Anglotedesco

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domenica 24 febbraio 2013

Santino Orsi,sopravvissuto ai campi di concentramento (Jugoslavia) e Heysel



Lunedi scorso sfogliavo in biblioteca i giornali delle città vicino alla mia e ho trovato questo articolo sulla Libertà di Piacenza che in queste ore spera nella vittoria di Pierluigi Bersani.C'era una delle foto simbolo della strage dell'Heysel dove morirono 39 persone, io che allora non mi perdevo un numero del Guerin Sportivo ,non potevo non ricordarmela.Non sapevo che era piacentino e che suo padre fosse riuscito a sopravvivere sia nei campi di concentramento di Tito che all'Heysel.Una storia davvero interessante quella di Santino Orsi.

da LA LIBERTA' del 18 febbraio 2013-Articolo di Mauro Molinaroli

Due storie vere per Santino Orsi,l'uomo che visse due volte.L'uomo uscito due volte dall'incubo di una morte annunciata oggi ha 91 anni,abita nei pressi della Galleana,è persona cordiale e molto lucida.Non penseresti mai che la sua esistenza è stata segnata così pesantemente da due eventi talmente tragici di fronte ai quali chiunque non troverebbe la forza di sorridere e di guardare avanti.

IL PASSATO PESA

Lui si, perchè c'è un senso a tutto anche al dolore ed alla morte.Perchè il tempo su shakerare i ricordi e lenire le sofferenze.Perchè l'oggi è meglio di ieri,ma il passato pesa,pesa come un macigno:prigioniero nella Jugoslavia di tito dall'aprile 1945 al Natale del 1945,ha rischiato anche di morire di calcio allo stadio dell'Heysel a Bruxelles,il 29 maggio 1985,durante la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e liverpool.Lui era in quel maledetto settore "Z" insieme al figlio che lo salva accorgendosi che sta per essere soffocato da una montagna di persone che spingono per uscire da quell'inferno.Entra in coma,si sveglierà qualche giorno dopo  all'ospedale di Saint Luc di Bruxelles,ma la vita difficile era aveva toccato punte incredibili dopo la caduta del Terzo Reich avvenuta l'8 maggio 1945.

PRIGIONIERI A LUBIANA

Diverse migliaia di militari,in maggioranza italiani,ma anche tedeschi e qualche slavo,con l'inganno vengono fatti prigionieri e condotti a Lubiana,città vicina ai confini con l'Italia,attraverso la Jugoslavia settentrionale fino a Novi Vrbas ,importante centro agricolo al confine ungherese con l'obiettivo di sostituire gli ungheresi cacciati dalle loro terre nei lavori nei campi e nelle fabbriche.La marcia dura 38 giorni,tra i deportati c'è proprio lui,Santino Orsi,reduce dalla campagna di Russia e della Grecia poi:"Da Lubiana a piedi ci tradussero  a Novi Vrbas,eravamo piu di 1.500 italiani,tornammo in 800.Tutto avvenne senza cibo nè bevande,spiega,mentre sfoglia un libro scritto da un suo compagno di allora,Giuliano Marzaroli,dal titolo "La marcia della giovinezza (Edizioni Ets) dove Santino è piu volte citato,che riporta proprio i giorni di quella devastante marcia,quel viaggio nel cuore del comunismo di Tito, bevavamo l'acqua nei fossi, mangiavamo le radici degli alberi e qualche patata.Il percorso passava attraverso piccoli centri abitati,e spesso anzichè essere aiutati la gente ci insultava ed a volte ci picchiava.Mi creda,ho ritrovato il libro di Giuliano Marzaroli e mi sono ritrovato nell'inferno di allora.Mi chiedo se sarà ancora vivo,però quel viaggio,quelle sofferenze e quelle torture sono ferite che non si cicatrizzano".

