Anglotedesco

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lunedì 18 marzo 2013

Risposta all'utente Youtube dzerman su Paolo Mieli e Israele



Qualche mese fa Radio Radicale mandò in onda una conferenza stampa di Paolo Mieli che disse:"La stampa dovrebbe ricordare che tutti i giorni Israele viene attaccato dai palestinesi".Non ho digerito queste falsità, e ho commentato un suo video su Youtube e un utente mi ha risposto invitandomi ad andare a giocare con le bambole perchè Mieli non si può mettere in discussione.
Io invece di dzerman,non accetto la mancanza di rispetto nei confronti del popolo palestinese e rispondo:

da INTERNAZIONALE-articolo Gideon Levy (israeliano)

Israele è il paese piu razzista e allo stesso tempo piu ingenuo dell'occidente.Razzista perchè in nessun altro stato i politici possono parlare degli immigrati come fanno quelli israeliani e restare al loro posto.Ingenuo perchè solo ora ha scoperto un problema che il "primo mondo" ha ormai da anni.Solo in Israele non ha una po9litica per l'immaginazione degna di questo nome. Solo in Israele i migranti sono ufficialmente considerati degli "infiltrati".Solo in Israele il governo aizza le classi piu deboli contro gli immigrati,e quando esplode la violenza il primo ministro si limita a dichiarare "non c'è posto per queste cose".La verità è che in Israele il posto per la violenza contro gli immigrati c'è eccome.Pensavamo davvero che dopo averli definiti un cancro,una massa di untori,una minaccia e un periodo non sarebbero stati attaccati?
Pensavamo davvero che la paura dei quartieri poveri e l'incitamento all'odio non avrebbero partorito la violenza?
Se gli abitanti dei quartieri poveri hanno paura e perchè qualcuno li ha spaventati.Se odiano è perchè qualcuno ha seminato odio,sopratutto nei confronti dei neri.In realtà gli immigrati neri non sono pericolosi,ma ormai è troppo tardi per rimediare.
Il seme del disprezzo e della rabbia violenta è stato piantato ed è germogliato.Il governo sta portando avanti una campagna di terrore,perchè così si può distogliere,l'attenzione e l'indignazione dell'opinione pubblica dai suoi fallimenti.Non è una novità.E' la vecchia tattica dei peggiori regimi:alimentare la collera della popolazione contro lo straniero,spaventare la gente con uno spauracchio immaginario,esagerare a dismisura i pericoli.Tutto pur di evitare di assumersi le proprie responsabilità.Quello che sta facendo con l'immigrazione lo hanno già fatto in passato con altre questioni:la politica del governo è una non politica;tutto ciò che fa è nascondere la testa sotto la sabbia per poi urlare ai quattro venti quando la situazione degenera.
Dopo aver condotto un esperimento di massa con in ballo migliaia di vite umane,permettendo agli immigrati di restare ma impedendogli di lavorare e calpestando i loro diritti fondamentali, Israele ora finge di cadere dalle nuvole se ci sono delle violenze o dei crimini.quando si parla d'immigrazione cadono tutte le maschere:oggi in Israele il razzismo è diventato una nuova forma di politicamente corretto.
Lo stato ebraico ha accolto un milione di russi, di cui la metà non ebrei,e ha saputo assorbire la loro presenza.Perchè erano bianchi.Quando invece arrivavano poche decine di migliaia di africani,ecco che subito diventano il nuovo nemico.Perchè sono neri.
Nel mondo di oggi Israele non può piu evitare di accogliere migranti e rifugiati,anche se sono entrati illegalmente nel suo territorio.Milioni di immigrati hanno invaso altri paesi,ma hanno trovato istituzioni che sapevano come gestire i flussi migratori.In anni bui decine di migliaia di ebrei si sono "infiltrati" in altre nazioni.
Nel 1948 i rifugiati palestinesi hanno cominciato a riversarsi nei paesi vicini,e da allora il flusso non si è mai interrotto.Oggi la Giordania è sommersa non solo dai rifugiati palestinesi ma anche da iracheni e siriani.Anche la Turchia ha assorbito migliaia di disperati dalla Siria.La popolazione della Francia sta diventando sempre piu nera,mentre in gran Bretagna il numero di musulmani è in aumento costante.Il mondo va così, e Israele non può far altro che prenderne atto.
L'istigazione all'odio per gli immigrati ignora non solo la storia ebraica e la realtà di oggi,ma anche il futuro prossimo.Cosa succederebbe se un giorno,speriamo di no, le campagne allarmistiche del governo diventassero realtà e Israele fosse davvero costretto ad affrontare una minaccia reale,con migliaia di ebrei in fuga dal paese?
Cosa diremmo al mondo se ci chiudesse le porte in faccia come noi oggi le chiudiamo in faccia ai migranti africani, molti dei quali rischiano la vita? Per quanto tempo ancora ripeteremo la perversa litania secondo cui "la situazione in Israele è diversa?
Sia chiaro,la soluzione non è spalancare i cancelli a tutti quelli che chiedono di poter entrare nel territorio di Israele nessun paese ha un obbligo del genere.Ma l'afflusso di rifugiati dev'essere regolamento, e i migranti già arrivati devono essere classificati in base ai pericoli che correrebbero se li rispedissimo da dove sono venuti.Quelli che hanno diritto a restare devono essere assistiti.La violenza e l'odio non risolveranno nulla,bisogna dare agli immigrati la possibilità di vivere dignitosamente contrariamente a quanto pensano molti israeliani i migranti non sono davvero un pericolo.Il vero pericolo viene dal mondo in cui sono trattati.

