Anglotedesco

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venerdì 7 settembre 2012

Ma Milena Gabanelli è innamorata dei banchieri?




Qualcuno è sorpreso di quello che pensa Milena Gabanelli sull'abolizione del contante? No, ai canali dove lavora non dispiacciono questi discorsi.
Se il contante viene sostanzialmente bandito,come vuole Milena Gabanelli, il potere dei banchieri, che è già enorme, non troverebbe piu nessun limite ,sopratutto nei confronti dello stato che invece,senza contante,non potrebbe piu controllare,tramite la banca centrale di emanazione statale,l'attività dei banchieri di  concedere prestiti. Non so come si informa la dottoressa Gabanelli,ma non si rende conto che l' abolizione del contante sarebbe una grande gioia per la criminalità bancaria.

da www.ilgiornale.it

A volte le illusioni ritornano. Questa volta ci ha pensato Milena Gabanelli che ha ri­proposto l’abolizione del contan­te come soluzione a tutti i mali che ci affliggono.
 
Secondo questa cu­riosa teoria se tutto si pagasse con carta di credito potremmo avere addirittura 150 miliardi in più di gettito fiscale, per poter lastricare d’oro le strade.È un sogno paralle­lo a quello della Tobin tax, la famo­sa tassa sulle transazioni finanzia­rie. In realtà il mondo è differente da quello dei sogni dove basta vie­tare e tassare per ottenere schiere di angioletti. Vediamo perché.
Prima di arrivare alla soluzione estrema dell’abolizione delle ban­conote cominciamo con l’esami­nare il senso delle limitazioni al­l’uso del contante: nessun malaffa­re «che si rispetti» viene gestito con carta di credito o assegno. È da gonzi pensare che lo spacciatore paghi la droga col bancomat o il ri­cet­tatore faccia un bonifico con ca­suale «incasso refurtiva»,allo stes­so modo chi incassava somme in nero continuerà a farlo che il limi­te sia a 10mila euro o a mille. Le so­glie di tracciabilità sono andate su e giù come la marea a seconda del livello di demagogia fiscale dei go­verni ma nulla è cambiato nella propensione all’evasione. Mette­re vincoli addizionali ottiene il semplice risultato di aggravare pa­stoie e commissioni per l’onesto, lasciando del tutto indifferente il disonesto che continua esatta­mente a comportarsi come prima.Illusione massima poi è quella di supporre che se, con una magìa, domani tutti pagassero con la car­ta, si incasserebbero i famosi 150 miliardi. Per capire quanto grosso­lano sia l’errore basti pensare che il valore totale delle banconote presenti in Italia è solo 100 miliar­di ( e già qui casca la Gabanelli) ma la nostra pressione fiscale è calco­lata sul Pil: aggiungendo ulteriori introiti fiscali pari al 10% del pro­dotto interno lordo si otterrebbe un dato incompatibile con qualsi­a­si attività economica di larga sca­la.In parole povere per molte atti­vità il gettito andrebbe a zero per­ché semplicemente chiuderebbe­ro. L’unico modo di premiare i con­tribuenti onesti senza schiacciare l’economia è la riduzione fiscale fi­nanziata con il taglio delle spese ma chissà perché le soluzioni semplici come questa so­no meno affascinanti delle teorie fantascientifiche.
Torniamo al contante: ai sost­enitori di idee radicali come que-sta o la Tobin Tax sfugge che la condizione necessaria per raggiungere lo scopo finale è che lo stesso divieto sia recepito globalmente, al­trimenti molto semplicemente le transazioni si sposterebbero in un’altra valuta o in un altro Paese. È concepibile pensare che tutto il mondo, dalla Cina agli Usa, ripu­di contemporaneamente il con­tante per fare una cortesia a noi? Se la risposta è no è inutile anche soltanto distrarci dai problemi ve­ri per dedicarci a queste fantasie, senza contare che il malaffare è esi­stito ben prima dell’invenzione del denaro e basterebbe scambiar­si oro o beni di qualsiasi altro tipo per aggirare le limitazioni. Ogni re­strizione unilaterale avrebbe co­me unico effetto la fuga di capitali: il monitoraggio da stato di polizia dei conti correnti, concesso al­l’Agenzia delle entrate è un uni­cum in Europa e infatti, grazie al parallelo inasprimento delle tas­se, il trasferimento del denaro al­l’estero sta raggiungendo livelli re­cord e le conseguenze della fuga saranno ben superiori agli introiti fiscali delle ispezioni.
C’è poi un ultimo aspetto decisi­vo: larghe fasce di popolazione semplicemente non sono pronte a gestire la smaterializzazione del contante, dal punto di vista dei pa­gamenti e degli incassi e, special­mente per gli anziani, probabil­mente mai lo saranno. Ovvio che nel mondo dorato della signora Gabanelli e dei suoi seguaci le car­te di credito abbondino, tuttavia l’Italia «normale» non funziona co­sì. Basti pensare che molti di quelli che vagheggiano l’abolizione del contante erano in prima fila a con­­testare la decisione di pagare le pensioni solo su conto corrente perché «non si possono obbligare i vecchi a procedure che non cono­scono». È la stessa storia di quelli che invocano i tagli alla spesa ma si indignano se si toccano i pensio­nati e gli statali (come se le spese non fossero soprattutto quelle). Tutte ottime idee, basta che si ap­plichino agli «altri». Il contante si potrà abolire con un percorso glo­balmente condiviso e plurienna­le: per l’Italia i nodi verranno al pet­tine molto prima.
Twitter:@borghi_claudio

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