Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 2 settembre 2012

PALLONE E CAMORRA.Sibilia,Juary e...Raffaele Cutolo




Juary lo vidi nell'ultima settimana di maggio 2012 a Sestri Levante mentre prelevava del denaro in un Bancomat. Ogni 3-4 mesi ,quando non ho impegni,mi piace partire in treno e fare passeggiate in questi splendidi paesini o cittadine liguri tra La Spezia e Genova. Subito non l'ho riconosciuto anche se non mi sembrava un volto sconosciuto,poi mi è venuta in mente l'intervista che gli fece il giornalista Herve Bricca proprio li a Sestri Levante,dove Juary allena, e mi sono ricordato di lui.
Sempre bello ricordare i calciatori degli anni 80, le figurine Panini e gli Almanacchi illustrati.Juary era un giocatore simpaticissimo, bravo che in Italia non ha sfondato ma che si è tolto la grande soddisfazione di vincere la Coppa del Campioni con il Porto in una emozionante finale contro il Bayern Monaco dove lui segnò.
Per quanto riguarda i rapporti Sibilia-Cutolo, è una cosa che accade normalmente al sud perchè come sappiamo la criminalità organizzata è dentro ovunque e dove girano i soldi non può mancare.Ora non solo al sud ma anche al nord  succede questo,nonostante tanti provinciali si arrabbiano quando glielo ricordi.Io abito in provincia di Parma e la Camorra e ben rappresentata e anche grazie a lei sono state costruite tangenziali, strade e tanto altro,ma di questo parlerò in altre occasioni.

da PALLONE CRIMINALE- Simone Di Meo e Gianluca Ferraris (Ponte alle Grazie)




La strana miscela tra calcio e camorra inizia,con tutta probabilità,il 31 ottobre 1980.Ma non a Napoli.I primi segnali di cedimento dello sport alla criminalità organizzata avvengono nella provincia piu verde della regione,quella irpina;la terra che regalerà al Paese,di lì a qualche anno,un presidente del Consiglio,Ciriaco De Mita,che ricoprirà anche la carica di segretario nazionale della Democrazia Cristiana,e svariati uomini politici e di governo che,ancora oggi,galleggiano in posizioni di potere piu o meno degne di nota.
La squadra locale si chiama Unione Sportiva Avellino e il suo patron è Antonio Sibilia.Carattere vulcanico ,modi spicci e gran fiuto per gli affari,Sibilia è il costruttore piu famoso della zona e tra i piu facoltosi della Campania.Ovunque ci sia un muro da tirare su,ci sono le sue ditte.Ad Avellino come a Salerno,o a Benevento e pure a Napoli.Il suo business è tentacolare.Ha parecchi amici,buoni e meno buoni,tant'è che inizia a girare voce che la sua proverbiale bravura nel vincere gli appalti sia dovuta alla vicinanza a don Raffaele Cutolo,il camorrista piu feroce e temuto dell'epoca.Lui risponde che si tratta di cattiverie messe in giro dai suoi nemici,che vogliono screditarlo a sdradicarlo dal mercato,dove ha raggiunto,in ogni caso, quasi una posizione da monopolista.
Sibilia si intende di calcio,anzi forse è uno dei pochissimi presidenti di club che,oltre ad aprire il portafoglio e basta, sa anche come si costruisce una squadra.I tifosi se ne accorgono quando dal Brasile arriva un tipetto,tutto pelle e ossa,che c'ha un nome che è lungo un chilometro:Jorge dos Santos Filho.In arte,Juary.
Juary non è male,sul campo.E pure quella magrezza,che i soliti esperti del bar dello sport ritengono essere il vero tallone d'Achille del calciatore,perchè non gli consentirebbero di rivaleggiare con i difensori piu muscolosi delle squadre avversarie,in realtà lo facilita,e di tanto,a sgusciare dalle mischie palla al piede.La prima stagione ad Avellino non è per nulla malvagia.Segna un bel pò di gol e si fa apprezzare per lo spirito di sacrificio con cui da una mano alla squadra,quando c'è da difendere il risultato.E poi un brasiliano in terra di lupi non è che si incontri tanto facilmente.Protagonista in campo, ma anche fuori,perchè,a quell'epoca l'US Avellino milita nella massima serie,Juary s'inventa un modo di festeggiare i gol che non s'è mai visto in Italia.
Il 31 ottobre 1980,il presidente viene informato di un'udienza di un processo che si sta celebrando a Napoli,nel corso della quale sarà presente anche Don Raffaè.E' l'occasione buona per incontrarlo.Nell'aula gremita di avvocati,fotografi,magistrati, carabinieri e parenti dei carcerati,Antonio Sibilia mette quasi in ombra il giovanotto dalla pelle scura che gli sta dietro,con la faccia spaesata e gli occhi che roteano alla ricerca di un volto familiare.Quel giovanotto è proprio lui,Juary.Sibilia se l'è portato al seguito.Se l'è portato al processo.Gli ha fatto saltare l'allenamento,quel giorno,perchè l'appuntamento con il capo della Nuova Camorra Organizzata vale,senza dubbio,una seduta di addominali e una sgambata inmeno.Oltre alla sua "punta di diamante",Sibilia si è portato da Avellino anche una medaglia d'oro di settanta grammi,su cui sono impresse da un lato la testa di un lupo,simbolo del club,e dall'altro la dedica:"A don Raffaele Cutolo,con stima.



