Anglotedesco

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martedì 19 giugno 2012

L'Italia dell'ignoranza (2 parte)





"L'uomo della strada,che conosce luoghi e date di nascita, carriera, gusti, abitudini ,avventure coniugali ed extraconiugali di tutte le stelle del cinema,dei campioni di calcio e dei canzonettisti piu in voga,non sa neppure che faccia abbiano,anzi neppure conosce i nomi delle poche decine di persone dalle cui decisioni spesso dipende,in Italia,l'occupazione o il licenziamento di decine di migliaia di lavoratori,i prezzi dei generi piu di largo consumo,lo sviluppo o il ristagno dell'economia di intere regioni,la formazione dell'opinione pubblica attraverso i giornali, la Rai e la tv,i nostri rapporti con l'estero e anche la nomina dei ministri.Niente sa,insomma,su quelli che sono i veri padroni del vapore"


Questo scriveva Ernesto Rossi nel 1955 nel libro I PADONI DEL VAPORE.Mi piace tirar fuori Ernesto Rossi per descrivere il 90% degli italiani, quelli che vivono solo di stronzate, che si radunano in milioni per seguire le partite di calcio della nazionale ma poche migliaia per discutere di problemi sociali, crisi, economia.Quelli che perdono tempo a seguire programmi che in altri paesi sono stati chiusi da qualche anno (Big Brother) , che la Gazzetta dello Sport è il quotidiano nettamente piu venduto nel Belpaese, la ventina di riviste di gossip e tante altre cazzate.

Fa bene Graziella Priulla a parlare degli studenti universitari.Prima delle feste natalizie all'università di Parma, a due passi dalla biblioteca dove tutti i giorni vado a leggere i quotidiani, c'è stato un incontro con Giuliano Turone quel magistrato che con Gherardo Colombo scoprì le liste della P2.Prima di iniziare, il professore seduto di fianco ricordò che i ragazzi della Facoltà di Scienze e politiche ,qualche mese prima, fecero un sondaggio all'università e il risultato fu imbarazzante:8 su 10 non sapevano cos'era la P2.Parlo di studenti universitari e non quelli che frequentano i corsi professionali per diventare meccanici.Questo conferma quello che dico sempre e cioè gli operai,sopratutto dai 40 anni in su,capiscono il mondo piu di chi frequenta l'università.Anch'io vedo pochissimi studenti con i quotidiani in mano,e dentro la biblioteca dove sono gratis,ancora meno.

Un popolo di rincoglioniti (il 90%) , un po questa crisi la desideravo, ma non per me che sono abituato dalla nascita (con la lira o con l'euro non fa molta differenza) a tirare la cinghia, ma altri scemi che davanti agli scandali dei parlamentari che vivono con i soldi dei contribuenti, mostrano indifferenza.

da L'ITALIA DELL'IGNORANZA-Graziella Priulla (FrancoAngeli)


I lettori dei libri oscillano intorno al 40% del totale della popolazione italiana di età superiore ai 14 anni,ma solo per l'8% si possono definire "forti", o abituali (e appena lo 0,4% della popolazione legge almeno 20 libri all'anno): lo "zoccolo duro" genera da solo il 41% delle vendite.Il resto è costituito da fruizioni occasionali,secondo un rato che oltre a nascondere probabili risposte di prestigio include i ricettari e le guide turistiche.Negli ultimi 15 anni il bacino d'utenza è rimasto sostanzialmente fermo.Chi non legge indica come primo motivo la preferenza per altri svaghi,seguita dalla mancanza di tempo e del disinteresse, in Europa i nostri giovani sono agli ultimi posti in fatto di abitudini di lettura (anche se tra gli italiani sono i ragazzi e le donne a leggere di piu).Secondo l'associazione degli editori legge almeno un libro non scolastico l'anno il 51,9% dei bambini tra i 6 e i 10 anni,il 63% di quelli tra 11 e i 14 anni,il 55,8% dei 15-17 anni.Scelgono i libri, sopratutto "romanzievento" come le saghe in voga dei maghetti e dei vampiri,attraverso le mode,grazie a un passaparola che rende la lettura un fatto piu contengente che stabile e consolidato.I dati del rapporto Ista 2009 segnalano comunque che in questa manciata d'anni la lettura conquista il suo picco piu alto (per questo motivo il mercato dei libri per ragazzi mostra un andamento migliore rispetto al mercato dei libri per adulti): nella post-adolescenza la curva comincia a scendere,fino a precipitare nel mare dei non lettori.Dall'indagine multiscopo Istat 2007 si evince che fra dirigenti,imprenditori e liberi professionisti coloro che leggono almeno un libro l'anno sono il 38,4%;fra quadri e impiegati il 27,2%.Se si confronta il dato con quelle del 2000 si nota che c'è stato un calo del 7,4% fra i primi e del 7,8% fra i secondi.La diminuzione è preoccupante e la situazione è paradossale,poichè proprio nel decennio in questione si è insistito sulla retorica dell'economia fondata sul capitale umano.Come fa a crescere questo capitale,se non si aggiorna?


Vedo il dato piu preoccupante nel calo della lettura fra gli insegnanti.Tra i docenti delle superiori i lettori regolari di quotidiani erano il 64% nel 1990,il 56% nel 2000.Un docente su cinque alle superiori ,uno su due alle medie, ammette di leggere meno di tre libri l'anno.Per i doce3nti delle scuole medie inferiori si è passati dal 62% registrato all'inizio degli anni 90' al 51% di fine decennio.

Tra i docenti delle superiori i lettori regolari di quotidiani erano il 64% nel 1990,il 56% nel 2000.Un docente su cinque alle superiori,uno sue due alle medie,ammette di leggere meno di tre libri l'anno.Per i docenti delle scuole medie inferiori si è passati dal 62% registrato all'inizio degli anni 90' al 51% di fine decennio.Infine i maestri elementari;se nel 1990 erano per piu della metà lettrici regolari,dieci anni dopo erano abbondantemente sotto la soglia del 50%.

I motivi non sono solo economici.Il 66% degli italiani non è mai entrato in una bilioteca in tutta la sua vita.Tra il 2000 e il 2008 la quota di coloro che ci vanno almeno una volta l'anno è addirittura diminuita,passando dal già misero 12,7% all'11,7%.

Le diminuzioni piu forti si sono registrate nel nord-ovest e nelle isole.Se domando ai miei studenti dove sono le biblioteche nella nostra città,i piu non lo sanno;ne sanno come si accede ai cataloghi.

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