Anglotedesco

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domenica 16 dicembre 2012

Quando Colomba,Savoldi,Paris,Zinetti,Dossena cercarono di...



Da piu o meno un mese è uscito nelle librerie il libro di Giancarlo Petrini (figlio di Carlo) "PEDRO-ricordo di mio padre".Non l'ho acquistato,l'ho letto metà alla Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano quando la settimana scorso sono andato in piazza della Scala (i video li trovate sul mio canale Youtube).E' bellino, a tratti commuovente quando parla della morte di suo fratello Diego morto per un tumore a 18 anni  (era del 76' come me),sepolto al cimitero di Levanto (La Spezia) dove sono stato in vacanza per 25 anni e che tutti gli anni ,2-3 volte,  vado a farci un giro; però con tutto il rispetto, i libri scritti da suo padre,sopratutto i primi due NEL FANGO DEL DIO PALLONE e IL CALCIATORE SUICIDATO, sono tutt'altra cosa. Ci raccontano com'è veramente l'ambiente del calcio, quello che di deve fare ma che non si deve dire e poi la vergognosa giustizia italiana che ti perdona tutto, che permette a chiunque di commettere reati perchè tanto di verrà data una seconda chance.Gurdate un po quello che è successo recentemente, ntonio Conte fa la vittima quando in realtà avrebbe meritato molti anni di squalifica.
Mi vien da ridere quando sento i telecronisti o giornalisti parlare bene dal punto di vista umano di certi giocatori, un mondo dove c'è dentro tutta la criminalità del pianeta e che devi accettare le regole senza dir nulla fregandosene che ci sia gente poco intelligente ,(tra questi c'ero anch'io fino ad una decina di anni fà)che spenda soldi per assistere alle loro partite.

da NEL FANGO DEL DIO PALLONE-Carlo Petrini (Kaos)

