Anglotedesco

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venerdì 29 marzo 2013

La crisi cipriota e il solito aiuto alle banche tedesche!



Lo spazio dedicato all'enciclopedie che parla dell'economia italiana degli anni 70-80' è spostato a domenica, oggi preferirei parlare di crisi che ha colpito Cipro con due articoli molto interessanti.Cosa ne pensa Anglotedesco? Che purtroppo grazie allo scandaloso giornalismo provinciale,ipocrita e omertoso che abbiamo in questo Belpaese del cavolo ,la maggior parte della gente non si rende contro a cosa stiamo andando incontro con L'Unione Europea Monetaria e della mega truffa orchestrata dalle banche.In questi giorni si parla solo dell'incontro mandato in diretta streaming tra Pierluigi Bersani e i grillini.Ci avevano detto che con la "cura Monti" avremmo risolto molti dei problemi legati all'enorme debito pubblico, che questi sacrifici mai fatti  nella storia (il bello però deve ancora arrivare) sarebbero serviti a qualcosa.I risultati? Il debito pubblico è aumentato e siccome la criminalità europea ci dice che dobbiamo ridurlo, saremo costretti a fare sacrifici ancora piu dolorosi.I pazzi tagli a cui sono obbligati gli stati periferici dell'Europa (Italia compresa) causeranno un pesantissimo piano di privatizzazioni e liberalizzazioni.Per fare cassa gli stati saranno spinti a svendere tutto.Dalle municipalizzate alle residue industrie pubbliche,alle infrastrutture.I tedeschi stanno facendo (ho pubblicato diversi post sull'argomento) shopping nei paesi in crisi comprando quello che gli serve a basso costo.La finanza tedesca continuerà a godere delle disgrazie altrui.
E secondo il popolo italiano di chi è la colpa? Della Casta politica e con il Movimento 5 Stelle li manderemo tutti a casa risolvendo per sempre i nostri problemi...

da MILANO FINANZA del 23 marzo 2013-Pezzi dell'articolo di Guido Salerno Aletta

Ancora una volta come già nei casi di Islanda,Irlanda e Spagna,la crisi finanziaria cipriota non dipende da un comportamento scarsamente virtuoso delle finanze pubbliche ma dal fallimento del sistema bancario,per via delle perdite insostenibili sugli affidamenti interni e internazionali.Come nei casi della Spagna,che aveva ridotto virtuosamente questo rapporto dal 59,6% al 48,9%.In pratica,solo la crisi greca è derivata da un comportamento scorretto dell'operatore pubblico,che aveva truccato i conti per ottenere l'ammissione nell'Eurozona il mantra del trattato di Maastricht come strumento-chiave per ottenere la stabilità finanziaria nell'area e opra quello del Fiscal Compact per riportare l'ordine e salvaguardare l'euro dall'implosione è chiaramente un falso".
"Come già rilevato nella crisi finanziaria di Irlanda e Spagna anche Cipro negli anni scorsi il debityo privato era schizzato verso l'alto in modo incontrollato:nel 2008 era arrivato al 279% del Pil in Irlanda,al 220% in Spagna e al 242% a Cipro,raddoppiando il rapporto nell'arco di dieci anni.In Grecia è accaduto di peggio:nel 1995,tanto per essere chiari,l'indebitamento privato sul Pil arrivava a malapena al 37% mentre nel 2010 superò il 125%:piu che triplicato.I sistemi di vigilanza bancari sono stati assolutamente inefficienti,così come è stato sistematicamente sottovalutata l'insostenibilità di posizioni finanziarie nette progressivamente divaricate all'interno dell'area.Ancora oggi di questi temi nessuno parla".
"La conclusione è chiara: ancora una volta si semina il panico sui mercati consapevolmente per far defluire i capitali verso le banche dell'Europa che la fuga dal rischio consente alla Germania di recuperare risorse fresche dall'estero:forse i 6.000 miliardi di Asset all'estero che ha accumulato in questi anni e che risultano iscritti nei libri contabili di banche,imprese e cittadini tedeschi valgono molto meno.Le banche tedesche hanno investito soldi allegramente un pò dappertutto:dai titoli strutturati della finanza americana agli impiegati immobiliari in Spagna.Ora è la volta di Cipro.Raccontare la verità dando conto di come è stato davvero impiegato il frutto di decenni di lavoro dei cittadini tedeschi,potrebbe non essere affatto facile.

