Anglotedesco

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venerdì 26 aprile 2013

1983-84.I networks e il gruppo Berlusconi



Sulle questione dei conflitti d'interesse di Silvio Berlusconi si sono scritti un numero impressionante di libri (Marco Travaglio è diventato famoso per questo),il libro LA TELEDITTATURA spiega bene le televisioni del "Nano di Arcore", dei ritorni delle vacanze di Bettino Craxi per fare le leggi su misura per salvare Retequattro e tante altre cose.In effetti nei paesi sviluppati nessun presidente del Consiglio è proprietario di televisioni ma bisognerebbe ricordare a chi, tramite questi argomenti ha fatto fortuna,che i premier contano pochissimo e devono solo obbedire alla BCE e alla Commissione europea e poi in certi paesi come gli Usa, il presidente è comandato al 100% dalle banche e dalle grandi multinazionali.
Pubblico un pezzo di quello che si diceva nel 1984 sulle televisioni di Silvio Berlusconi.

da ENCICLOPEDIE RIZZOLI-Annuario 1985

Alla luce di quanto è accaduto lo scorso anno sul fronte dell'emittente privata,è probabile che si affacci sul mercato un nuovo "gioco di società",pronto a ravvivare i freddi pomeriggi invernali.Potrebbe chiamarsi "Berluscopoli" ,o magari "Berlusconi piglia tutto":il senso rimarebbe lo stesso.Nonostante le cicliche promesse di non belligeranza con la Rai,Silvio,re delle tv commerciali italiane,ha rifinito nell'84' il lungo lavoro di cesello che aveva iniziato nel 1972 dalla originaria tv via cavo di Milano 2,consolidando un polo televisivo privato potente quanto la tv pubblica.Il colpo grosso lo ha concluso l'estate scorsa,verso la fine di agosto,quando la sua Fininvest ha fagocitato il network Retequattro.Un affare? Chissà,comunque ha lasciato di stucco tutti, e non ha fatto dormire sonni  tranquilli ai dirigenti di viale Mazzini.Gli è costato 135 miliardi, di cui 105 per il magazzino programmi e 30 per l'acquisizione di antenne e impianti:gli ha fruttato il controllo del 50% del marchio dell'emittente (il resto è rimasto a Mondadori);ma ha ottenuto,Silvio ,la gestione totale della programmazione e il controllo del 75%,circa, dei telespettatori "privati" italiani.
E così si è definitivamente conclusa la fase pioneristica e alla buona delle "antenne selvagge".Ora le antenne "libere" sono sempre di meno ,e cadono sotto i colpi impietosi delle piu dure regole del mercato.Berlusconi stesso l'aveva detto:"sul mercato italiano c'è il mastodonte Rai,e chi vuole fare televisione su scala nazionale è costretto a darsi dimensioni simili alle sue.Chi non è riuscito in fretta,ne ha pagato le conseguenze".Retequattro,per esempio,non ce l'ha fatta:e quando Mondadori cercava un partner che desse un pò di ossigeno ad un network ormai moribondo,lo ha trovato pronto.Il re di Milano 2 ha lasciato intatta l'immagine dell'emittente acquisita,mantenendo in campo un outsider come Maurizio Costanzo (utilizzato anche su Canale 5) che assicura corpose audiences,ma ha cominciato a riversare nella rete alcuni superfilms che erano allora mancati fino ad allora.Prima novità: l'emittente cos' rivitalizzata si è indirizzata verso un target ben preciso,le donne,obiettivo appetitoso per messaggi pubblicitari orientali.E allo stesso modo anche talia 1 si è rifatta il maquillage per piacere di piu a un pubblico giovane,mentre Canale 5 è rimasto il canale zibaldone preferito dalle famiglie.Instancabile nell'intraprendere nuove iniziative, Berlusconi si è quindi lanciato a testa bassa nel settore dell'informazione.Non potendo ancora creare un suo telegiornale,si è impegnato nei "settimanali".Intanto è stato varato "Punto 7",in onda la domenica alle 12:30 (e replicato alle 23.30) su Canale.A condurlo è stato chiamato Arrigo Levi.Poi, altri progetti si sono fatti strada:sarebbe dovuto iniziare anche "Monitor",settimanale di politica estera,interna ed economica.Per la trasmissione erano stati mobilitati Guglielmo Zucconi,Jas Gawronski,Peter Nichols e Giorgio Bocca,che avrebbero ricalcato le orme delle trasmissioni della Rai nei suoi anni d'oro (Tv 7).Per ora Monitor è rimasto un bel progetto chiuso in un cassetto,ma c'è da giurare che presto lo ritireranno fuori come un coniglio dal cappello.

