Anglotedesco

Anglotedesco

giovedì 16 maggio 2013

35enne uccide i datori di lavoro.Colpa della giustizia italiana




Episodio grave quello che è successo a Turbigo (Milano), non lo paragonerei però a quello che è successo sabato notte al quartiere Niguarda di Milano dove un nigeriano clandestino ha ammazzato a colpi di piccone persone che non conosceva , questa storia è diversa.
Per prima cosa: la legge è uguale per tutti dunque chi ha ucciso volontariamente deve andare in galera e prendere il massimo della pena, ma le colpe maggiori ce l'ha la giustizia italiana che fa veramente schifo, che permette al datore di lavoro di fare ciò che vuole nei confronti dell'operaio che, al contrario, non può fare nulla.In Germania (che detesto su molte cose) entro 3 settimane c'e il processo e non paghi nulla di spese processuali e non hai nemmeno bisogno dell' avvocato per difenderti, oltre al fatto che gia prima della sentenza il datore di lavoro riceve visite di ufficio delle imposte, ufficio del lavoro etc e vanno con il cotton fiock tra le matonelle a misuragli i batteri , oltre al fatto che non sono obbligatori 3 gradi di giudizio, normalmente uno che ha torto accetta il primo grado, perche' se va avanti ed ha torto rischia molto di piu' oltre a pagare spese di processo, spese dei legali per entrambi
Conosco bene l'ambiente delle piccole-medie imprese,ho scritto un paio di volte in ,  ho litigato sempre nei posti dove ho lavorato ho anche ai colloqui,mai mi è venuto voglio di uccidere (non ne sono capace) ma quello di rovinare l'arrogantello e denunciarlo.In questo paese è inutile perchè i tempi di giustizia sono lunghissimi (anche se hai ragione devi aspettare 10 anni) e poi grazie al governo di Silvio Berlusconi (aiutato dal Pd) i datori di lavoro possono fare tranquillamente i furbi , farla franca e ringraziare questo paese di pagliacci mentre  gli operai  devono mandare giu bocconi amari.Quando minacci un datore di lavoro di denunciarlo ,deve avere paura ,invece ti ride in faccia (molto meno davanti a Equitalia).
In questo paese basta che tu dai da mangiare a qualcuno e sei una brava persona (http://anglotedesco.myblog.it/archive/2013/02/11/irregolarita-nel-63-delle-aziende-sempre-il-solito-italiano.html), se lo fai in maniera sporca ,chissenefrega e ricordo ancora le giustificazioni ridicole di Flavio Briatore a Servizio Pubblico quando gli ricordarono che nel 1984 ebbe due mandati di cattura dai giudici di Milano e Bergamo per associazione a delinquere finalizzata alla truffa tanto che fu costretto a fuggire ai Caraibi.
Sto dando un occhiata ai vari Tg e video in rete e questo 35enne avrebbe detto che non ne poteva piu di essere insultato e allora si è lasciato andare a questo duplice omicidio e ce ne saranno sempre di piu se l'Italietta la smette di essere ipocrita,provinciale e cominciare a punire severamente chi sbaglia e tutelare di piu gli operai.
Un'altra cosa però c'è da preoccuparsi: troppo facilmente la gente si procura le pistole, parliamo tanto degli Usa ma anche noi non scherziamo.

da www.ilfattoquotidiano.it

Ancora omicidi a Milano, dove all’alba di oggi un 35enne, dopo una violenta lite, ha ucciso a colpi d’arma da fuoco due uomini (padre e figlio), suoi datori di lavoro. E’ accaduto a Casate, frazione di Bernate Ticino in provincia di Milano, nei pressi di un bar dove i tre si erano incontrati. Il presunto assassino è stato rintracciato a poca distanza dal luogo del delitto. I carabinieri hanno anche recuperato una pistola calibro 7.65, quella che ha ucciso.
Le vittime, Rocco Bratalotta di 48 anni e il figlio Salvatore di 23, erano residenti a Turbigo, sempre in provincia di Milano. Il giovane è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre il padre al torace. L’omicida, Davide Spadari, si trova ancora in caserma a Milano per essere ascoltato dai carabinieri ma, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato probabilmente licenziato dalle vittime, i suoi ex datori di lavoro. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona e si fermavano quasi ogni giorno nel bar di Casate a prendere un caffè. A quanto pare, però, non ci sarebbe una vicenda legata alla crisi economica alla base del duplice omicidio. L’operaio bloccato dai carabinieri poco dopo aver sparato ad un padre ed un figlio, suoi datori di lavoro, avrebbe detto di “non sopportarli più” per motivi personali.
L’uomo, la cui attendibilità dovrà essere ora comunque verificata dalle indagini, ha raccontato di subire da anni prese in giro e atteggiamenti dispotici da parte del titolare e di suo figlio. Ieri, poi, dopo l’ennesima discussione, pare che il titolare gli abbia detto di essersi “stufato di lui” e che dall’indomani avrebbe fatto meglio a “starsene a casa”. Una palese minaccia di licenziamento, dunque, che però non sarebbe legata a motivi economici ma a rancori privati. Davide Spadari, dopo il duplice omicidio, si è allontanato prima in auto e poi a piedi ed è stato bloccato dai militari mentre camminava nei pressi di Cuggiono (Milano). Con sè aveva ancora la pistola usata per sparare, chiusa dentro uno zainetto che portava in spalla. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona che si occupava di subappalti per i cantieri dell’Expo. In questi ultimi tempi il numero di operai si era ridotto all’osso per la mancanza di lavoro (come per quasi tutte le aziende dello stesso tipo nell’area milanese) ma a pesare sul raptus omicida dell’uomo sarebbero stati i continui screzi e i dissidi.
“Sparava all’impazzata, mi ha terrorizzato”, racconta sotto shock la titolare del bar di Casate teatro del duplice omicidio. “Erano le 6.20 – racconta la signora Valeria – l’ho visto entrare, come fa tutte le mattine quando i tre si incontrano nel mio locale per fare colazione prima di recarsi al lavoro, sui cantieri. Ma questa volta è stato assurdo, ha camminato velocemente, ha estratto una pistola e ha cominciato a sparare. Sparava all’ impazzata, non so quanti colpi”.

Nessun commento:

Posta un commento