da CENSURA 2009-Peter Phillips e Project Censored (Nuovi mondi)

PREGIUDIZIO MEDIATICO,DIRITTI DELL'UOMO E GOVERNO DI HAMAS


Nel giugno del 2007 Israele ha imposto severe sanzioni alla Striscia di Gaza,creando un vero e proprio campo di prigionia per un milione e mezzo di persone.La corrente elettrica viene fornita a singhiozzo a questo rende praticamente impossibile lo svolgimento quotidiano di ogni attività.Le conseguenze sono nefaste:il collasso delle infrastrutture economiche,le massicce  privazioni e la sofferenza e un tasso consistente di mortalità giornaliera.Il presente studio intende rivisitare la storia della Striscia di Gaza di questi ultimi due anni e mezzo, nonchè la copertura mediatica statunitense nei confronti di una tragedia che ha calpestato i diritti civili nel Medio Oriente.
 Ecco la relazione di Nora Barrows-Friedman dal campo profughi di Jebaliya del 11 giugno 2008: "Nella colorata sezione dedicata alle cure intensive di al-Awda,che è la sola struttura di pronto soccorso nell'enorme campo profughi di Jebaliya a nord di Gaza, medici, infermieri e amministratori sono pronti a prestare servizio medico chirurgo di primo soccorso ai 300.000 occupanti del campo".
 "Ma quei lettini dalle strutture metalliche rimangono vuoti,di pazienti,di materassi,di sacchetti per le infusioni endovenose,di cardiofrequenzimetri e di tutte quelle forniture mediche di base che sono necessarie in ogni struttura sanitario.Certo,le attrezzature sono state acquistate,ma rimangono bloccate nella città occupata di Ramallah,in Cisgiordania,a seguito del divieto israeliano di trasgerire a Gaza.L'anno scorso i costi di servizio di al-Awda sono triplicati.Le difficoltà sono aumentate dopo il conflitto tra Fatah e Hamas e le chiusure all'inizio dell'anno scorso,riferisce Nehal Mehanna,capo del servizio di alo-Awda, parlando con la IPS (Inter Press Service) e aggirandosi per la stanze vuote.Israele blocca tutte le forniture in ingresso a Gaza,da qualunque posto di controllo.Per fare un esempio,abbiamo aspettato sette mesi per far passare dei tavoli operatoti attraverso il check point di Erz-e si tratta di apparecchiature stoccate ad appena un'ora di auto.Ma abbiamo dovuto aspettare sette mesi.A volte le attrezzature ci arrivano attraverso la Croce Rossa,che però presta soccorso a svariate organizzazioni contemporaneamente.Quindi i suoi rifornimenti sono limitati.Insomma,la procedura è lunga e complessa,e sempre soggetta all'autorizzazione da parte delle a delle autorità israeliane".
 "Secondo il corpo medico di Gaza,da quando è stato imposto il blocco israeliano nel giugno del 2007 oltre 180 pazienti sono morti per mancanza di forniture sanitarie indispensabili.I palestinesi bisognosi di cure mediche contro il cancro, le malattie cardiache,le insufficenze renali o altre disfunzioni ,non possono fruire dei servizi richiesti-poichè Israele blocca l'ingresso a Gaza dei medicinali necessari alla chemioterapia,alla dialisi, ai trattamenti per il cuore.Per poter beneficiare di tutte queste cure sono costretti ad andare all'estero,in Egitto o in Israele.Ma il blocco israeliano ha sbarrato i confini ai pazienti provenienti da Gaza,persino di fronte a un'autorizzazione scritta o al coordinamento internazionale,causando morti che si sarebbero potute evitare".
 "Cerchiamo di fornire il miglior servizio possibile",riferisce Mehanna alla IPS.Qui abbiamo una collega,un'infermiera dell'ospedale ,affetta da insufficienza renale.Per quattro volte ha ricevuto l'autorizzazione scritta a lasciare Gaza per ricevere le cure in Egitto,ma gli israeliani le hanno rifiutato il permesso.Stiamo qui a sperare che possa andarsene a farsi curare.E' una nostra amica.E' una situazione difficile".
 "Lo staff ospedaliero di al-Awda ci informa che stanno finendo le scorte di anestetico.Il farmacista dell'ospedale,dottor Akram Naffar,mostra alla IPS le sue provviste segrete di anestetici,qualche scatoletta ammucchiata su un ripiano bianco libero nel retro del ripostiglio."ce ne rimane abbastanza solo per due,forse tre settimane,aggiunge."io non so cosa accadrà alla fine del mese.Possiamo solo vivere alla giornata".
 "Naffar spiega alla IPS che se Israele dovesse sferrare presto un nuovo attacco,la gente non potrebbe ricevere nemmeno le cure attuali".
"Se uno degli ospedali intorno a Gaza ha le medicine che ci servono per un'operazione o per prestare il primo soccorso,ci mettiamo a trattare,riferisce Naffar.Aggiunge che si tratta di un sistema pericoloso quanto avvilente,ma fintanto che non verrà revocato il blocco israeliano non ci sono alternative".
