Anglotedesco

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lunedì 25 marzo 2013

Iraq,dieci anni di fallimenti.Il vero motivo dell'invasione



Anch'io non credo alla storia delle armi di distruzione di massa,credo invece che i motivi siano monetari e sono d'accordo con quello che scrivono Marco Della Luna e Antonio Miclavez in EUROSCHIAVI (Arianna Editrice):

"E come è avvenuto con l'invasione dell'Iraq,un atto essenzialmente di imperialismo monetario a sostegno del Dollaro,inizialmente giustificato con menzogne su inesistenti armi di distruzione di massa e non meno falsi collegamenti con Al -Qaida.I governanti americani, infatti,oltre a ottenere un immediato rincaro del petrolio (quindi un aumento della domanda di Dollari per comperarlo),poco dopo l'occupazione hanno costituito una banca centrale di emissione irakena,e le hanno imposto di coprire al 100% con Dollari l'emissione della moneta nazionale irakena.Il che comporta che l'Iraq deve forzatamente procurarsi Dollari,ossia pezzi di carta non coperti alcunchè e superinflazionati (30.000 miliardi di credit derivatives in dollari nel mondo,secondo MF del 2 febbraio 2007), e per farlo deve cedere in cambio il suo petrolio."

da L'INTERNAZIONALE-Articolo del EL PAIS

Le bombe che il 19 marzo hanno ucciso piu di 50 persone nei quartieri sciiti di Baghdad non sono un fatto eccezionale in un paese in cui ogni anno 4000 persone muoiono in attentati simili.Sono la dimostrazione della tragica realtà dell'Iraq a dieci anni dall'invasione statunitense,compiuta in nome della "sicurezza globale",come recitava l'ultimatum di George W.Bush a Saddam Hussein.In Iraq non c'erano armi nucleari nè chimiche,e Baghdad non sosteneva il terrorismo islamico.L'invasione che ha distrutto le strutture politiche e militari della dittatura ha scatenato una guerra civile con decine di migliaia di morti,in gran parte per mano delle milizie che si sono formate nel vuoto di potere.una decina d'anni e un miliardo di dollari dopo,nessuno può garantire che l'Iraq riuscirà a sopravvivere come stato unitario e democratico.
In teoria,il governo iracheno cerca di conciliare gli interessi della maggioranza sciita e quelli delle minoranze sunnite e curde.In realtà,nel 2005 è andato al potere un primo ministro con tendenze autoritarie,lo sciita Nuri al Maliki,che esercita un ferreo controllo sui servizi di sicurezza e mira a restare in carica anche dopo la fine del secondo mandato,contro la volontà del parlamento.I sunniti,che dormivano sotto Saddam,oggi sono gli oppressi,in lotta aperta contro il governo.Ai curdi del nord,che sono di fatto indipendenti e controllano una regione ricca di petrolio,interessa poco o nulla appartenere all'Iraq.
Non solo erano falsi i motivi con cui Bush e Blair giustificarono l'invasione,ma erano sbagliate anche le conseguenze teoriche.La democrazia non ha messo radici,il terrorismo non è stato estirpato e l'Iraq è oggi un laboratorio del fanatismo islamista.Baghdad non è diventata un'alleata fedele degli Stati Uniti (semmai è l'Iran sciita ad aver aumentato la sua influenza in Iraq) nè la sua fornitrice privilegiata di petrolio.
In Iraq sono pochi quelli che ritengono possibile un ritorno alla feroce guerra civile di qualche anno fa.Ma sono pochi quelli che credono nel progresso di un paese diviso,i cui politici si preoccupano di intrighi settari mentre metà degli adulti sono disoccupati e Baghdad,dove vive il 20% degli iracheni,subisce di continuo attentati nonostante la soffocante rete di sicurezza.

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