Anglotedesco

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giovedì 11 aprile 2013

!976-77.Crescita del movimento femminista





Questa settimana nello spazio dedicato alle enciclopedie degli anni 70-80', ho cambiato argomento, solitamente pubblico articoli di economia-finanza o politica,questa volta si parla di movimenti femministi che allora cominciavano a farsi sentire sul serio e ottenere i loro spazi.Qui siamo negli anni 75-76-77 , come al solito l'Italia che è un Paese democristiano ipocrita,su certe questioni resta sempre molto indietro rispetto a paesi come l'Inghilterra o la Germania.

da ENCICLOPEDIE RIZZOLI 1976-77

Quando per le prime volte,sullo scorcio degli anni 60',comparvero sulle piazze gruppetti di ragazze che gridavano slogans contro lo "sciovinismo" maschile e inalberavano cartelli di denuncia contro la millenaria oppressione della donna,furono ben pochi a prendere sul serio quelle insolite manifestazioni:i partiti politici non mostravano di avvedersene,la stampa al massimo ne traeva occasione per una breve notizia di colore,le reazioni della gente,irritazione o divertita curiosità,aperto dissenso o facile ironia,non andavano comunque oltre l'attenzione di un momento.Che quei gruppetti fossero il primo sintomo di un fenomeno sociale tra i piu importanti del nostro tempo,il primo inquietante emergere di un massiccio iceberg messo in moto da un dilagante "disgelo" ,forse addirittura l'antefatto di una possibile diversa stagione umana,oggi tutti sono concordi nel riconoscerlo,sociologi e politici,marxisti e cattolici,giornali delle piu diverse tendenze;ma è soltanto senno del dopo.
Un"dopo" abbastanza recente d'altronde,grosso modo situabile entro l'arco del 1975-76,da quando cioè il femminismo,rapidamente allargatosi,via via moltiplicatosi e differenziatosi nella sua attività,penetrato con la sua provocatoria presenza nei piu svariati settori della vita associata,ripreso nelle sue piu vitali tematiche,dai diversi movimenti femminili,si è imposto come un fatto di così vistosa portata da non poter essere ignorato piu oltre.
Una vastissima letteratura specializzata sul problema femminile e intersessuale,indagato in ogni suo aspetto da donne di tutti i paesi,dell'Europa,dell'America,del Terzo Mondo;riviste ,teatri,librerie ,case editrici,consultori,centri di studio e documentazione,cooperative di produzione cinematografica,stazioni radio e televisive,e persino banche,organizzati e gestiti da gruppi femministi;tutti i possibili strumenti di comunicazione,dal saggio impegnato al fumetto,dalla favola del ricamo,dal romanzo alla canzone;tutti i mezzi di lotta,la richiesta di referendu, come la protesta di piazza,il siti-in come la proposta di legge,l conferenza stampa come il digiuno,usati per i propri obiettivi;la sempre piu vasta diffusione della rivolta femminile in ogni ordine di scuole,nelle fabbriche,negli uffici,nelle periferie proletarie e sottoproletarie,con un netto superamento dei confini sociali prevalentemente studenteschi,intellettuali e borghesi,entro cui il movimento aveva avuto origine.Questo è oggi il femminismo.


Questo è d'altronde il risultato di una crescita progressiva e ininterrotta,che per anni tuttavia il grosso dell'opinione pubblica ha tendenzialmente ignorato, o piuttosto rifiutato,oscillando tra la minimizzazione o la ridicolazzione del fenomeno tra l'ostentata indifferenza e improvvisi sussulti di attacchi furibondi;sostanzialmente reagendo con una sorta di collettivo moto di difesa nei confronti di qualcosa che poco a poco,sebbene confusamente e forse inconsapevolmente,veniva recepito come flagrante e perciò terribile rottura della norma,come ansiogena proposta rivoluzionaria:e inevitabilmente la divertita curiosità suscitata dai primi sparuti gruppetti femministi si faceva qualunquista ma non meno astiosa ironia,l'irritazione diventata intransigente dissenso,la disattenzione deliberata chiusura,la condanna di un momento di sistematica ostilità.
Oggi è difficile aprire un giornale senza trovarci una notizia,un'inchiesta sul problema femminile;non esiste editore che non includa nel suo catalogo qualche titolo sul tema;radio e televisione,buone ultime,incominciano ad occuparsene.E se da un lato tutto ciò costituisce una nuova,ma sostanzialmente equivalente,forma di difesa nei confronti della marea montante di mezza umanità in rivolta,un diverso tentativo di esorcizzarla appropriandosene,e possibilmente svuotandola ,secondo la norma dell'universo consumistico cui l'industria  culturale appartiene,dall'altro lato è solida l'industria culturale appartiene ,dall'altro lato è solida e continuamente ribadita testimonianza di come il femminismo faccia parte ormai del panorama umano e sociale dei nostri giorni,di come il problema donna sia entrato, irreversibilmente,nel novero delle massime questioni sociali che attendono soluzione.

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