 "Mehanna riferisce che il personale medico di al-Awda è sottoposto a uno stress incredibile.Cerchiamo di fornire tutte le cure possibili,spiega.Abbiamo messo in atto una procedura per la ricezione di medicinali e forniture mediche.Ogni sei mesi redigiamo una lista e la aggiorniamo,ma ultimamente abbiamo avuto un bisogno sempre maggiore di materiale di primo soccorso.Abbiamo un reparto di ginecologia e ci servono medicinali per il travaglio e per il parto,oltre che per le emergenze:prevediamo nuovi attacchi e incursioni da parte di Israele,quindi dobbiamo tenerci pronti".
 "Riyad al-Adassi,dell'Unione dei Comitati di Salute di Gaza City,si aspetta un grave peggioramento della situazione.In 12 mesi sono morti 180 pazienti,e questo numero è destinato ad aumentare di giorno in giorno.In passato,ogni giorno 300 o 400 ricoverati andavano all'estero a farsi curare,ma ora riusciamo a far uscire Gaza a malapena una trentina di persone.E' vietato uscire.Esiste tutta una serie di liste d'attesa per ottenere i permessi speciali da parte di Israele".
 "La IPS chiede a Riyad al-Adassi di definire gli effetti della politica israeliana a Gaza,dal punto di vista del personale sanitario.In palestinesi vengono disumanizzati.Una volta avevamo il concetto di libertà,avevamo uno stato,lottavamo per i nostri diritti.Ora tutto si limita a procurarci di che vivere per noi e per le nostre famiglie.Viviamo in una giungla,e vivere nella giungla significa cercare di adattarsi per la sopravvivenza.Siamo tutti frustrati e repressi.Non c'è niente di salutare in tutto questo,nemmeno per Israele.E' qualcosa che prima o poi ci esploderà tra le mani.E chi se ne assumerà la responsabilità? Coloro che hanno in mano le chiavi dell'occupazione".
 Le condizioni di vita a Gaza vengono sistematicamente ignorate dai media americani.Negli ultimi due anni e mezzo,cioè dalla democratica vittoria elettorale di Hamas nel gennaio del 2006,i principali mezzi di comunicazione americani non hanno fatto in minimo accenno alla crisi sanitaria che devasta la Striscia di Gaza,eccezion fatta per il servizio della NPR,All Things Considered (Tutto considerato) ,trasmesso il 16 maggio 2006,e un articolo del Washington Times del 22 gennaio 2000.Gli americani sanno gran poco di questo vero e proprio campo di prigionia,che detiene nelle Striscia di Gaza un milione e mezzo di persone.
Il 15 giugno del 2008 il New York Times pubblicava in prima pagina l'articolo di Ethan Bronner dal titolo: "Come un anno ha cambiato Hamas e Gaza" (A year rehapes and Gaza).L'articolo era incentrato sulla descrizione di come il governo di Hamas avesse imposto leggi molto severe,come il divieto di avere comportamenti indecenti o di baciarsi in luogo pubblico.In sostanza veniva criticato il governo di Hamas in questo fondametalmente estremista,pur riconoscendogli una stabilità mai avuta prima.Bronner scriveva: "Premesso che Hamas afferma che non riconoscerà mai lo Stato di Israele,i suoi leader dichiarano che se Israele si ritirasse entro i confini stabiliti nel 1967,garantisse uno Stato palestinese nella striscia di Gaza,in Cisgiordania e nella Gerusalemme est,e rispettasse i diritti dei profughi ,Hamas potrebbe annunciare una tregua di lungo termine.Questo non si discosta molto dalle dichiarazioni del resto del mondo arabo a proposito della posizione di Fatah durante i colloqui di pace con Israele".
 Dato che il New York Times riconosce che Hamas è pronto ad accettare l'esistenza dello stato di Israele e che la posizione di Hamas in effetti non è piu radicale di quella di molti altri stati arabi,perchè cosi tanta parte degli americani vede Hamas come un'organizzazione terroristica votata alla distruzione totale di Israele?
 Nella mente di molti statunitensi le parole "palestinesi" e "Hamas" si traducono automaticamente in "terroristi" e "violenza".Una traduzione che non si è creata da sola.I telegiornali americani non fanno per rafforzare negli ascoltatori una forma mentis che disumanizza il popolo palestinese.Una disumanizzazione che spinge incessantemente a etichettare come organizzazione terrorista un governo democraticamente eletto.La Palestina è vista come un focolaio di violenza e di terrore.I media americani riflettono un ritratto dei palestinesi come carnefici anzichè vittime di un'oppressiva occupazione militare.Anche quando appare evidente che essi sono vittime dell'esercito israeliano,la televisione americana trova ilmodo per distorcere la realtà accusandoli di essere fautori di violenza.


