Anglotedesco

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venerdì 8 marzo 2013

A Milano,Roma e Napoli i clandestini li sfruttavano già dagli anni 70'...



Solito appuntamento del venerdi con le mie vecchie e preziosissime enciclopedie degli anni 70-80, ci tengo a pubblicarle perchè troppa gente (la maggior parte) parla a vanvera ,da ultrà, senza sapere con precisione quello che dice, e sopratutto senza mai dare un dato.
Il pezzo sotto dimostra che l'Italia non ha mai affrontato con chiarezza il problema dell'immigrazione, il problema principale è la mentalità dell'italiano, l'ipocrisia ,altro che paese solidale verso lo straniero ,il rifiugiato, la verità è che si cerca sempre di fare i furbi e la costituzione italiana (che io a differenza di molti ipocriti del Pd ,la considero vergognosa) permette leggi scandalose che li protegge con la scusa che l'Italia da una seconda possibilità a tutti.
Visto che l'articolo parla di crisi e immigrazione, pagherei per sostituire la situazione di oggi con quella di allora.Parlando da emiliano (ma vale lo stesso per altre regioni del nord) la disoccupazione giovanile era bassissima, di posti di lavoro ne trovavi tutti i giorni e l'immigrazione straniera era inesistente (solo qualche vù cumprà) mentre oggi sembra di essere nei ghetti di Chicago e la microcriminalità da quando gli stranieri sono arrivati anche qui, è aumentata del 70%.
In certe città li sfruttavano già dagli anni 70' e non c'è da sorprendersi, qui non siamo in Svizzera ,Danimarca o Svezia dove l'immigrato inutile ,irregolare viene cacciato senza tanti problemi mentre nel Belpaese su pressione di associazioni (di sinistra) a fine di lucro ,dotari di lavoro semianalfabeti,chiesa ,ti danno dello schifoso fascista se solo provi a selezionare in maniera decente gli ingressi degli stranieri sopratutto quelli che arrivano dall'Africa.

da ENCICLOPEDIA RIZZOLI

Gli anni della crisi economica hanno profondamente modificato il quadro dei flussi di mobilità nel mercato del lavoro europeo.Due sono i mutamenti che toccano maggiormente l'Italia:l'ondata dei rimpatri,provenienti da quei paesi europei che hanno attuato una rigida politica di stabilizzazione della manodopera straniera,a cui si è aggiunta la crisi economica,e una crescente immigrazione sopratutto dei paesi in via di sviluppo.
La politica di stabilizzazione messa in atto dai principali paesi importatori di manodopera) (in primo luogo Germania,Francia,Svizzera,Svezia) sin dall'inizio degli anni 70', e quindi con un certo anticipo sui tempi della crisi,aveva inizialmente per obiettivo la "crescita zero" della popolazionestraniera.Ma l'improvviso rallentamento delle economie occidentali ed il rapido aumento della disoccupazione interna
hanno spinto questi paesi ad adottare misure piu drastiche per accellerare il deflusso.Germania e Francia hanno sospeso ormai da alcuni anni il reclutamento di manodopera straniera e limitato fortamente sia la regolarizzazione dei clandestini che l'accesso dei membri delle famiglie degli immigrati sul mercato del lavoro.La Svizzera persegue da tempo una politica di sfoltimento dei lavoratori annuali (cioè dotati di un permesso di lavoro valido per un anno,che rappresenta il primo gradino dell'immigrazione) mentre la Svezia accoglie soltanto i rifiugiati politici.
Naturalmente queste misure non riguardano i lavoratori dei paesi membri della CEE (poichè il Trattato di Roma impone la libera circolazione della manodopera all'interno della Comunità),i quali tuttavia vengono scoraggiati sia dalla forte diminuzione della domanda di lavoro che dagli incentivi corrisposti sotto varie forme a coloro che vogliono tornare in patria (pensionamenti anticipati,premi a gratifiche, ecc).In Italia è dal 1973 che il rapporto espatri-trimpatri si è invertito e presenta un saldo nettamente positivo a favore dei lavoratori che rientrano,i quali hanno determinato nel quinquennio 1973-77 un incremento netto di popolazione nel nostro paese di circa 70.000 unità.
A questo incremento va poi aggiunta una presenza sempre piu massiccia di lavoratori stranieri,per lo piu clandestini,valutabile secondo le stime del Censis intorno alle 400.000 unità.Si tratta,è chiaro,di un fenomeno strettamente collegato al precedente.La chiusura di un certo numero di sbocchi nei mercati di accesso tradizionali non poteva non provocare una redistribuzione dei flussi migratori provenienti dai paesi extra-europei.Ma il fatto sorprendente è che questa ondata di riflusso coinvolge paesi di solida tradizione emigratoria come l'Italia,la Spagna e persino,anche se in misura minore,la Grecia e il Portogallo.
Per quanto riguarda l'Italia il fenomeno sarebbe connesso,sostiene il Censis,con il progressivo abbandono da parte della nostra manodopera di alcuni mestieri particolarmente dequalificanti e demotivanti,specienel terziario,ed in genere al rifiuto delle mansioni piu umili e faticose (manovale,bracciante e via dicendo).Solo cosi può spiegarsi la contemporanea presenza,da un lato,di oltre un milione e mezzo di disoccupati fra i quali molti con titoli di studio e dall'altro di un esercito di immigrati clandestini di questa entità.
La contraddizione fra i due fenomeni è soltanto apparente.I disoccupati in questione sono per tre quarti giovani in cerca di prima occupazione,spesso forniti, comme abbiamo visto,di un elevato livello di istruzione,che preferiscono restare senza lavoro piuttosto che regredire in settori di attività dequalificati.L'immigrazione straniera, secondo l'interpretazione del Censis,non rappresenta quindi una circostanza aggravante della problematica occupazionale giovanile,bensì "un fattore stabilizzante dei profondi scompensi che si verificano all'interno del mercato del lavoro per l'esistenza di un'area sempre piu ampia di domanda di lavoro nei settori penosi e dequalificati che resta sostanzialmente inevasa".
Naturalmente,fra le attrattive che l'immigrato presenta per chi lo assume non vi è soltanto la disponibilità ad accettare condizioni di lavoro particolarmente gravose ma anche l'elevata mobilità,il basso costo della sua manodopera (sopratutto in conseguenza dell'evasione contributiva e fiscale) e la situazione di totale soggezione al datore di lavoro in cui viene posto dalla sua condizione di clandestino.Non a caso infatti il fenomeno è quasi unicamente urbano e interessa prevalentemente le grandi città come Milano (80-100.000 stranieri),Roma (80-100.000),Napoli (20-30.000) e via dicendo,dove questi irregolari possono occultarsi piu facilmente,godendo delle necessarie complicità.Certo è che il loro mantenimento in condizioni di clandestinità e di isolamento non può essere tollerato piu a lungo per ovvi motivi sociali.

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