LA DEPORTAZIONE

L'onta della deportazione,il Danubio limaccioso,città mai viste:"Urlavano che eravamo fascisti,prosegue Orsi,e la gente si sfogava sputandoci addosso e picchiandoci.Osijek rimane un incubo,una città terribile e ognuno di noi si rendeva conto che dimagriva di giorno in giorno.Senza una ragione ci stavano portando a forza in una città che non conoscevamo,una località che avrebbe ospitato migliaia di montenegrini.Ma questo noi non potevamo saperlo.Si dormiva nei prati,tra l'umidore ed il solo conforto era di contarci,ritrovarci e capire che eravamo vivi.Fu forte la voglia di lasciarci scivolare a terra.Giungemmo a Backa,la regione piu a est della Jugoslavia il 17 giugno.La marcia era finita.Saremmo stati forza-lavoro per l'agricoltura e per le fabbriche.Ci diedero del pane e non ci parve vero.Ci misero in uno stanzone,il risveglio fu terribile".

IL LAGER

Eravamo in un lager e il comandante ci fece fare molte flessioni,una punizione inspiegabile.Eravamo deboli,stanchi,non  sapevamo come sarebbe finita,ma so per certo che ciò che vivevamo era l'inferno.Eppure il lavoro in fabbrica era durissimo diviso per turni, con pesanti mazze molti di noi dovevano spezzare pietre prese dalle cave, altri prigionieri le estraevano e poi venivano cotte nei forni a ciclo continuo e trasformate in calce viva.Facevo l'"elecriciaio",l'elettricista per intenderci.Mi chiamarono per installare la prese delle case ed i montenegrini probabilmente non avevano mai avuto la luce elettrica;una sera mi chiamarono chiedendomi come si spegnessero gli interruttori, con un gesto della mano spensi in un attimo".

HEYSEL-LA FINALISSIMA



La domenica precedente la partita, Santino cade dalla bicicletta e sbatte la testa,sembrano segni di un destino beffardo.Padre figlio sono indecisi se partire o meno.Poi vanno:"Un'ora prima della partita gli hooligans,violenti ed ubriachi piu che mai,dicono,cominciarono a spingersi verso il settore Z a ondate,sfondando le reti divisorie,reti che non erano per niente sufficienti a garantire un'adeguata sicurezza:la tifoseria organizzata bianconera è nella curva opposta,molto lontano; quel settore è occupato solo da gente buona,da famiglie che vivono un dramma che non dimenticheranno piu.Eravamo impauriti,anche per il mancato intervento e per l'assoluta impreparazione delle forze dell'ordine belghe,che ostacolavano la fuga degli italiani verso  il campo manganellandoci.Nella grande ressa che venne a crearsi,alcuni si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati,altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore adiacente,altri si ferirono contro le recinzioni.Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso,moltissime persone rimasero schiacciate,calpestate dalla folla e uccise nella corsa verso una via d'uscita".

L'INFERNO

Prosegue Fausto Orsi:"Anche noi cercavamo di raggiungere il campo,ma era impossibile.Mio padre cadde e fu travolto da una folla che spingeva,che cercava a tutti i costi di salvarsi.Mi accorsi dov'era perchè indossava un paio di calzoni con un disegno a quadri,molto ben visibile.Ricordo che mi tuffai in quel marasma,cercai mio padre che aveva perduto i  sensi,improvvisai una respirazione bocca a bocca e dopo diverso tempo fu portato in un ospedale militare nei dintorni dello stadio.C'era l'inferno,la gente che piangeva,si disperava,sangue ovunque,feriti,i morti che neppure impressionavano piu in quel marasma.Raccontare oggi quel che accadde allora è riaprire una ferita che ha impiegato molto tempo a cicatrizzarsi.Fu quando mio padre giunse all'imponente ospedale di Saint Cloud che mi resi conto che avrebbe potuto farcela.Un centro medico molto attrezzato,lui era tenuto in coma farmacologico.Ci raggiunse anche mia madre,fu un mese molto strano,particolare.Santino intanto giorno dopo giorno riprendeva conoscenza-mi volevano tutti bene,fui trattato in modo esemplare.Fecero il possibile per farmidimenticare quel dramma.Mio figlio era tornato a Piacenza,c'era il negozio di elettrodomestici e l'attività di elettricista da mandare avanti.Io rimasi a lungo.La foto in cui ero a terra esanime divenne una sorta di simbolo nonchè la copertina del Guerin Sportivo".

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