LA PEDINA CIPRIOTA-DI THIERRY MEYSSAN
megachip.info


Washington è stata pronta a usare la crisi finanziaria cipriota per attuare la strategia di acquisizione di capitali che ho descritto tre settimane fa su queste colonne (1). Con l’aiuto della direttrice del Fondo monetario internazionale, la statunitense Christine Lagarde, ha rimesso in causa l’inviolabilità della proprietà privata nell’Unione europea e ha tentato di confiscare un decimo dei depositi bancari, in apparenza per salvare la banca nazionale cipriota colpita dalla crisi greca.
Va da sé che la finalità annunciata è solo un pretesto, poiché, lungi dal risolvere il problema, questa confisca - se dovesse essere attuata – non farebbe altro che peggiorarlo.
Una volta minacciati, i capitali rimanenti fuggirebbero dall’isola provocando il crollo della sua economia.  L’unica vera soluzione sarebbe quella di cancellare i debiti anticipando il fatturato dello sfruttamento del gas cipriota. Sarebbe d’altronde più logico che il gas a buon mercato rilanciasse l’economia dell’Unione europea. Ma Washington ha deciso diversamente.
Gli europei sono invitati a continuare a procurarsi la loro energia a prezzi elevati nel Vicino Oriente, mentre il gas a buon mercato è riservato ad alimentare l’economia israeliana.
Per nascondere il ruolo decisionale di Washington, questa rapina in banca non è presentata come un’esigenza del FMI, bensì di una troika che include anche l’UE e la BCE. In questa prospettiva, la confisca sostituirebbe una svalutazione resa impossibile a causa dell’appartenenza alla zona euro. Solo che qui la svalutazione non sarebbe una politica di Nicosia, ma un diktat del padrone della BCE, Mario Draghi, l’ex direttore europeo della banca Goldman Sachs, che è appunto il principale creditore di Cipro.
La signora Lagarde, ex consulente legale del complesso militare-industriale USA, non sta cercando di danneggiare Cipro, bensì di mettere in allarme i capitali basati in Europa per poi pilotarli fino a Wall Street affinché rilancino la finanza USA.
Perché mai prendersela con quest’isola? Perché è uno dei pochi paradisi fiscali rimasti in seno all’Unione europea e perché i depositi presenti sono principalmente russi. Perché farlo ora? Perché i ciprioti hanno commesso l’errore di eleggere come nuovo presidente lo statunitense Nikos Anastasiades. Essi hanno così ripercorso gli stessi passi dei greci che, vittime dello stesso miraggio americano, avevano eletto come primo ministro lo statunitense Georgios Papandreou.
Questa bassa cucina non ha comunque funzionato. Il Parlamento cipriota ha respinto all’unanimità dei voti espressi la tassazione che confisca i depositi bancari. C’è qui un apparente paradosso. Il governo liberale vuole nazionalizzare un decimo dei capitali, mentre il Parlamento comunista difende la proprietà privata. Il fatto è che la nazionalizzazione non si farebbe a favore della comunità nazionale, bensì della finanza internazionale.
I consigli amichevoli hanno dunque lasciato il posto alle minacce. Si parla di escludere Cipro dalla zona euro, se i rappresentanti del suo popolo persistono nel loro rifiuto. Tuttavia, questo risulta difficilmente possibile. I trattati sono stati concepiti in modo che la zona euro sia un viaggio senza ritorno. Non è possibile lasciarla da soli, né esserne esclusi, a meno che non si lasci l’Unione europea.
Tuttavia questa opzione, che non era stata considerata da quelli che raccolgono il pizzo, è temuta da Washington. Se l’isola fuoriuscisse dall’Unione, verrebbe acquistata con appena una decina di miliardi di dollari da Mosca. Si tratterebbe di un pessimo esempio: uno Stato della zona di influenza occidentale che entrerebbe nella sfera di influenza russa, in un cammino inverso rispetto a tutto quel che abbiamo visto dopo la caduta dell’URSS. Sarebbe sicuramente seguito dagli altri Stati balcanici, a partire dalla Grecia.
Per Washington, questo scenario catastrofico deve essere evitato a tutti i costi. Pochi mesi fa, al Dipartimento di Stato fu sufficiente aggrottare le sopracciglia per far sì che Atene rinunciasse a vendere il suo settore energetico a Mosca. Questa volta, tutti i mezzi, anche i più anti-democratici, saranno usati contro i ciprioti se resistono.
La Russia finge di non essere interessata. Vladimir Putin ha trascurato le offerte vantaggiose di investimento che sono state fatte dal governo Anastasiades. Il fatto è che non ha intenzione di salvare gli oligarchi russi che avevano nascosto i loro capitali nell’isola, né l’Unione europea, che li aveva aiutati a organizzare la loro evasione fiscale. Dietro le quinte, ha negoziato un accordo segreto con Angela Merkel che dovrebbe consentire una soluzione finanziaria alla crisi, ma dovrebbe anche sfociare in una vasta rimessa in causa delle regole europee. Per inciso, lo Zar ha raccolto delle informazioni sorprendenti in merito agli investimenti russi nell’isola durante l’epoca Medvedev, informazioni che potrebbero essere utilizzate come mezzo di pressione sul suo inconsistente primo ministro.

Thierry Meyssan
Fonte:
www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/rubriche/67-cronache-internazionali/10016-la-pedina-cipriota.html
24.03.2013
Traduzione a cura di Matzu Yagi
1) http://www.megachip.info/rubriche/67-cronache-internazionali/9884-la-nato-economica-soluzione-usa-alla-crisi.html

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