L'ufficio inchieste della Federazione cominciò gli interrogatori.Noi del Bologna, io (Carlo Petrini) ,Colomba,Savoldi,Paris,Dossena e Zinetti,venimmo ascoltati varie volte dal procuratore federale Manin Carabba,negli uffici bolognesi della compagnia di assicurazioni del nostro presidente Fabretti.
Capimmo che gli inquirenti della giustizia sportiva non erano interessati a sapere tutta la verità dei fatti:avevano fretta di chiudere la faccenda al piu presto,volevano solo qualche ammissione di qualche nome da dare in pasto all'opinione pubblica.In base al regolamento federale,non dovevano dimostrare la nostra colpevolezza,dovevamo dimostrare la nostra innocenza.Ma noi eravamo convinti che bastasse tenere duro e negare tutto,anche noi volevamo che l'inchiesta si chiudesse in fretta.
Alla fine del mio primo interrogatorio dichiarai ai giornalisti:"Ho detto che quando giocavo nella Roma Massimo Crucianio era un amico di tutti noi giocatori,potrei fare i nomi di venti miei ex colleghi romanisti che avevano con lui rapporti di cordiale amicizia.Noi gli davamo biglietti gratis per vedere le partite all'Olimpico, e lui ci dava cassette di frutta gratis".Qualche giornale,intanto,scriveva che a Cruciani era stata chiusa la bocca con 300 milioni.
Ricordo come se fosse ieri uno di quegli interrogatori di Carabba.per primo entrò Savoldi, che cinque minuti dopo uscì pallido come un morto.Lo accompagnai in bagno, barcollava,stava per svenire.Quando si riprese mi raccontò che Carabba aveva cominciato l'interrogatorio dicendogli:"Lei ha una famiglia,ha un figlio:tutta questa situazione potrebbe rovinare anche loro".Era vero:a Genova i miei figli Carlo,di 11 anni, e Barbara,di 10 (Diego,per fortuna,ne aveva solo 4),tornavano da scuola raccontando di umiliazioni e insulti da parte dei compagni,e perfino da parte di qualche insegnante.Prima ancora di essere dichiarati colpevoli da una qualunque autorità,eravamo considerati Traditori della Patria,dei personaggi piu schifosi degli assassini.
Davanti al procuratore federale noi sei continuammo a negare tutto.Anche perchè il pareggio con la Juve ce lo aveva ordinato la dirigenza,e non c'era nessuna prova che fosse stato concordato; quanto al pari combinato con l'Avellino,il risultato della partita non era stato il pareggio,per cui non ci potevamo condannare per omicidio senza il morto.
La stampa,intanto,scriveva che Cruciani e Trinca avevano cominciato a rispondere alle domande dei magistrati di Roma.Leggendo queste notizie mi venivano i sudori freddi.Domenica 16 marzo i giornali scrissero che i giudici avevano mandato una prima serie di comunicazioni giudiziarie per truffa: fra gli altri,al presidente e all'allenatore della Juve (Boniperti e Trapattoni) e a quelli del Bologna (Fabretti e Perani) per la partita combinata Bologna-Juventus.
La sera ,alla "Domenica Sportiva",fecero rivedere i due autogol di Bologna-Juve.Bettega,in collegamento da Torino,era indignato, fece una gran bella sceneggiata.Noi, vedendo la scena in Tv,trovammo la forza di ridere:non era solo un ottimo giocatore,l'attaccante della Juve era anche un grande attore.
Il campionato,in mezzo a questo casino,proseguiva come se niente fosse.Fino a domenica 23 marzo.
La sera di sabato 22, vigilia di Catanzaro-Bologna,mi arrivò una telefonata da Roma dell'amico Roberto.Mi consigliava di non andare allo stadio, l'indomani,perchè rischiavo di essere arrestato  insieme a molti altri calciatori:alla fine delle partite sarebbero scattati un certo numero di ordini di cattura  emessi dalla Procura romana.Ero sconvolto,non sapevo cosa fare,passai la notte senza chiudere occhio.Non dissi niente agli altri cinque:avevo paura che a qualcuno cedessero i nervi e crollasse confessando tutto.
Martedi 25 marzo andai a Roma,alla caserma della Guardia di finanza di via dell'Olmata,per l'interrogatorio da  parte del magistrato.Insieme a me c'erano Savoldi,Paris,Colomba,Zinetti,Dossena,e l'allenatore Perani.
Davanti alla caserma c'era una ressa di fotografi,telecamere,giornalisti, curiosi,tifosi che imprecavano o applaudivano mentre noi giocatori entravamo accompagnati dagli avvocati.Sulla mia faccia, e su quella degli altri colleghi presenti là dentro in quel momento,c'era stampata l'incredulità di una categoria che aveva sempre pensato di essere intoccabile.Eravamo tutti accusati di truffa,con il  rischio di una condanna penale a molti anni carcere.