A consegnare al capoclan l'onorificenza ,davanti a tutti, in quell'aula il tribunale,è proprio il calciatore brasiliano.Lo ha convinto il suo presidente,con quel suo vocione e con una manata che quasi lo scaraventa a terra.E Juary,che in Brasile non aveva mai visto un tribunale in vita sua,non  può far altro che ubbidire.E poi,lui, parole come Nuova Camorra Organizzata,estorsioni e agguati,nemmeno immagina che cosa significano.E' un mondo che non gli appartiene.La prende come una richiesta un pò strana del suo patron.E un giocatore professionista sa bene che non è mai saggio contraddire chi gli paga lo stipendio,sopratutto se ha un livello di pazienza pari a zero,come Sibilia.
Gli si avvicina,il calciatore,e gli porge la medaglia,sorridendo e fermandosi a parlare con quel tifoso particolare,così diverso da tutti gli altri da doverlo incontrare in una gabbia,come nello zoo,non piu di un quarto d'ora.Dal fondo dell'aula,Antonio Sibilia osserva soddisfatto la scenetta,forse presagendo,in cuor suo,che la storia non finirà certamente li.Infatti,la storia,appena gliela raccontano,fa drizzare le antenne all'allora sostituto procuratore Diego Marmo,che apre un fascicolo per apologia di reato e convoca il patron dell'US Avellino per farsi spiegare le motivazioni di un simile atto, maturato proprio quando (ma Sibilia,questo,non può saperlo) negli investigatori inizia a farsi strada l'ipotesi che il costruttore di Avellino sia un fiancheggiatore della NCO,uno dei tanti imprenditori che fanno affari grazie al rapporto con il mondo della malavita e che al mondo della malavita devono soldi,successo e rispettabilità sociale.
Quando arriva in Procura,Sibilia non si scompone piu di tanto.Sembra quasi che a quella convocazione fosse preparato.Accompagnato dal suo avvocato di fiducia,il presidente precisa al magistrato che la medaglia a Cutolo non ha alcun significato particolare,ne è un messaggio in codice.Si tratta,piu semplicemente,di un gesto di gratitudine che Sibilia ha voluto rendere al boss,perchè lo ha protetto dalle bande di rapinatori che infestano la provincia di Avellino,a quel tempo,e perchè ha impedito che le Brigate Rosse facessero esplodere una bomba nello stadio Partenio.E' un gesto di riconoscenza,piu che di deferenza.Non spiega,però, Sibilia, per quale motivo i terroristi avrebbero dovuto prendersela con l'impianto sportivo di Avellino,visto che certamente non rientra nell'elenco degli edfici che hanno particolare valore politico o istituzionale.
CONTINUA DOMENICA PROSSIMA...

Nessun commento:

Posta un commento