IL DIBATTITO SUL BLACK-OUT E LA LEGGE



Il 16 ottobre,i pretori Giuseppe Casalbore di Torino,Eugenio Bettiol di Roma e Ciola Trifuoggi di Pescara,scatenano una grande offensiva contro le reti televisive private,bloccando le trasmissioni di Canale 5, Italia 1 e Retequattro nelle tre regioni di loro competenza.Vengono sigillati gli impianti che permettono le trasmissioni.I provvedimenti sono stati presi dai magistrati in base all'articolo 195 del codice postale, che prevede per le radiotrasmissioni un'autorizzazione statale, e in base alla sentenza del 1976 della Corte costituzionale che riconosce l'autorizzazione a trasmettere sul territorio nazionale solo alla Rai e concede alle emittenti private di coprire solo ambiti locali.Silvio Berlusconi,proprietario delle tre reti oscurate,definisce l'iniziativa "un attacco alla libertà costituzionali".Il black-out provoca un'ondata di reazioni del pubblico:i pretori vengono bersagliati da centinaia di telefonate di protesta per l'oscuramento.Scoppiano tutte insieme le caotiche conseguenze della mancata regolamentazione delle emittenti private,promessa,ma mai realizzata.
Il governo,sull'onda delle proteste,vara a tambur battente,il 20 ottobre,un decreto legge per riaccendere le tv private.Il decreto è molto breve e molto semplice:riattiva i tre networks,ristabilendo la situazione esistente di fatto al primo ottobre 84' e congelandola.Ormai però non si può piu eludere il nodo della legge complessiva di regolamentazione e il ministro delle Poste Antonio Gava promette di presentare un progetto entro un mese.Il decreto,subito battezzato decreto-Berlusconi,incontra però un ostacolo nell'iter per la sua conversione in legge.Il 28 novembre,il voto a scrutinio segreto della Camera lo boccia come incostituzionale,sopratutto per la dura opposizione dei comunisti che contrastano in ogni maniera lo strapotere di Berlusconi nel mondo delle comunicazioni,e per l'intervento di alcuni franchi tiratori.Il decreto che aveva permesso di riprendere le trasmissioni decade immediatamente.Le polemiche tra i partiti sono roventi.La legge per mettere ordine nell'etere è invocata da tutti,ma in realtà è difficile trovare l'accordo che condizionerà il futuro delle trasmissioni in Italia.Il 3 dicembre i pretori di roma e Torino,gli stessi che erano intervenuti la prima volta,ordinano un nuono black-out.Ad avere reazioni positive sono solo le piccole televisioni locali che considerano vitale per la loro sopravvivenza contrastare lo sviluppo fuorilegge delle reti nazionali.Ma non c'è tempo per discutwere:il governo affronta nuovamente l'emergenza riaccendendo gli schermi in Piemonte e Lazio.
Questa volta però il consiglio dei ministri ritiene giusto rispondere con un decreto molto piu lungo ed articolato che prefiguri anche la futura disciplina delle emittenti private e si impegna ancora una volta a vararlo al piu presto.I cinque partiti di governo trovano un accordo su una "griglia" di principi generali e il decreto-bis viene approvato il 5 dicembre.Per la prima volta un decreto-legge stabilisce che tv pubbliche e private, anche se permane la centralità del monopolio si Stato Rai,esistono entrambe con pari dignità in un sistema misto.Superato il blackout,comunque,il cammino per trovare un assetto stabile e definitivo alle emittenti private,un loro ruolo nel campo dell'informazione e delle comunicazioni è ancora lungo.Il ministro Gava annuncia che sta lavorando al progetto,e a fino anno sembra crearsi un fronte di tutti i partiti,tranne la Dc,favorevole a concedere alle private di fare telegiornali e informazione.E' questa infatti la questione piu controversa,alla quale si dovrà dare una soluzione nell'85.

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