Anglotedesco

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martedì 18 dicembre 2012

L'Italia entra nell'euro.Romano Prodi:"Sull'ingresso nell'euro mi gioco il governo"




Da oggi fino a venerdi ,per poi riprendere il 28 dicembre,pubblicherò dei pezzi di questo libro scritto da uno dei tanti sostenitori dell'Europa cioè Paolo Deluffo. Il libro del 2007 che ho trovato in biblioteca,contiene  anche interessanti lettere di coloro che si possono definire "traditori della patria" ,hanno svenduto il nostro paese agli stranieri per un pugno di noccioline, ci hanno fatto entrare in Europa nonostante avessimo tutti i conti sballati ,un debito pubblico complessivo ben oltre il 60% come prevede il Trattato di Maastricht.Ci siamo entrati e adesso dobbiamo per forza ridurre il debito e fare sacrifici.Ma chi le fa i sacrifici? Indovinate un po...

da CARLO AZEGLIO CIAMPI.L'uomo e il presidente-Paolo Deluffo (Rizzoli)

Dal 24 novembre 1996 tutto era cambiato.Ormai, si giocava allo scoperto.Prodi, dopo il ritorno della lira nello SME,aveva dichiarato onestamente:" Sull'ingresso nell'euro mi gioco il governo:se non riesco mi dimetto.La vicenda del 1997 e dei primi mesi del 1998 fu quella di una battaglia di logoramento nella quale il ministero del tesoro dovette fronteggiare ondate successive di attacchi contro l'Italia a confortare ciampiu,vennero i dati del deficit che furono,di mese in mese,migliori delle previsioni.Il gennaio del 1997 iniziò con un imprevisto,avanzo di 2000 miliardi.Era un dato così inatteso che ci sforzammo di minimizzare,attribuendolo a casuali posticipi di incassi.Ma la sorpresa si ripetè nei mesi successivi.Il primo appuntamento importante dell'anno era previsto con il grande vertice bilaterale italo-tedesco a Bonne Francoforte previsto per il 7 febbraio.Per dieci giorni,la direzione generale del Tesoro,con l'aiuto di Piero Giarda e Paolo Onofri,consigliere economico di Prodi,prepararono un bellissimo documento di venti pagine,in inglese,sul bilancio pubblico e sull'economia italiana da presentare ai tedeschi.La mattina del primo febbraio il "Financial Times" sparò in prima pagina,ben corredato da dichiarazioni di fonti rigorosamente anonime,la presunta notizia di un piano segreto per proporre all'Italia un "ingresso  ritardato" presentato come un "compromesso salvafaccia" per venire incontro ai timori tedeschi che "il lancio di un euro forte e stabile al primo gennaio 1999 potrebbe essere a repentaglio e i mercati finanziari. potrebbero essere turbati se l'Italia fosse tra i primi membri dell'Ume".Secondo il "Financial Times" il timore maggiore per il mondo finanziario tedesco sarebbe stato proprio la presenza italiana nel Board della BCE ,che avrebbe potuto spingere per "operare una politica monetaria espansiva".Questo retroscena fece andare Prodi e Ciampi su tutte le furie.Il servizio venne seguito il 5 febbraio da un delizioso commento della direzione del giornale londinese intitolato non a caso Letting Italy Down Gently,stranamente convinto che l'Italia si sarebbe lasciata tenere fuori dalla porta,accettando di buon grado l'eslusione.Non contenti,lo stesso 5 febbraio ,il "Financial Times" dedicò anche la Lex Column al Prodi's Purgatorio",individuando con precisione che il tentativo italiano si basava sul gioco di convincere i mercati delle proprie possibilità e dunque di usare quel cavallo di troia per vincere la partita,come una profezia che si autoavverra.Hugo Dixon stigmatizzò il gioco sulla riduzione del differenziale (ormai la strategia era stata scoperta) per conquistare "il santo Graal dell'Unione monetaria".Dixon concludeva prevedendo che anche dopo un cooking the books il deficit italiano sarà superiore al 4%.Il problema sarà quello di far capire agli italiani che devono restar fuori.
A Davos,il 2 febbraio 1997 il banchiere Urlich Cartellieri aveva dichiarato che se "l'Italia fosse ammessa costituirebbe una bomba a orologeria all'interno dell'Unione".Se c'era davvero il rischio che l'Italia entrasse nell'euro, non era forse meglio rinviare tutto di qualche anno? Il primo febbraio a Davos,l'economista americano Fred Bergstein dichiarò con sincerità che "il dollaro,con l'euro,avrebbe per la prima volta un serio rivale".
Horst Sieber,direttore dell'istituto per l'economia internazionale di Kiel,uno dei quattro saggi consiglieri economici del governo e del parlamento tedesco,aveva dichiarato quello stesso giorno:"C'è una sola possibilità,lasciare partecipare solo i paesi a nord delle Alpi,Francia compresa,oppure lasciare perdere tutto.Moritz Lipp,membro del consiglio di amministrazione della Dresdner Bank, 2 febbraio:"La Spagna ce la può fare,per l'Italia è piu improbabile.Il compito politico della Germania e della Francia è di convincere la Spagna a stare fuori dall'inizio.L'idea di una soluzione ampia e una spada di Damocle sui mercati".Johann Wilhelm Gaddun,vicepresidente della Bundesbank:"Non ci sarà una unione monetaria a tutti i costi".Unica voce favorevole a Italia e Spagna,fu quella del finanziere George Soros.In una intervista eaccolta a Davos da Marco Cecchini e pubblicata il 3 febbraio dal "Corriere della Sera",Siebert insisteva e spiegava:" E' l'opinione pubblica in Germania,non i suoi governi,a essere scettica nei confronti dell'Italia".

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