Anglotedesco

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venerdì 15 marzo 2013

La produzione industriale italiana nel 1981-82



Grazie a quel Beniamino Andreatta molto stimato da Romano Prodi e da quasi tutto il centrosinistra ,C'è già stata la divisione tra Banca d'Italia e Tesoro che ha portato lo stato italiano,poco alla volta ,alla rovina ,essendo costretto ad offrire sul mercato i suoi titoli di stato alle stesse banche che li acquistavano in passato,ma a tassi piu alti, da li è cominciata anche la svendita dell'Italia ai tedeschi e francesi.Ma di questo non frega nulla a nessuno visto che il problema principale, leggendo e sentendo radio è tv, è la legge elettorale.
Mi piacerebbe avere ora i problemi che vengono elencati in questa enciclopedia del 1981-82.Per via del Meridione la disoccupazione italiana è sempre stata alta,ma al Nord le cose andavano diversamente.In Lombardia,Veneto e nella mia Emilia-Romagna la disoccupazione giovanile era quasi vicina allo 0% e le fabbriche che ora sono in crisi (qui In Emilia Romagna la Ducati,Lamborghini e tante altre) allora davano da lavorare a gente del nord e del sud senza bisogno degli stranieri come si sente dire adesso dagli ambienti catto-comunisti o da molti imprenditori bugiardi e disonesti.

da ENCICLOPEDIE RIZZOLI

Il 1981 non è stato,complessivamente,un buon anno per il settore industriale.La recessione che dura da mesi sembra in un primo tempo attenuata in novembre,quando l'ISTAT indica un aumento della produzione del 3,3% rispetto allo stesso mese del 1980.Ma i segnali che provengono dal lato delle imprese sono allarmanti e allarmati.A metà dicembre il presidente della Confindustria,Merloni,si appella al governo perchè il Consiglio dei ministri esamini i gravi problemi in cui si dibattono le imprese,dovuti appunto alla crisi recessiva in cui si trova l'economia.La Confindustria fornisce dati di cadute produttive in tutti i comparti: -13% per l'auto; -12% per le macchine elettriche, -8% per la metallurgia, gomma,legno e mobili; -7% per le macchine utensili; -6% per la chimica e -5% per l'abbigliamento.Secondo gli industriali,accanto alle preoccupazioni per la caduta della produzione si annidano altri pericoli,quali la crisi finanziaria che sta contagiando l'intero settore,provocata dagli alti tassi d'interesse,la scarsa disponibilità di credito dovuta al sempre piu massiccio prelievo del Tesoro per la copertura del deficit,i mancati pagamenti per migliaia di miliardi da parte degli enti e delle imprese pubbliche.
I dati per l'intero 1981 confermano questi timori.La caduta della produzione industriale nell'anno viene calcolata dall'Ista nel 2,5%.Qualche lieve segno positivo in dicemvre sembra però confermato il passaggio dalla fase piu acuta della recessione produttiva a una sostanziale stagnazione,con un lieve incremento dell'indice rispetto al dicembre 1980,pari allo 0,3%.Il bilancio consuntivo per il 1981 è però di accentuata caduta  dell'attività.Tutti i settori segnalano generali flessioni produttive,sopratutto quelli delle calzature,del legno, della gomma,del vestiario e abbigliamento,del mobilio,con l'eccezione delle fibre artificiali e sintetiche che risultano in controtendenza.Questi i risultati produttivi, nonostante che nel corso del 1981 le grandi commesse ottenute  dalle industrie italiane all'estero siano ammontate ad oltre 12.000 miliardi di lire.E' una cifra questa che segna un record assoluto,nettmente superiore ai valori già elevati del 1980,quando fu raggiunto un totale di circa 8.000 miliardi di lire.E' stato calcolato che l'aumento di 4.000 miliardi nei due anni sia dovuto per metà circa a fattori monetari,legati alla perdita del valore della lira rispetto al dollaro,ma per l'altra metà sia dovuta a un ragguardevole aumnto in termini reali, ancor piu importante se si tiene presente che è stato ottenuto in un anno di congiuntura sfavorevole per l'economia mondiale.
AUMENTA LA PRODUZIONE ITALIANA
Malgrado nel mese di gennaio la produzione italiana di acciaio sia aumentata del 2,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente,ed abbia raggiunto i 2,2 milioni di tonnellate,ai primi di marzo le Acciaierie di Piombino chiedono la Cassa integrazione per 1.200 dipendenti.Quasi lo stesso periodo,le principali società siderurgiche europee associate all'Eurofer decidono di prolungare a tutto il 1983 l'accordo di autolimitazione volontaria della produzione di acciaio,che scadeva il 30 giugno 1982,contemporaneamente allo stato di crisi europeo dichiarato per la siderurgia comunitaria.Infatti,negli ultimi otto anni la siderurgia comunitaria.Infatti,negli ultimi otto anni la siderurgia europea ha perso oltre 200.000 addetti,circa un quarto del personale originariamente occupato,mentre il passivo delle imprese conunitarie operanti nell'acciaio è valutato intorno ai 6.000 miliardi di lire nel 1981.
Anche per l'Italsider,capofila del settore laminati piatti del gruppo Finsider ,il 1981 ha rappresentato l'anno peggiore.Viene così presentato un piano di risanamento,per l'aumento della produzione di acciaio da 10,6 milioni di tonnellate nel 1981 a 13,1 milioni nel 1985,mentre l'occupazione dovrebbe ridursi da 45.200 a 43.700 unità.Il programma prevede anche investimenti per 2.022 miliardi di lire.
In occasione dell'avvio in tempi brevi del quinto forno siderurgico di Taranto,il piu moderno d'Europa, il ministro dell'Industria Marcora chiede a fine maggio alla Cee di aumentare la quota di produzione di cciaio italiano,aumento che viene consentito nella misura di 560.000 tonnellate.La cifra è molto inferiore all'aumento di 1,4 milioni di tonnellate chiesto dall'Italia,a causa della dura opposizione della Germania federale.La situazione si aggrava l'11 giugno,quando il Dipartimento del Commercio Usa decide di applicare dazi compensativi su una parte delle importazioni siderurgiche dalla Cee.La decisione giunge improvvisa,mentre il commissario all'industria della Cee,Davignon, stava ancora negoziando con le autorità di Washington la conclusione di un accordo di autolimitazione delle vendite europee.L'accordo mirava a garantire ai produttori siderurgici della Cee una quota del mercato Usa pari al 6,7% ,contro un'offerta massima Usa del 5,5% e con l'attuale livello di presenza europea del 7% circa.
Il provvedimento è giustificato dagli americani con il fatto che le industrie europee ricevono sussidi dai rispettivi governi,sotto forma di esenzioni fiscali,conversioni di prestiti in quote capitali,interessi agevolati..L'industria piu assistita sarebbe la British Steel inglese,con il 40%,seguita da due compagnie francesi con il 30% e il 20%,e dall'Italsider con il 18%.Il provvedimento aggrava le già molte difficoltà dell'industria siderurgica europea:ai primi di luglio la Cee proroga per un anno il "piano anticrisi" per la siderurgia,che consente all'esecutivo europeo di fissare le quote di produzione che le imprese del settore sono tenute a rispettare.
Dopo la decisione del Dipartimento del Commercio Usa, iniziano le trattative tra Cee e Stati Uniti per un accordo,che dopo accesi contrasti è sottoscritto in ottobre pur tra malumori da ambo le parti che non lasciano del tutto tranquilli sul reale intento di mantenere poi fede ai patti.

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