistrato che con Gherardo Colombo scoprì le liste della P2.Prima di iniziare, il professore seduto di fianco ricordò che i ragazzi della Facoltà di Scienze e politiche ,qualche mese prima, fecero un sondaggio all'università e il risultato fu imbarazzante:8 su 10 non sapevano cos'era la P2.Parlo di studenti universitari e non quelli che frequentano i corsi professionali per diventare meccanici.Questo conferma quello che dico sempre e cioè gli operai,sopratutto dai 40 anni in su,capiscono il mondo piu di chi frequenta l'università.Anch'io vedo pochissimi studenti con i quotidiani in mano,e dentro la biblioteca dove sono gratis,ancora meno.

Un popolo di rincoglioniti (il 90%) , un po questa crisi la desideravo, ma non per me che sono abituato dalla nascita (con la lira o con l'euro non fa molta differenza) a tirare la cinghia, ma altri scemi che davanti agli scandali dei parlamentari che vivono con i soldi dei contribuenti, mostrano indifferenza.

da L'ITALIA DELL'IGNORANZA-Graziella Priulla (FrancoAngeli)

Scriveva nei suoi ricordi Enrico Fellini, uno degli allievi di Don Milani: "noi chiedavamo che ci insegnasse disegno, meccanica ,materie che ci servissero:lui niente,sempre a leggere,a scrivere,a imparare la lingua,sui giornali e sui libri.Sapeva che la lettura è un'attività che si svolge in privato,ma nel suo insieme è un bene pubblico.Ha detto Mario Vargas Llosa nel ricevere il premio Nobel 2010 per la letteratura:"Senza i libri che abbiamo letto saremmo peggio di quello che siamo,piu conformisti, meno inquieti e ribelli e lo spirito critico, motore del progresso,non esisterebbe nemmeno".

Uno degli argomenti spesso addotti dai detrattori delle tecnologie è che esse minerebbero la cultura del libro non c'è mai stata, nonostante la retorica celebrativa da sempre i lettori sono creature fuori dalla norma,una minoranza,un'elite ristretta pur se fedele.

In tutti i paesi c'è una percentuale rilevante di persone che non hanno letto neppure u7n libro in un anno, ma se in Gran Bretagna sono un quarto della popolazione, in Italia sfiorano la metà.Siamo al 20esimo posto della graduatoria europea per la quantità di libri comprati: un italiano spende in media 65 euro l'anno in libreria,contro i 208 di un norvegese (Istat 2009).L'industria editoriale italiana occupa la settima posizione nel mondo e la quinta in Europa,ma è un colosso dai piedi d'argilla.Pochi titoli assorbono quasi per intero l'attenzione del mercato.Il presidente dell'associazione dei liberali italiani è esplicito:se un libro non decolla in due settimane è praticamente fuori dai giochi.Ogni giorno escono 170 nuovi libri,ma il 35-40% non vende nemmeno una copia,e solo quelli che acquistono visibilità televisiva ne vendono moltissime;ogni giorno 109 spartiscono dalla scena dopo essere rimasti meno di un mese in libreria.La tiratura media è in costante diminuzione (nel 1980 era di 8.500 copie, nel 1990 di circa 6000,oggi siamo a meno di 4,500).Intento,in un quadro di mancato oligopolio,sono in crisi endemica le piccole case editrici e le piccole librerie indipendenti (nel 2010 le librerie di catena hanno superato il 50% del fatturato complessivo per settore), mentre solo i best seller occupano gli scaffali anonimi dei supermercati.C'entra poco la concorrenza di altre risorse.Non c'è concorrenza tra old media e new media,beneficiano entrambi della contaminazione è dimostrato che piu è ricca e varia la dieta mediatica,maggiore è l'interesse per la lettura e piu frequente l'utilizzo delle biblioteche.La lettura è stata e rimane estesa in paesi dove la televisione è diffusa quanto lo è da noi, il telefono cellulare poco meno,internet molto di piu.§Il problema è di basi culturali.In Italia ogni genere di produzione scritta è poco apprezzato.Il nostro paese resta agli ultimi posti, in compagnia di Cipro, Grecia e Turchia,quanto di copie di quotidiani diffuse ogni 1000 abitanti.La mitica quota dei 6 milioni venduti giornalmente in edicola,raggiunta nel corso degli anni 90',è ormai solo il ricordo di un lontano passato (4.254.660 nel primo semestre del 2010).20 milioni se ne vendono in Gran Bretagna e 9 in Francia, 72 in giappone.Se si guarda agli utenti abituali,ovvero a quanti prendono in mano un giornale (sportivi compresi) almeno tre volte a settimana, per il Censis si è passati dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009.Tra i giovani sotto i 18 anni il 40% legge raramente un giornale e il 16% non lo fa mai o quasi:solo il 9% ne legge uno ogni giorno.

Passo le mie giornate in facoltà,ma non vedo mai uno studente in facoltà,ma non vedo mai uno studente,nell'atrio,nei corridoi,nelle aule, al bar,con un quotidiano in mano,eccetto il lunedi.

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