Anglotedesco

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lunedì 9 luglio 2012

In caso di terremoto con la moneta sovrana si può ricostruire facilmente...




“Se avessimo ancora una moneta sovrana, il governo potrebbe spendere tranquillamente per riedificare tutto l'Abruzzo terremotato senza limiti di budget, ma oggi c'è l'Euro, la moneta unica usata per ricattare i governi europei, in grado di strangolare senza pietà il futuro di milioni di cittadini”.


Questo diceva qualche tempo fa Paolo Barnard e lo ripete ancora oggi.I signoraggisti andarono su tutte le furie perchè e primi a ricordarlo sono stati loro;e via insulti ai seguaci di Paolo Barnard.Insomma buffonate tra persone che pensano che il problema sia solo quello di stampare moneta dimenticandosi che il mondo è fatto anche di esseri umani, che ci vuole anche una politica forte fatta da gente competente e onesta.

In Italia nel 1980 avevamo una moneta sovrana e voglio rispondere a Barnard e ai signoraggisti pubblicando un pezzo di annuario Rizzoli sul terremoto dell'Irpinia che il 23 novembre 1980 colpi Campania e Basilicata provocando migliaia di morti e feriti. Nonostante lo stato non doveva chiedere in prestito l'euro alle banche private e tassare i cittadini per restituirli, non fu all'altezza per la ricostruzione tanto che ci furono grandi polemiche ,un perfetto esempio di speculazione sulle tragedie.

Ve lo chiedo per l'ennesima volta: state attenti a non farvi fregare da questi grandi economisti con la soluzione pronta per la ripresa, a loro interessa vendere libri e farsi pubblicità a livello mondiale. Ricordatevi che quando ci fu l'ingresso dell'Italia nell'Unione Europea e nell'euro, non dicevano nulla...

da ANNUARIO RIZZOLI 1981-82-Presi da articoli di Giovanni Russo

Le conseguenze del terremoto del 23 novembre 1980 hanno dominato le vicende del Mezzogiorno nei primi sei mesi del 1981.Il terremoto,che ha colpito la Campania e la Basilicata,ha creato una "questione meridionale" interna a quella piu generale,ma sarebbe un errore identificare i problemi posti dalla catastrofe con quelli di tutto il Sud.questi sono ritornati in primopiano nell'ultimo semestre del 1981: dagli interventi dello Stato per l'industrializzazione e per la trasformazione dell'agricoltura,alle nuove realtà sociali ed economiche di regioni come l'Abruzzo, il Molise, la Puglia, alla disoccupazione giovanile sopratutto in Campania ,alle esigenze di riorganizzare i servizi dei grandi centri urbani,alla lotta alla criminalità collegata alla "modernizzazione" della camorra e della mafia.Nessuno ha dimenticato gli eventi successivi al terremoto e le polemiche sui ritardi dello Stato nelle quali intervenne anche il Presidente Petrini e cui seguì lo slancio di solidarietà nazionale che caratterizzò la fine del 1980.Esse erano ancora vive agli inizi del 1981 e purtroppo dettero luogo anche a un inquietante fenomeno di "razzismo" antimeridionale.C'è stato come un rifiuto,un rigetto verso qualsiasi cosa che riguardasse il Sud e i meridionali.Questo atteggiamento,molto diffuso al Nord, ha preso a giustificazione e pretesto fatti certo negativi,episodi di corruzione e di camorra, peraltro limitati ad alcune zone del Sud,che hanno ragioni storiche e responsabilità legate al modo con cui è avvenuta l'unità nazionale.

La causa prima di questa situazione è il ritardo con cui è stata varata la legge sulla ricostruzione,approvata solo dopo faticosi dibattiti tra i partiti,il 13 maggio 1981.Ma il motivo piu importante riguarda il fatto che la legge non distingue le zone piu colpite (quelle interne irpina e lucana) dalle adiacenti meno danneggiate e non considera come un caso a parte il problema di Napoli,dove il terremoto ha aggravato una situazione sociale e urbana che era però in condizioni disastrose già da molti anni.Alla fine del 1981 purtroppo non era stata ancora messa una pietra per la ricostruzione.Nemmeno uno degli ottomila miliardi stanziati è stato speso.

Durante la ricorrenza dell'anniversario del terremoto i giornalihanno denunziato che i subbappalti ed il lavoro nero sono già molti diffusi con il ricorso a centinaia di immigrati clandestini provenienti dai paesi del Terzo Mondo (tunisini, marocchini,egiziani).E' un fatto paradossale se si pensa che nella sola Campania i disoccupati sarebbero 500.000.Non basta giustificarsi con l'affermazione che questi si rifiutano di trasferirsi dalle città terremotate dove ci sarebbe bisogno di manodopera perchè aspirano a un posto e non a un lavoro.La verità è che nè lo Stato ,nè la Regione,nè i sindacati hanno loro garantito creando un'agenzia del lavoro che,una volta terminata la ricostruzione nelle zone interne,essi conserveranno il diritto di trovare un impiego a Napoli o nelle altre città dove risiedono.

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