Anglotedesco

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lunedì 18 marzo 2013

Le politiche economiche di Beppe Grillo? Come quelle della Germania..peggio di Rigor Montis



Queste parole confermano quello che ho scritto altre volte cioè che la ditta Casaleggio-Grillo sta leccando il culo alla tv straniere per una questione di visibilità e si lascia andare ad inevitabili complimenti per essere trattato bene.
E' gravissimo quello che ha detto ,vorrebbe le misure adottate dalla Germania,ma sa quali sono? Peggio di quelle di Rigor Montis che lui ha criticato centinaia di volte.I suoi tifosi non cambiano di una virgola perchè per loro i problemi dell'Italia si risolverebbero cacciando a casa i vecchi politici, l'economia (che ti da da mangiare) non è un problema.
Da oggi ricomincerò a pubblicare dei pezzi di libri perchè se ripeti con le tue parole non sei credibile,bene ,adesso dovrete prendervela con chi scrive i libri di economia.
A Beppe Grillo consiglio di leggere qui sotto.Questo libro è stato realizzato grazie anche alla preziosissima collaborazione di Alberto Bagnai.

da LA TRAPPOLA DELL'EURO-Badiale e Tringali (Asterios Editore)

Sappiamo che la competitività è legata all'inflazione:se,rispetto ai miei partner,i miei prezzi aumentano,succede che divento meno competitivo,mentre se diminuiscono succede che posso acquisire piu facilmente nuove quote di mercato a scapito di chi offre prezzi maggiori.
Il riequilibrio dovrebbe avvenire tramite l'aumento dei prezzi nel Paese piu forte:infatti se è piu competitivo (e quindi ha inflazione piu bassa),le sue merci sono piu richieste.Per la legge della domanda e dell'offerta,nel medio periodo,l'aumento della domanda dovrebbe portare all'aumento dei prezzi.All'interno dell'eurozona però tale riequilibrio non si realizza.Il Paese piu competitivo continua infatti a restare quello con inflazione bassa.Il che produce conseguenze rilevantissime sulle condizioni di lavoro nei Paesi piu deboli.Per capire meglio tutto ciò bisogna per prima cosa comprendere i motivi della bassa inflazione presente in Germania (e quindi della sua maggior competitività).
Spieghiamo in modo piu dettagliato a proposito del legame fra competitività e dinamiche salariali in Germania,cercando di mettere a fuoco come,e perchè,i ceti dirigenti tedeschi operino una forma di "svalutazione competitiva" all'interno dell'eurozona,la quale spinge inevitabilmente al ribasso le condizioni di lavoro di tutti i partners europei.
Il primo punto da mettere a fuoco è che la Germania,Paese economicamente forte per antonomasia,ha ottenuto i suoi successi in termini di competitività (e bassa inflazione) grazie ad una politica di contenimento dei salari reali.
Spesso all'interno dei dibattito italiano su questi temi si sente dire il contrario.Si sostiene che in Germania le retribuzioni siano piu alte che da noi,e che quindi l'argomentazione che qui stiamo portando non sarebbe valida.Ma questa obiezione contiene almeno due errori.
Il primo errore è la convinzione che tutti, o quantomeno la maggioranza dei lavoratori tedeschi,guadagnino piu degli italiani.Ma quando si parla dei salariati in Germania,non ci si riferisce solo ai dipendenti della Volkswagen,che probabilmente stanno mediamente meglio di quelli della Fiat.
Piu di 7 milioni di lavoratori tedeschi guadagnano al massimo 400 euro al mese.La loro denominazione ufficiale  è "geringfugig entlhohnte Beschaftigte",che significa "lavoratori scarsamente remunerati",e anno dopo anno il loro numero aumenta sempre piu.Non pagano le tasse,vivono parzialmente con gli aiuti sociali,e solo raramente possono aspirare a una normalizzazione del loro rapporto di lavoro.
Secondo dati dell'agenzia federale del lavoro,pubblicati dalla "Suddeutsche Zeitung", alla fine di settembre del 2010 il numero degli occupati in questi "minijob" è aumentato di 1,6 milioni di persone.Significa che un'occupazione su quattro,nel motore economico europeo,rientra nella categoria della scarsamente retribuite".
La realtà salariale tedesca è quindi piu complessa e frastagliata di quanto si creda comunemente in Italia.
Il secondo,e fondamentale, errore contenuto nell'obiezione sopra segnalata,sta però nel fatto che essa contiene una modalità di confronto non corretta.Infatti,se vogliamo misurare l'aumento o la diminuzione della competitività fra Italia e Germania dopo l'adozione della moneta unica,dobbiamo misurare,per esempio,l'aumento o la diminuzione dei redditi reali e dell'inflazione nel periodo considerato.
Ciò significa che il punto decisivo non è il livello dei prezzi e dei salari, ma la loro variazione.Bisogna guardare cioè alla dinamica del costo del lavoro e dell'inflazione dal momento in cui i due Stati hanno adottato l'euro,indipendentemente dai valori che questi indici presentavano all'inizio del periodo che stiamo valutando:cioè ,anche ipotizzando che nell'anno 2000 il costo del lavoro italiano fosse piu basso di quello tedesco,se successivamente esso è aumentato piu di quanto non sia aumentato in Germania,il nostro Paese si troverebbe oggi,comunque,meno competitivo rispetto alla Germania di quanto non fosse all'inizio del periodo considerato.
"Partendo dai dati Ocse armonizzati tra Paesi nel periodo 2000-2008,l'Italia registra un tasso medio di crescita annuo del "Costo del lavoro per unità di prodotto" del 2,5%,la  Francia dell'1,9% e  la Germania dello 0,002%Non sorprende dunque,dato il cambio nominale fisso,che l'Italia perda in dieci anni circa 20 punti di "competitività rispetto alla Germania,e circa 6 punti rispetto alla Francia.
Piu in generale,dall'avvento dell'euro ad oggi,il costo del lavoro per unità di prodotto è fortemente diminuito in Germania,leggermente diminuito in Francia,mentre è aumentato in Italia.Sergio de Nardis Chief economist di Nomisma,in un illuminante articolo ,ha messo in luce che,nel decennio successivo all'introduzione dell'euro,sia le retribuzioni che i prezzi tedeschi sono scesi di circa il 10% rispetto ai partner europei"
Grazie a tutto ciò la Germania riesce a impedire l'aumento dei propri prezzi,ma in questo modo aumenta a dismisura i problemi dei partner economicamente piu deboli e interni all'Eurozona.I dati della loro bilancia dei pagamenti peggiorano,mentre cresce il debito privato.
Con basse (o nulle) prospettive di crescita unite all'impossibilità di svalutare la propria moneta,e ad un'inflazione persistentemente piu alta rispetto ai Paesi piu forti,questi Stati iniziano ad avere sempre piu difficoltà a vendere i propri titoli di stato.I mercati infatti cominciano a ritenerli potenzialmente insolventi (poichè potrebbero non riuscire a recuperare la competitività perduta) ,e diminuiscono gli acquisti.Cos', per finanziarsi,questi Stati devono accordare interessi maggiori (ed in tal modo aumenta lo spread fra i titoli dei PIIGS a quelli tedeschi),ed entrano nella spirale della crisi.Ecco dunque svelato il legame fra euro e riforme del mercato del lavoro.Ed ecco chiarito il motivo per il quale la BCE è così insistente nel richiedere maggiore flessibilità (cioè licenziamenti piu facili) e moderazione salariale ai Paesi in crisi.

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