LA COPERTURA MEDIATICA NEI CONFRONTI DI HAMAS
                                                                                                                              
Il 27 giugno del 2006 il Jim Lehrer Hour riportava la notizia di un commando di 3.000 truppe israeliane che erano appena entrate a Gaza.Il programma riferiva che gli aerei da combattimento israeliani avevano sorvolato Gaza isolando completamente tutti i confini.Dopo aver descritto l'intervento israeliano,tuttavia,Lehrer lo giustificava in quanto forma di punizione collettiva per la cattura di due soldati israeliani prima dell'invasione.Cosi confezionata,l'azione crudele di Israele nei confronti dei palestinesi,a Gaza nello specifico,diventava qualcosa di accettabile.
 il 3 marzo del 2008 la rete ABC riferiva dell'uccisione di oltre un centinaio di palestinesi nella Striscia di Gaza,giustificandola in quanto atto di rappresaglia per i missili lanciati su Israele da Hamas.I media americani si sono quasi sempre riferiti ad Hamas facendo ripetutamente ricorso a termini negativi quali:violenza,estremismo e terrorismo.
 Su Zmagazine del 5 febbraio 2008 Noam Chomsky,commentatore politico e professore al MIT (Massachussets  Institute of Technology),scrive un articolo intitolato "Elite Policy and the Axis of Evil" (La politica d'elite e l'asse del male),nel quale racconta come "in uno straordinario atto,a decine di migliaia il tormentato popolo di Gaza è evaso dalla prigione nella quale era stato confinato per mano dell'alleanza israelo-americana come punizione per il crimine di aver votato male durante le libere elezioni del gennaio 2006".Cioè non viene riconosciuto il diritto dei palestinesi a eleggere il proprio governo.E anzi,i palestinesi vengono puniti per aver eletto un governo che li appoggia cosi come difende il loro diritto all'autonomia,e che per di piu "non è in grado di ammettere che i popoli del Medio Oriente sono troppo arretrati per apprezzare la democrazia-altro principio,questo, che risale al vecchio "idealismo wilsoniano",attacca con veemenza Chomsky.
 Nella maggior parte dei telegiornali americani Hamas non viene nemmeno presentato come un  governo democraticamente eletto.Il 15 giugno del 2007 la CBS trasmetteva le immagini del caos che regnava su Gaza.Il servizio si riferiva al governo eletto di Hamas come un governo di coercizione: "I cecchini mascherati di Hamas hanno preso il controllo della Striscia di Gaza".Non solo veniva tralasciato il fatto che il governo Hamas fosse stato eletto dai palestinesi,ma gli aggettivi usati per descrivere Hamas creavano un'immagine cosi violenta da giustificarne la denigrazione.Nello stesso notiziario della CBS il cronista Charles Osgood intervistava Michael Oren,studioso di Medio Oriente,ribadendo il concetto che Hamas era responsabile di tutte le uccisioni e della violenza che tormentava Gaza: "Bisogna che Hamas smetta di terrorizzare il popolo palestinese"

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