Anglotedesco

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giovedì 14 marzo 2013

L'IPOCRISIA DEL PD:"Umanizzare Bruxelles"



No cari amici del Pd,non ce la fate a fregare tutto il mondo,sopratutto Anglotedesco.Inutile che usate le buone maniere sapendo che il vostro popolo ,prima di tutto,non sa nulla di economia e dei trattati internazionali firmati e poi vi vota  perchè dall'altra c'è il "Nano di Arcore" che mente su Ruby o si lascia andare a frasi idiote.
Andate in televisione a sparare cavolate sull'Europa quando sapevate benissimo (Romano Prodi , Financial Times 2001) che saremmo andati incontro ad una catastrofe economica senza precedenti,ma ve ne fregavate e solo adesso parlate di umanizzare Bruxelles, ma fatemi il piacere...
La grande finanza mette in discussione la territorialità degli stati sovrani,creando grandi spaccature del mondo.Agli stati europei è stata tolta la sovranità ,cedendola quasi totalmente alla Banca Centrale Europea, che detta legge e non permette nessun aiuto non facendo da prestatore di ultima istanza.La Bce e l'euro,hanno provocato soltanto instabilità finanziaria nonostante mandate nelle trasmissioni televisive elementi come la De Micheli che prontamente viene ridimensionata da economisti svegli come Alberto Bagnai o Emiliano Brancaccio.
Non avete mai il coraggio di attaccare la Merkel perchè piu volte ha ridicolizzato Berlusconi,ma il suo paese ha potuto vantarsi di questa instabilità finanziaria.Lo loro stabilità interna ha attirato in Germania capitali a basso costo, ha utilizzato i paesi dell'Est,che avevano mandodopera specilizzata con bassi stipendi,per delocalizzare quote significative delle sue produzioni che poi vengono assemblate in Germania.
Perchè siti e giornali del Pd, non spiegate alla gente come stanno veramente le cose? Com'è stata costruita l'Europa, l'eurozona e quale erano gli obiettivi? Non serve a nulla dire "cerchiamo di rendere piu umana Bruxelles e di migliorare la vita dei lavoratori".

IN SINTESI QUELLO CHE IL PD NON TI DICE:

"L'aver costruito l'Europa sulla base di politiche neoliberiste,l'aver inventato una moneta unica su cui l'Europa politica non ha alcuna sovranità,è all'origine del disastro.Questa moneta viene gestita in piena autonomia dalla Bce,cioè da una banca privata che se ne frega dei bisogni della gente,a cui è fatto divieto di intervenire a favore degli stati.Questo ci lascia indifesi nei confronti della speculazione finanziaria e purtroppo grazie ad una crisi nata negli Usa si è potuta trasferire sui debiti pubblici in Europa.Sono state fatte delle scelte politiche-economiche disastrose da uomini stimati dal Pd come Carlo Azeglio Ciampi, Beniamino Andreatta, Romano Prodi.Poi ci sono scandali come Tangentopoli ma quelli non sono nulla in confronto a questi danni provocati dal passaggio Lira-Euro.

QUESTO INVECE E' QUELLO CHE TROVATE SUL SITO DEL PARTITO DEMOCRATICO:

UMANIZZARE BRUXELLES-di Sandro Gozi

Pensare che un vertice faccia veramente primavera illusorio. Ma una nuova stagione europea può cominciare
La crisi ha reso l’Europa più “umana”, non perché si è avvicinata ai cittadini, ma perché ha commesso una lunga serie di errori. Perseverare su questa via, però, la renderebbe diabolica. La primavera è alle porte e il vertice europeo è dedicato all’economia o, per usare il gergo comunitario alla “strategia annuale della crescita”.
Rimanere nel lato oscuro della crisi di fronte alla difficoltà crescenti di Francia, Italia, Olanda e in generale dell’intera zona euro sarebbe suicida. Pensare che un vertice faccia veramente primavera illusorio. Ma una nuova stagione europea può cominciare.
Certamente, a Roma noi democratici pensavamo di arrivare a questo appuntamento in condizioni molto diverse. Guardando al calendario europeo, questo vertice avrebbe potuto avviare un nuovo ciclo in tre tappe: vertice di marzo, elezioni tedesche in settembre e presidenza italiana dell’Ue nel secondo semestre 2014. In poco più di un anno, pensavamo di poter impostare un cambio di rotta di una nave europea sempre più incastrata nell’eccesso di rigore finanziario e nell’assenza di visione politica.
Non è andata così, ma questo non ci deve impedire, come abbiamo chiaramente chiesto a Monti, che ci rappresenterà a Bruxelles, di chiedere di passare dalle parole ai fatti, o meglio dalle Conclusioni – che seguono ogni vertice e che sono troppo spesso inconcludenti – alle azioni concrete, che invece sinora sono colpevolmente mancate. In particolare, la situazione politica ed economica del continente deve spingere la Ue a usare e concedere una maggiore flessibilità.
Del resto, la stessa Ocse in questi giorni ha ricordato un’evidenza: dato che la situazione reale dell’economia europea è peggiore rispetto alla previsioni, a Bruxelles l’Ue deve adattare alla nuova situazione politiche, percorsi e obiettivi. E a Roma è altrettanto urgente che il parlamento italiano discuta il prima possibile delle nuove priorità di politica economica, dell’occupazione e di finanza pubblica, dato che entro la fine di aprile dovremo presentare alla Commissione europea il nostro programma nazionale di riforme e il programma di stabilità.
Ebbene sì, l’Europa non si è affatto fermata neppure dopo le elezioni italiane e si aspetta che Radio Italia non si spenga proprio del tutto. Guardando ai punti all’ordine del giorno del vertice, allora, vi sono alcune priorità su cui Italia e Ue dovranno concentrarsi nel 2013; e su ognuna di queste ci sono specifiche proposte negoziali che l’Italia deve portare avanti. Dobbiamo innanzitutto rendere più flessibile e più favorevole alla crescita il risanamento del bilancio, escludendo ulteriori manovre correttive.
È una richiesta simile a quella già presentata da Francia e Olanda e che ha già portato a rivedere gli obiettivi temporali di Grecia, Spagna e Portogallo. Per l’Italia maggiore flessibilità potrebbe significare maggiore solidarietà, attraverso un sostegno diretto dell’Ue e maggiori margini di manovra per interventi specifici a favore della crescita e dell’occupazione, soprattutto giovanile.
Attuando finalmente la cosiddetta golden rule, annunciata al vertice di giugno 2012 e mai resa veramente operativa: per non computare come spesa pubblica determinati interventi a favore di investimenti e crescita; e, a cascata, per allentare il Patto di stabilità interno che sta soffocando i nostri comuni.
E facendo eventualmente ricorso anche ai nuovi accordi contrattuali tra Ue e stati di cui si discuterà al vertice per concordare un nuovo percorso di riforme socialmente sostenibile e condiviso. Si pensi ad esempio ai prestiti all’economia: per assicurare maggiore liquidità delle imprese italiane abbiamo richiesto di poter procedere a emissioni di titoli di debito pubblico con cui la pubblica amministrazione potrà pagare i propri debiti. Su iniziativa del Pd lo scorso anno abbiamo anticipato il recepimento della direttiva Ue sui pagamenti: ora dobbiamo negoziare con l’Ue gli strumenti per attuarla.
L’altra grande priorità è promuovere la crescita e la competitività nell’immediato e per il futuro. Impegniamoci allora ad attuare e pienamente le riforme strutturali già intraprese dall’Italia, ad esempio nel mercato del gas e delle farmacie, e a rafforzarle. E proseguiamo nella riforma e nella semplificazione della Pa e della riduzione dei costi della politica e della burocrazia, chiedendo però di destinare già oggi i futuri risparmi per ridurre il carico fiscale sul lavoro giovanile.
Chiedendo cioè di valutare il risanamento in modo più dinamico, meno rigido, in definitiva, per citare una parola famosa, meno “stupido”. Per dare un senso concreto poi alla lotta contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi dovremmo tener fuori dal calcolo del deficit italiano almeno per tutto il 2013 gli ammortizzatori sociali a tutela dei lavoratori e attuare rapidamente le varie iniziative a favore dell’occupazione giovanile concordate a Bruxelles a fine febbraio: per l’apprendistato, la formazione professionale, la mobilità transfrontaliera.
Penso in particolare alla “garanzia giovani”, che deve assicurare a tutti i giovani di meno di 25 anni un’offerta di lavoro, formazione continua, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dal termine dell’istruzione formale o dall’inizio della disoccupazione e che può venire co-finanziata dal Fondo sociale europeo. Il secondo passo, dopo questo vertice, passerà dalle elezioni tedesche e da un nuovo atteggiamento tedesco rispetto all’integrazione europea.
Oggi la Merkel dice no praticamente a tutto. Il nuovo governo tedesco dovrà tornare a giocare un ruolo europeo e magari se fosse un bel semaforo Rosso Spd, Verde e Giallo liberale la viabilità europea sarebbe certamente migliore. Il terzo ci riguarda direttamente, ed è la presidenza italiana dell’Ue da luglio a dicembre 2014. Nessuno ne parla, tranne il Movimento europeo italiano che ha lanciato il progetto Officina 2014.
In conclusione, una svolta europea è possibile, ma va costruita. Non può venire realizzata in modo radicale, ma impostata con i tre ingredienti indispensabili per qualsiasi politica europea di successo. Un progetto, una visione, un calendario. Helmut Schmidt diceva che se qualcuno ha delle visioni dovrebbe andare dal medico. Oggi è invece da folli non averne, di visioni, e accettare le medicine dei medici di Bruxelles e Berlino.

Fonte: Europa

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