Anglotedesco

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lunedì 30 luglio 2012

L'Italia non si merita gente come Falcone,Borsellino, Caselli e Ingroia





In quale dei paesi sviluppati la magistratura è attaccata come in Italia? Sopratutto quei magistrati coraggiosi che hanno il coraggio di combattere in prima linea la mafia (e non mafietta come sostiene qualche malato di protagonismo)? Non mi risulta che in Inghilterra, Francia e Germania i principali giornali si permetterebbero di scrivere cattiverie come quelli italiani.Qui non c'entra solo Berlusconi ma anche la sinistra.Prendiamo Giancarlo Caselli, uomo stimato nei principali paesi europei, in questo paese di merda gli hanno vomitato addosso di tutto: fascista, comunista, verme, infame addirittura mafioso.


Il 90% dell'Italia non merita gente come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giancarlo Caselli e Antonio Ingroia. Mi piace essere obiettivo e so che i tedeschi, con l'euro, stanno massacrando l'Europa,ma mi auguro che non si fermino perchè questo paese non merita il benessere ,lo dico da anni, molto prima che scoppiasse la crisi.Per me tirare la cinghia non è un problema,lo faccio da quando sono nato, per l'operaio italiano (da sempre il suo potere d'acquisto è inferiore a quello di inglesi,tedeschi ,chiedere ai tanti italiani emigrati in questi paesi) è sempre stato un problema nonostante certi grafici sul risparmio delle famiglie ,quelle ricche,prima dell'ingresso nell'euro.

da COLLETTI SPORCHI-Ferruccio Pinotti, Luca Tescaroli (Bur)


La vicenda professionale di Giancarlo Caselli è di grande valore simbolico.Da quando arrivò a Palermo, nel 1993,e comunque nel corso sua trentennale esperienza,il procuratore ha avuto modo e tempo di farsi un'idea dell'evoluzione della mafia,da quella tradizionale a quella dei colletti bianchi.

"Arrivai a Palermo subito dopo le stragi,quindi in una situazione molto particolare,assolutamente eccezionale:il paese era letteralmente in ginocchio.Per quanto rigusrdava la situazione della procura di Palermo in modo specifico,era era squassata da mille polemiche,che andavano dalla mancata protezione di Borsellino,con conseguenze ricadute sul mio predecessore,il procuratore Giammarco,fino alla vacanza del posto di procuratore capo dichiarata dal Csm e alla mia domanda di essere trasferito da Torino a Palermo.

"Sapevo già,ma i primi rapporti con i colleghi me lo confermarono.Cosa Nostra è certo un'organizzazione gangsteristica,ma rispetto ai gangster anche piu feroci e preparati,ha qualcosa di piu e di diverso.La considerazione fondamentale è questa:non c'è banda di gangster al mondo che duri piu di venti, trenta, al massimo quarant'anni.La mafia siciliana,invece,esiste da oltre duecento anni".

"Le cosidette relazioni esterne,cioè un intreccio di rapporti, affari, alleanze, favori, coperture, collusioni, complicità con pezzi significativi e sostanziosi della politica,del mondo degli affari, dell'impreditoria, dell'economia ,delle istituzioni e della società civile.Se questo è vero,allora il contrasto investigativo e giudiziario alla mafia non può riguardare soltanto il profilo gangsteristico".

"C'è tutta una serie di insegnamenti di Giovanni Falcone e degli altri componenti del pool,al riguardo.In un passaggio dell'ordinanza-sentenza del primo maxiprocesso,Falcone, Borsellino e tutti gli altri magistrati del pool denunciano l'esistenza di "una singolare convergenza di interessi mafiosi e oscuri interessi attinenti alla gestione della Cosa pubblica;fatti che non possono non presupporre tutto un retroterra di segreti e inquietanti collegamenti,che vanno ben al di là della mera contiguità e che debbono essere individuati e colpiti se si vuole veramente "voltare pagina".

"C'è chi dice che Giovanni Falcone non credeva al terzo livello, evidentemente parla d'altro.Giuseppe Di Lello,componente del pool di Falcone e Borsellino,ho parlato di una grande scaltrezza,da parte di certi magistrati,nel riconoscere in teoria la pericolosità della mafia per le sue connessioni con il potere politico ed economico e poi, al momento di passare alla prassi giudiziaria,nel perseguire costantemente la sola ala militare dell'alleanza mafia-politica,tenendo fuori dal campo di azione l'altro corno del problema.Noi in procura ci siamo trovati a dover fronteggiare la mafia sapendo benissimo che c'è l'ala militare,ma anche che ci sono le relazioni esterne e si debbono indagare tutte e due".

"C'è una premessa da fare:finchè i processi riguardano i mafiosi "doc" ,l'ala militare,non ci sono problemi.Quando si comincia ad andare a fondo, esercitando l'azione penale obbligatoria,secondo il principio che la legge è uguale per tutti,è evidente che non si può non occuparsi di certi reati,ricorrendone i presupposti.Affermare il contrario è pretestuoso:come se i rapporti tra mafia e politica ce li fossimo inventati noi.Se ci si piega a questa logica,non si va piu avanti.Bene, questo è successo a Falcone e Borsellino,che quando cominciano a occuparsi di Ciancimino,dei cugini Salvo e dei cosidetti Cavalieri del lavoro di Catania,vengono spazzati via con le stragi e i loro metodi cancellati.Succederà in seguito anche a noi:finchè ci occupiamo di Riina andiamo bene,ma quando iniziamo a occuparci di Andreotti, Musotto, Carnevale, Contrada e in una fase successiva di Dell'Utri,non andiamo piu bene"

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