Anglotedesco

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mercoledì 17 ottobre 2012

Ora siamo pigs,nel 1979-80 molto meno...



Questo sarebbe un argomento da proporre a OTTO E MEZZO di Lilly Gruber che ieri sera ha sfornato l'ennesima puntata scandalosa dove era presente Enrico Letta che insieme a lei, ha partecipato al Bilderberg lo scorso giugno negli Usa .C'era anche Beppe Severnigni che nonostante sia competente, è meglio quando fa l'interista.Certi poteri meglio non toccarli.
I sostenitori della moneta unica possono tirar fuori tutte le scuse che vogliono (anche la ridicola storia dello Zimbauwe ma da quando l'Italia ha l'euro, prima e dopo la crisi, la produzione industriale è decisamente calata.Provate a confrontare i dati del 1979-80 che sono riportati nel pezzo sotto e i dati di ora o dal 2002 al 2012.Non c'è bisogno di commenti.
I criminali dell'euro le stanno provando tutte, e purtroppo hanno anche i mezzi per rincoglionire piu gente possibile,ma l'uscita dell'euro non sarebbe un dramma come vogliono farci credere,piu che altro hanno paura della Germania che non la prenderebbe bene perchè si romperebbe  quel giocattolo che gli ha permesso di spradroneggiare in questa Europa unita del cavolo.Con una nuova moneta ,con una banca centrale pubblica che stampa moneta, che se la inventa dal nulla, aumenterebbe l'occupazione e gli stipendi. La sinistra neoliberista, criminale, quella di Prodi , vorrebbe svendere il patrimonio pubblico,ma cosa vorrebbero ottenere? Mettiamo che arriviamo a 350-400 miliardi di euro,con gli interessi sul debito al 4-5% il risparmio sarebbe di 15 miliardi.Nulla!
Ripetiamolo per l'ennesima volta,e lo faccio volentieri sopratutto nei confronti di coloro che,come me,hanno dovuto cominciare dall'inizio.
I problemi sono cominciati il 12 febbraio 1981 quando il ministro del tesoro Beniamino Andreatta propose la separazione tra il tesoro e la Banca d'Italia che avvenne in luglio.Da quel giorno la Banca d'Italia D'Italia non poteva piu acquistare i bot rimasti invenduti nelle aste e anche quello di stabilire il prezzo. Risultati? Dal 1981 lo stato italiano collocò i propri titoli ai privati, pagando un elevata tassa alla rendita finanziaria e alla speculazione. Un dannoso trasferimento dalle mani dello stato alla delinquenza monetaria.E i risultati si vedono, i risultati che leggete sotto,non si sono piu verificati.

da ANNUARIO RIZZOLI 1981-Avvenimenti 1979-80

Il 1979 è stato per l'industria italiana,il migliore da molti anni,e cioè da quando la crisi petrolifera del 1973/74 fece sentire i suoi pesanti effetti su una congiuntura industriale in piena espansione.
L'Italia registra nel 1979 il piu alto tasso di crescita della produzione industriale all'interno della CEE (Comunità Economica Europea),che è stato del 6,5% contro il 5,5% della Germania,il 4,2% del Belgio,il 3,8% della Gran Bretagna,il 3,3% dell'Olanda e solo il 2% della Francia.
Già dalle prime stime risulta che le esportazioni industriali sono cresciute del 10% e gli investimenti del 4,5%.Dal canto loro i livelli occupazionali sono aumentati dello 0,2% crescita questa che,seppur lieve,segna una inversione di tendenza dopo molti anni.
Buona parte di questi risultati è dovuto alle imprese minori,che hanno continuato a dimostrare notevoli capacità di tenuta nei confronti delle difficoltà operative.La "centralità" dell'industria italiana è confermata dai continui risultati brillanti che essa persegue in tutti i primi sette del 1980:malgrado le pessimistiche previsioni sull'andamento economico per il 1980 effettuate sia da organismi nazionali che internazionali l'aumento della produzione ,l'aumento della produzione prosegue a ritmo sostenuto per molti mesi.Dopo i livelli elevatissimi di febbraio,marzo ed aprile,l'aumento della produzione si attesta,a tutto luglio,sul 10,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente che,abbiamo visto,era già stato molto elevato.All'interno del comparto,le principali classi di industria che segnalano risultati positivi sono, ancora tutto luglio,il settore dei mezzi di trasporto con un incremento del 25,9%; le industrie meccaniche con il 17,2%:le metallurgiche con il 14,%;le imprese per la lavorazione dei minerali non metalliferi con il 13,7%; le chimiche con l'11,9%;le tessili con l'11% ed infine le industrie alimentari con il 3,9%.

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