Anglotedesco

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martedì 20 novembre 2012

Intanto dal 1990 al 2011 il PIL giapponese è cresciuto meno di quello italiano...




Ho trovato della analisi interessanti fatte da IL MULINO e ho cercato di sintetizzarle al meglio.Interessante questo dati sulla crescita del Pil negli ultimi 21 anni.Questo dimostra,per l'ennesima volta che il Giappone, a differenza dell'Italia ha una propria moneta e che il suo debito enorme è in mano ai cittadini giapponesi a differenza dell'Italia che, dopo la separazione tra Banca d'Italia e Tesoro dal luglio 1981, si ritrova con gran parte del proprio debito in mani straniere che ovviamente fanno i loro interessi e i nostri tassi d'interesse sono molto superiori a quelli del Giappone che sono vicini allo zero.
Germania,Italia e Giappone detengono il primato di aver avuto i tassi di crescita del Pil piu bassi tra tutti i paesi della zona Ocse nell'arco di tempo che va dal 1990 al 2011.Solitamente questi tre paesi non hanno in comune l'idea della stagnazione economica ma quella dei miracoli economici del dopoguerra.Non ci sono dubbi che per molti anni questi paesi siano passati di successo in successo: rapida costruzione post-bellica (che con l'euro sarebbe impossibile),straordinario aumento del tenore di vita,creazione di stati sociali avanzati,affermazione di prodotti manufatti di chiara qualità sui mercati mondiali.
Negli anni 70' Italia-Germania-Giappone continuarono a svilupparsi a tassi superiori a quelli della media degli altri paesi dell'Ocse.La Germania ha attraversato un momento infelice tra la seconda metà degli anni 90' e la prima metà dell'ultimo decennio,tra il 1991 e il 2006,la crescita tedesca è stata identica a quella italiana.


CRESCITA PIL DAL 1946 AL 1953

ITALIA     :8,5%

GERMANIA   :10,7%

GIAPPONE   :8%

RESTO OCSE :2,7%


DAL 1953 AL 1973

ITALIA    :5,1%

GERMANIA  :4,8%

GIAPPONE  :8,0%

RESTO OCSE:2,9%


DAL 1973 AL 1990

ITALIA    :2,7%

GERMANIA  :2,0%

GIAPPONE  :3,0%

RESTO OCSE:2,0%


DAL 1990 AL 2011

ITALIA    :0,6%

GERMANIA  :1,4%

GIAPPONE  :0,3%

RESTO OCSE:1,5%

L'esperienza italiana è diversa da quella tedesca e giapponese che furono colpiti da forti apprezzamenti dei loro tassi di cambio reali.Questo portò,a sua volta, a ingenti perdite di quote di esportazioni sui mercati mondiali.In Italia non ci fu un vero boom a inizio periodo,non ci furono shock negativi in particolari frangenti,ci fu uno shock con risvolti positivi al momento dell'espulsione della Lira dallo Sme,dato il forte deprezzamento che ne conseguì.Durante la seconda metà di quegli anni 90',l'Italia fu sottoposta alla cura dimagrante che le venne imposta dalla necessità di soddisfare almeno uno dei parametri di politica di bilancio del Trattato di Maastricht richiesti per poter partecipare all'unione monetaria europea.
Tra il 1994 e il 2000,stime dell'Ocse mostrano che che il disavanzo di bilancio strutturale fu ridotto dal 7,5% all' 1% del Pil.Una stretta fiscale di tale mole non può non aver negativamente inciso sulla crescita del paese.

VANTAGGI GERMANIA E GIAPPONE CON LA GLOBALIZZAZIONE

Germania e Giappone hanno ottenuto vantaggi dal processo di globalizzazione dell'economia mondiale.Una prima conseguenza di questo processo di apertura è stato l'aumento del peso del commercio,questo ha a sua volta aumentato l'influenza del tasso di cambio reale nel trasmettere impulsi positivi o negativi.
Da quando esiste l'euro,l'Italia ha vissuto anni di costante apprezzamento,mentre la Germania è riuscita a mantenere la sua competitività e lo stesso ha fatto, pur con vistose fluttuazioni,il Giappone.
Altre differenze tra l'Italia e gli altri due paesi è nella struttura della sua industria e del suo commercio internazionale.Per questa struttura è completamentare con quella delle regioni emergenti con cui gli scambi sono rapidamente aumentati,piu grandi sono i potenziali vantaggi che la globalizzazione può generare.
Germania e Giappone hanno avuto anche un'altro vantaggio dalla globalizzazione, data la loro vicinanza geografica a due aree che si sono drammaticamente aperte al commercio mondiale nell'ultimo ventennio:l'Europa orientale e la Cina.La Germania ha sfruttato tale vicinanza geografica per delocalizzare molte delle loro attività a forte intensità di manodopera.Questo ha non solo ridotto i costi di produzione,ma ha anche decisamente contribuito all'abbassamento degli stipendi in patria.L'Italia,invece, si è ritrovata spiazzata,a causa,forse dei suoi successi precedenti,i distretti industriali dell'autunno caldo in poi avevano ottenuto ottimi successi su molti mercati europei.
Mentre Germania e Giappone negli anni 80-90 perdevano ingenti fette di mercato mondiale,la quota italiana di prodotti manufatti sulle esportazioni mondiali non scendeva.La piu recente globalizzazione però ha indebolito le piccole e medie imprese.Non solo queste aziende devono competere con imprese in paesi emergenti specializzate in simili prodotti,ma al contempo beneficiare di minori costi del lavoro.Esse data la loro dimensione,trovano molto piu difficile delocalizzare alcune delle loro attività verso questi piccoli paesi,cosa che normalmente le piu grandi aziende tedesche o giapponesi hanno fatto con maggiore facilità su larga scala sia in Europa orientale sia in Cina.

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