Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 28 ottobre 2012

Salvatore Parolisi (dal libro di Melania Rizzoli)



Come tutti sanno, qualche giorno fa è stato condannato all'ergastolo il caporalmaggiore dell'esercito Salvatore Parolisi che con 36 coltellate uccise in un boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), Carmela Rea detta Melania.Oggi è domenica e per un giorno mettiamo da parte l'euro e l'Europa.
Viviamo in una società marcia ,drogata, dove la gente ,con il troppo benessere, la tecnologia e tante altre cazzate, è stata narcotizzata,incapace di reagire e i risultati si stanno vedendo.
Tutti i giorni vediamo delle gente completamente fuori di testa, leggiamo sui giornali abusi sui minori, anziani maltrattati, litigi inutili, sta a dimostrare che ,quando c'è una crisi,nessuno è capace di reagire.Basta andare nei posti pubblici o per strada,non puoi piu passeggiare sui marciapiedi perchè la gente arrivano sparati in bicicletta e se ti azzardi a dire qualcosa, ti tocca litigare, e quando li denunci ti senti dire sempre ripetere che non ce la fanno piu con questa situazione.
Per non parlare di internet ,che ha tolto un sacco di lavoro agli psichiatri,quello che scrivono sui forum e nei commenti ai video.
Ce la meritiamo questa situazione,inutile che ce la prendiamo con il primo che capita.

da DETENUTI-Melania Rizzoli (Sperling & Kupfer)

Nella sala colloqui del carcere di Teramo dove mi trovo in visita, vedo Salvatore Parolisi che sta parlando con il suo avvocato.Chiedo al direttore Stefano Liberatore,che mi accompagna nel giro ispettivo,di poterlo incontrare per accertarmi delle sue condizioni di salute.Avevo infatti saputo che era sotto osservazione della specialista psichiatra del carcere.
"Certo,onorevole.Mando un agente a chiedergli se vuole vederla.Sa, noi non possiamo obbligare nessuno a farlo.E lui in queste settimane è molto nervoso".
Salvatore Parolisi compare dopo pochi minuti dal fondo del corridoio,ha il passo lungo,oscillante ai lati,ed è accompagnato da un agente che non arriva alla sua spalla.E' un uomo giovane,alto, atletico e asciutto.Indossa un giubbino nero di tessuto con la zip,maglietta e pantaloni neri e scarpe da ginnastica bianche con il velcro.Si presenta a me con il solo cognome,mi stringe la mano e dice:"Eccomi.Sono Parolisi".Ha il viso sofferente e insofferente.
Ci sediamo in un piccolo ufficio delle guardie su due poltroncine con le rotelle,e con noi entrano il direttore Liberatore,il comandante Luzzi e un agente di scorta.
"Come sta,Parolisi?"
"Bene,non mi vede? Sono qui e sono venuto con le  mie gambe.Mi sembra sufficiente a capire.
"Mi vede dimagrito? Mi chiede se mangio? Senta,lasci stare me, lasci stare la mia salute.Io sto bene e qui vado in palestra.Si,vado in palestra tre volte alla settimana,tutte le settimane".
Parolisi ha un'aria provocatoria ,muove la sedia avanti e indietro sulle ruote,è nervoso e trattiene a stento quello che davvero vuole dire.Ha un'aria molto addolorata.
"Mi vede sofferente? E certo...mi hanno dato uno schiaffo e io ha dato la guancia...mi hanno dato un calcio e io ho dato il culo...come dovrei sentirmi? Ma non mi importa di me,lasciate stare me,dimenticate Parolisi... ditemi perchè non posso vedere mia figlia! Ditemi per quale motivo un padre,perchè io sono suo padre,non può vedere la figlia!"
Parolisi si batte il pugno sul petto."No, non l'ho piu vista mia figlia.Prima hanno detto che era mio diritto,poi dai primi di dicembre mi hanno impedito di vederla! anzi è stato peggio.L'hanno fatta arrivare fin qui, si rende conto ,dottoressa? Mia figlia ha fatto quattro ore di viaggio per arrivare fino a Teramo e poi non l'hanno fatta entrare...perchè? Vuole sapere perchè? Perchè piangeva! Io la stavo aspettando da ore,da giorni e da mesi!"
Parolisi si sporge verso di me che gli sono seduta di fronte e resta immobile con gli occhi sbarrati fissi nei miei.I suoi occhi sono belli e verdi,i capelli castani sono cresciuti,ha le basette lunghe e la barba di tre giorni.La sua voce è lamentosa e rancorosa.Ha una smorfia sul viso.Sembra sul punto di scoppiare a piangere.
"Se una bambina di due anni la danno in braccio a un'assistente che non conosce,che non ha mai visto, secondo lei che fa? Piange,no? E' logico.Invece a me hanno detto che mia figlia piangeva perchè era turbava...che aveva un trama...e allora per proteggerla,meglio non farmela incontrare...capisce? Non deve incontrare Parolisi,perchè Parolisi chi è? Stessa posa di prima e stesso sguardo fisso.
"Questa bimba certo che è turbata,ha perso sua madre e ha perso anche suo padre che sta chiuso qui dentro, come vuole che sia,serena e felice? E che sorrida agli estranei?
Continua a spingere la poltrona avanti e indietro,gestiscola con le lunghe braccia e la sua mimica è molto espressiva.
"La mia salute fisica non è niente in confronto a quello che sto sopportando.Io non sono un pazzo",dice battendosi la tempia con l'indice."Io so quello che dico, qui mi fanno vedere dallo psichiatra,ma io non sono matto, mi comporto bene,non do fastidio a nessuno,obbedisco.Voglio che siano rispettati i miei diritti di padre,di uomo e di cittadino,anche se non ho piu fiducia in niente,nella giustizia ,nelle istituzioni,negli avvocati,non funziona niente di niente in questo Paese..."
Salvatore Parolisi dall'inizio del nostro colloquio parla di se stesso in terza persona,sottolineando il fatto di essere diventato, suo malgrado,un personaggio della cronaca nera italiana,e per tutto il tempo del colloquio si è atteggiato a vittima di un'ingiustizia legale,morale e umana.
"Si,ogni settimana ricevo le visite dei miei famigliari.Ricevo le loro lettere e anche le lettere di tanti che mi scrivono.Cerco di rispondere a tutti,ma non ce la faccio.Dipende da come sto, da come mi sento."Parolisi inarca la schiena e la testa all'indietro sulla poltrona.Poi torna seduto diritto,si gira per un attimo ascontandomi e guardandomi fisso negli occhi.
"Mi chiede se dormo? Allora? Allora non capisce! Mi dica lei come farò invece...io che non ha fatto niente,e che voglio solo rivedere mia figlia! Mia figlia.Di due anni capisce? Mi deve dire questo!Voglio sapere solo questo! mi grida in faccia sporgendosi ancora verso di me.
Il tempo dell'incontro è finito.Parolisi mi saluta affranto e seccato, probabilmente perchè non ha avuto le risposte che forse sperava di avere da me.Mi gira le spalle mentre lo guardo allontanarsi con il suo passo lungo e ondeggiante che lo riconduce in cella accompagnato dalla sua guardia e dal suo ottobre.

Nessun commento:

Posta un commento