Anglotedesco

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lunedì 8 aprile 2013

Economisti che criticano l'euro.Paul Krugman e Jacques Sapir



Puntata interessante ieri sera su IN ONDA,l'unica che ho seguito dal primo all'ultimo minuto,e siccome si parlava di euro, è durata meno del solito.La domanda era:secondo voi converrebbe all'Italia uscire dall'euro? Erano presenti economisti con idee diverse :Loretta Napoleani,Oscar Giannino,Giulio Sapelli e sopratutto Emiliano Brancaccio.
Ne ho sentite tante,ma nessuno mi convince in pieno.E' giusto detestare la moneta unica ma che un paese da solo deve uscire,ci sarebbe da riflettere.Io sono convinto che siamo comunque rovinati.Se teniamo l'euro, in maniera non velocissima, visto quello che dobbiamo tagliare per via dei trattati criminali che abbiamo firmato, la classe operaia italiana finisce come la Grecia.Se usciamo immediatamente ,ci mettiamo meno a fallire, due o tre anni di povertà a livello dell'Argentina e che vorrebbe dire scappare in massa (le percentuali già ora sono alte) dal Belpaese e diventare noi i nordafricani.Barnard, Bagnai e altri economisti vedono in Paul Krugman un punto di riferimento ,ma il premio nobel americano in un suo libro ha detto che abbandonare l'euro vorrebbe dire fare i conti con una corsa agli sportelli delle banche,perchè i depositanti si affretterebbero a trasferire i propri fondi nei paesi piu solidi,ci sarebbero problemi giuridici perchè tutti i debiti sarebbero in euro (anche se qualcuno continua a dire che si pagherebbero con la nuova moneta) e poi lo impedirebbero perchè nonostante sia fallimentare,tutto il mondo vuole tenere in piedi l'UEM.Diciamo le cose come stanno,capisco che ognuno ha i propri interessi da difendere,ma non esagerate.

da LA TRAPPOLA DELL'EURO-Badiale & Tringali (Asterios editore)

Molti economisti,in tutto il mondo,hanno apertemente criticato l'euro.Le sue debolezze erano macroscopiche,ed erano state individuate e descritte fin da prima della sua istituzione.Cominciamo dal premio Nobel per l'economia Paul Krugman.L'analisi svolta dal noto economista:l'eurozona non rappresenta un'area valutaria ottimale, quindi era prevedibile che alle prime difficoltà sarebbe entrata in crisi.In particolare,gli afflussi di capitali nei PIIGS seguiti all'introduzione della moneta unica "hanno alimentato una crescita esplosiva che ha fatto aumentare a sua volta i salari: nel decennio successivo all'introduzione dell'euro,i costi unitari della manodopera (ossia i salari rettificati in base alla produttività) sono aumentati del 35% nell'Europa meridionale,contro un aumento del 9% in Germania.Produrre in Europa non era piu competitivo,e i paesi che attiravano grossi afflussi di capitali accumulavano corrispondenti disavanzi commerciali.Krugman ritiene che l'eurozona avrebbe bisogno di "una politica di stimolo fiscale in Germania", senza le quali la moneta unica è spacciata.
Jacques Sapir è un economista francese.Nel suo recente libro dedicato all'euro,egli prende in esame la situazione attuale della zona euro e i suoi problemi,e nota come,mettendo assieme economie molto diverse fra loro,lungi dal produrre una qualsiasi convergenza,la zona euro ha generato una massiccia divergenza delle economie e della struttura dei loro appari produttivi.Chi ne ha beneficiato è stata sopratutto la Germania,che ha ottenuto piena libertà di accesso per le proprie merci ai Paesi vicini,mentre i bassi tassi di interesse di cui ha goduto l'eurozona fino all'attuale crisi hanno permesso a tali Paesi di indebitarsi per acquistare le merci tedesche.La Germania ha realizzato politiche del lavoro che hanno tenuto relativamente bassa la propria inflazione,guadagnando in competitività rispetto ai Paesi vicini,che hanno quindi cominciato a registrare forti deficit commerciali con la stessa nazione tedesca.In presenza di monete nazionali,questo avrebbe portato all'apprezzamento del marco rispetto alle altre moneta,ristabilendo l'equilibrio.Ma la creazione dell'euro ha escluso questa possibilità.In questo modo la Germania ha potuto approfittare della crescita della domanda interna  dei Paesi della zona euro,che è stata in media piu alta di quella tedesca.Sapir nota a questo proposito che "sono dunque le altre economie che hanno "tirato" la crescita della zona euro (e,incidentalmente ,della Germania) ,ma al prezzo di un importante deficit commerciale con la Germania.La conclusione di Sapir è netta,e val la pena di riportarla :"la crisi attuale non proviene dunque dolamente da politiche economiche nazionali inefficaci (come per l'Italia) o pericolose (è il caso della Spagna e,in certa misura,del Portogallo),o ancora da politiche lassiste sul piano fiscale (come in Grecia):essa è prima di tutto il prodotto della politica tedesca all'interno dell'eurozona.La Germania ha squilibrato l'eurozona con la sua politica di depressione della domanda interna.D'altronde ,si vedono i deficit commerciali degli altri Paesi (Francia,Italia,Spagna) esplodere a partire dal momento (2002) in cui la Germania mette in opera la sua politica.Questo aggravamento improvviso delle condizioni commerciali all'interno dell'eurozona ha causato o un indebitamento privato (di famiglie e imprese) molto forte,o un innalzamento dell'indebitamento pubblico.
Sapir prosegue esaminando le possibili soluzioni alla crisi.Se si vuole mantenere l'euro,esse non sono molte:la principale sarebbe che l'Unione Europea diventasse un vero Stato unitario con un budget significativo e con forti trasferimenti finanziari dai Paesi forti a quelli deboli.In sostanza,la Germania (e gli altri Paesi forti del nord) dovrebbero pagare i Paesi del sud perchè questi ultimi possano continuare ad acquistare le merci dei primi.Si tratta di una soluzione tecnicamente possibile ma politicamente improponibile.
Sapir sembra prediligere quella di un superamento della moneta unica a favore di una moneta comune,che non si sostituisca alle monete nazionali ma funzioni come quadro di coordinamento,con cambi fissati per periodi definiti ma rivedibili.

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