Anglotedesco

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mercoledì 5 dicembre 2012

MARIO MONTI:"Con l'EURO meno sovrani ma piu uniti!" (2 parte)





In questo libro di Mario Monti si leggono cose di una gravità enorme.Piu uniti? Il risultato è esattamente il contrario,o forse ha ragione, con l'euro abbiamo perso tutti competitività.Non ho voglia di ripetere sempre le stesse cose sull'euro e l'Europa, quello che penso li trovate in questo post:

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/11/28/in-fila-per-le-primarie-dei-fascisti-democratici.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/11/26/maurizio-landini-non-sarei-contento-se-l-italia-uscisse-dall.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/11/13/che-brava-la-renzina-sara-biagiotti.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/11/10/dati-ocse-interessanti.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/11/05/michael-sturmer-con-berlusconi-sarebbe-la-fine-dell-euro.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/11/01/il-ministro-grilli-i-mercati-non-sono-dei-nemici-ma-rapprese.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/10/31/gianni-alemanno-dobbiamo-restare-in-europa.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/10/29/michael-bloomberg-l-italia-ha-vissuto-al-di-sopra-delle-prop.html

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2012/10/15/romano-prodi-e-contento-per-il-premio-dato-all-unione-europe.html

Voglio però rispondere al professor Monti con un pezzo di articolo che trovato su Corriere Economia del 26 novembre,parla della Francia,situazione difficile anche li a dimostrazione che l'euro ha rovinato tutti,colpa anche della crisi per carità ,ma con la moneta unica, tranne la Germania (ancora per pochissimo) ,tutti gli altri hanno perso competitività.

articolo sul CORRIERE ECONOMIA del 26 novembre 2012 di Danilo Taino

La sola statistica che al momento fa piacere al presidente Francois Hollande riguarda la crescita,che non è ancora negativa,la disoccupazione,però supera il 10% e arriva al 25% tra i giovani.E tutti gli indici puntano a una situazione preoccupante.L'ultima volta che Parigi ha bilanciato i conti pubblici,cioè non ha registrato un deficit,era il 1974.Da allora,il debito è salito da meno del 20% del Pil è oltre il 90% alla fine del secondo trimestre di quest'anno.L'obiettivo di disavanzo è il 4,5% del Pil per il 2012 e il 3% per il 2013 (concordato con Bruxelles ma non scontato, molto dipendente dalle dinamiche dell'economia).I numeri che spaventano di più,però,riguardano la capacità di competere dell'economia francese,per mantenere uno stato che spende il 56% del Pil,cifra piu alta in Europa,superiore di cinque punti anche a quella svedese,le tasse superano il 40% del prodotto interno lordo. E gli oneri che le imprese pagano sfiorano il 30% del costo del lavoro e inflessibile e quelli dei servizi e del commercio ancora rigidi.
Risultato,la competitività dell'economia è in netto calo:ormai la Francia ha uno dei saldi commerciali peggiori d'Europa,quasi sei miliardi lo scorso agosto.Questi numeri sono già un problema,indicano tendenze che,se non messe sotto controllo,porterebbero a crisi gravi nel giro di pochi anni. La fotografia piu netta di questa realtà sta nell'enorme difficoltà dell'economia francese a creare aziende private medie e medie-piccole.Mentre in Germania e in Italia,e sempre piu anche in Gran Bretagna,la creazione di imprese è un'attitudine diffusa e spontanea,in Francia l'approccio è sempre dall'alto verso il basso: quando l'ex presidente Nicolas Sarkozy ha voluto intervenire nel settore,ha creato un fondo strategico d'investimento,sostenuto dallo stato,per comprare quote di imprese".

dal libro di Mario Monti LE PAROLE E I FATTI (Rizzoli)

E' raro che a suscitare ammirazione in altri, e intima soddisfazione in ciascuno di noi,sia una buona prova all'intera collettività.Ancora piu raro è ciò che avvenga,come in questo caso, quando la prova riguarda valori non radicati nella nostra società:come la disciplina finanziaria,mantenuta a lungo, e non, ad esempio, uno slancio breve e intenso di solidarietà.Quegli italiani che, leggendo queste righe,ritenessero di non avvertire in sè neppure una pacata soddisfazione,facciano la controprova.Non sarebbero oggi piu a disagio del solito, nel sentirsi italiani,se avessero visto gli spagnoli,i portoghesi, i finlandesi celebrare la fusione delle loro monete nell'euro con il marco tedesco e il franco francese,con l'Italia invitata a restare fuori per qualche anno?
Che cosa penserebbero quegli italiani del loro paese,del loro stato e,se sono sinceri fino in fondo,di se stessi?
Anche l'unità territoriale dell'Italia viene rafforzata ,dal Nord al Sud.Se L'Italia non fosse entrata nell'Unione Monetaria fin dall'inizio, le tendenze secessioniste di una parte del Nord avrebbero subito una spinta obiettiva e una,ancora maggiore,spinta emotiva.
Quanto al mezzogiorno,oggi esso ha almeno una speranza: se l'Italia saprà diventare complessivamente piu competitiva e se certe lacune storiche del meridione saranno affrontate con lo stesso vigore con cui la sfida dell'euro ha fatto affrontare certe lacune storiche dell'intero paese,allora il Mezzogiorno sarà in grado di valorizzare i propri punti di forza su scala europea.Con l'Italia fuori dall'euro,il mezzogiorno sarebbe stato la parte piu esposta alla decadenza di un paese emarginato.
Infine,con l'Italia nell'euro,si rafforza l'unità nazionale nel senso che diviene piu importante di prima,e non meno, come si potrebbe pensare,il ruolo dell'Italia come soggetto unitario. Non solo,cioè, i singoli italiani possono riconoscersi piu volentieri,e le regioni d'Italia coesistere meglio,nel loro paese:ma l'importanza delle decisioni del paese, ma l'importanza delle decisioni del paese come tale è destinata ad aumentare.I singoli cittadini,le singole imprese,le singole aree territoriali,con l'euro,appartengono ora pienamente al mercato unico europeo.La competizione che in esso si svolgerà sarà piu dura di prima.Gli stati non potranno usare,anche se ne avranno piu di prima la tentazione,strumenti preferenziali o discriminatori a favore dei loro cittadini e delle loro imprese.Ma,anche per questo è destinata ad aumentare l'importanza delle politiche volte,nel rispetto delle regole comunitarie,ad accrescere la competitività,a rafforzare la propria economia rispetto a quelle altrui,per proiettarsi con sicurezza nel futuro.

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