Anglotedesco

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lunedì 22 aprile 2013

RENATO BRUNETTA:"Vendita del patrimonio pubblico immobiliare"




Ma si dai, vendiamo tutto e risolveremo  i problemi, si diceva la stessa cosa nel 1992 e cosa ha portato? Vendita dei gioielli di stato,la maggior parte delle aziende  chesono state vendute erano in attivo.Hanno portato tutto al'estero, l'Eni dal 1992 al 1996 ha tagliato del 33% i posti di lavoro delocalizzando tutto, hanno messo sul mercato i nostri gioiellini pubblici e poi ci hanno costretti a ricomprarli per evitare che qualcuno,speculando,ce li avrebbe distrutti.
Il bello è che c'è qualcuno su Twitter che ha avuto il coraggio di dire che il Pdl è contrario a certe cose ed è stato costretto a firmare i contratti.Robe da matti, in questo paese i nuovi sottosviluppati  ne spuntano ogni giorno.Al signor Brunetta ricorderei che per cercare di uscire da questa situazione molto complicata, le ricette giuste non sono le sue (questo che pubblico oggi è solo un pezzo di quello che scrive tutti i lunedi) ma:
-ritiro dal Mercato Comune Europeo e dall'euro;
-ripristino di una banca centrale di proprietà e di gestione pubbliche,che assicuri l'acquisto del debito pubblico e impedisca il default;
-ripristino dei vincoli di portafoglio per le banche di credito (obbligo di detenere contingenti di titoli pubblici proporzionali al patrimonio);
-introduzione di vincoli di impiego,ossia di quote del credito destinate alle piccolissime imprese;
-istituzione di una banca pubblica che assicuri i finanziamenti all'economia produttiva;
-separazione di banche di risparmio e prestito da quelle di azzardo finanziario

da IL GIORNALE del 22 aprile 2013

A livello nazionale si rende necessario un intervento straordinario di aggressione al debito pubblico. Un piano di dismissioni diretto ad alimentare un fondo per la riduzione del debito, insieme ad altre operazioni finanziarie straordinarie dirette a accelerarne gli effetti, richiede misure immediate e tempi certi. Con l'attacco al debito si dovrebbe arrivare in 5 anni sotto il 100% del Pil, anticipando di fatto il fiscal compact grazie al combinato disposto di alienazione del patrimonio pubblico, avanzi primari significativi (ma sopportabili) e finalmente tassi di crescita reali tra l'1 e il 2%.
 L'obiettivo è quello di aumentare l'efficienza, la produttività e la competitività dell'economia italiana; ridurre il peso dello Stato; liberare risorse oggi patologicamente impiegate per il servizio del debito. Vendita del patrimonio pubblico immobiliare, al centro come in periferia, liberalizzazioni e privatizzazioni delle public utilities, riduzione del peso delle industrie pubbliche, sdemanializzazione nel territorio, emersione del sommerso, per trasformare il capitale morto, come direbbe l'economista peruviano Hernando De Soto, in capitale vivo. Il tutto per avere lo spazio necessario e sufficiente per ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese, innescando così il circuito virtuoso meno debito-meno tasse-più crescita. Crescita che potrebbe arrivare nella seconda metà del 2013.

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