Quando arrivò il mio turno entrai nella stanza del giudice Ciro Monsurrò,che mi interrogò sopratutto a proposito di Cruciani. Mi domandò se nei mesi precedenti fossi stato all'Hotel Midas e se avessi  pagato io il conto.Gli risposi: "Certo,chi vuole che lo sabbia pagato?"E lui,gelido: "Strano:ci risulta che il conto lo abbia pagato Cruciani".La fronte ni si riempì di sudore.Per il resto negai tutto,come al solito.
Dopo essere stato interrogato dal giudice Monsurrò,mi volle sentire anche il secondo magistrato penale che indagava,Vincenzo Roselli.Voleva sapere se avevo mai parlato al telefono con il padre di Massimo,Ferruccio Cruciani.Gli risposi che non lo sapevo,mi telefonava un sacco di gente...Allora lui, molto scocciato,mi ordinò di presentarmi l'indomani nel carcere di Regina Coeli,alle ore 16,per un confronto.Mi tremavano le gambe.
Anche Paris doveva presentarsi l'indomani a Regina Coeli,era terrorizzato.Savoldi, Colomba, Dossena, Zinetti e l'allenatore Perani,invece, dopo l'interrogatorio erano piu sollevati,loro ripartirono subito per Bologna.
Io e Paris passammo la notte in un albergo vicino a piazza Cavour.Una notte pesantissima:lui piangeva come una fontana,mentre io bestemmiavo come un turco...Il giorno dopo dovevamo entrare in carcere,e non sapevamo se ne saremmo usciti.
Arrivammo davanti a Regina Coeli pochi minuti prima delle 16.Paris era così sconvolto che faceva pena,io non riuscivo neanche a parlare.Dentro ci trovammo Cordova accompagnato dall'avvocato Leone:anche Ciccio era a pezzi, ci stringemmo le mani come manichini.Al piano di sopra  una decina di nostri colleghi giocatori stavamo rinchiusi dietro le sbarre,forse noi stavamo per raggiungerli.Dopo mezz'ora di attesa snervante arrivò una guardia:disse che ce ne potevamo andare,che il confronto non era piu necessario.
Fuori dal carcere io e Paris ci mettemmo a correre come due bambini.L'umiliazione della galera ci era stata risparmiata,almeno per il momento.
In serata noi due tornammo a Casteldebole.Gli altri quattro ci accolsero con grande calore.Non ci eravamo mai sentiti così vicini,così legati.
La sera del mio trentaduesimo compleanno arrivarono nella mia stanza Savoldi, Paris,Colomba e Zinetti.Beppe mi diede un bel regalo,una colombina di ceramica con un biglietto:"Pedro,sei libero come questa colomba".Io ero quasi commosso,proprio non me l'aspettavo.Poi Beppe mi domandò: "Quanto prendi di ingaggio?".Lo guardai stupito, fra noi giocatori questo argomento era tabù:"Perchè lo vuoi sapere?"."Rispondi",insistette lui,"quanto ti da il Bologna?". "38 milioni".Loro quattro si guardarono,poi Beppe disse: "Noi siamo disposti a pagarti questa cifra per tre anni piu i premi partita".E da Torino ti faranno avere 200 milioni in Svizzera...".In cambio di cosa? "Devi prenderti tutte le colpe per Bologna-Juventus...Devi dire che ti sei inventato tutto,e che hai detto a Cruciani una balla...Se accetti, arriva subito Manin Carabba a interrogarti,e tutta questa storia finisce".Avrei dovuto dire all'inquisitore federale la balla che Bologna-Juventus non era stata una partita truccata,che quello che aveva detto a Cruciani me l'ero inventato...Mi spiegarono che in fondo la mia carriera di giocatore era quasi arrivata al capolinea,e che non avevo niente da perdere prendendomi tutte le colpe,anzi ci avrei guadagnato parecchi soldi.
Ero senza parole,facevo fatica a credere alle mie orecchie."Pensaci bene",mi raccomandarono prima di uscire dalla mia stanza,"ma decidi in fretta".
Non sapevo proprio cosa fare,quella proposta mi faceva un po schifo,ma piu ci pensavo piu mi tentava:200 milioni in Svizzera,piu tre volte 38 milioni,piu i premi partita...
Era una decisione difficile,e non riuscivo a prenderla.Pensai di consultarmi con mia moglie e mio suocero.Li incontrai a metà strada fra Bologna e Genova,in un bar di  Brugnato (La Spezia).Gli spiegai la faccenda,e loro mi dissero che non dovevo assolutamente accettare,che non mi dovevo fidare perchè poteva essere tutta una manovra per incastrare solo me.
Tornai a Casteldebole e dissi a Savoldi,Dossena, Paris,Zinetti e Colomba che avevo deciso di rifiutare la loro proposta.Sbiancarono in faccia,tentarono in insistere,si incazzarono,ma io non cambiai idea.Non volevo fare il capro espiatorio in cambio di promesse.

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