Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 19 maggio 2013

L'industria della carità...e dell'ipocrisia




Bellissimo questo libro che spiega, per l'ennesima volta, la buffonata degli aiuti umanitari.Anglotedesco è dell'idea che 8 su 10 fanno queste cose per nascondersi , che la gente non gli può dire nulla perchè "fanno del bene agli altri".In realtà, se pazientemente vai fino in fondo ,scopri che c'è sotto dell'altro. Nei pezzi che ho sottolineato vengono a galla le solite cose, il modo ridicolo che si ha di selezionare in Vatitalia, non viene premiato chi è piu bravo ma chi ha conoscenze, chi si adatta a prenderlo nel sedere e star zitto , chi magari sforna ottime prestazioni sessuali.
Io non so voi ma quando leggo queste cose mi viene il vomito,sopratutto a pensare quello che insegnano ai ragazzini nelle scuole e nelle parrocchie.ruoli.

da L'INDUSTRIA DELLA CARITA' -Valentina Furlanetto (Chiarelettere)

LE TESTIMONIANZE DALL'INTERNO

Vista da fuori,la casa di chi "fa del bene" è sempre piu linda e bianca della vostra.I vetri sono piu puliti,le tende piu profumate ,gli intonaci piu immacolati,i fiori sui balconi piu freschi.Di solito sull'uscio c'è anche l'insegna "Benvenuti".Ma se ci si avvicina si iniziano a intravedere le prime crepe,si nota un po di muffa,si sente qualcuno che dall'interno alza la voce.Vista da vicino,la casa di chi "fa del bene" è come quella di tutti gli altri.Si va d'accordo,ma a volte ci si tira i piatti;il divano è comodo,ma talvolta salta una molla:il caffè è caldo,ma le tazzine sono leggermente sbeccate.Solo che non lo dicono,non si deve sapere.Ad esempio,non si parla volentieri del fatto che,se in principio erano i funzionari Onu e delle agenzie collegate,come la Fao, a essere famosi per i lauti stipendi,i bonus,i privilegi e i benefit,oggi i grandi enti hanno fatto scuola e hanno contagiato anche le ong.
"Conosco questo mondo da molto tempo,comprese le schifezze che ci sono,il business degli aiuti umanitari è una realtà con la quale ho imparato a convivere,senza farmi illusioni".La voce arriva dall'Angola con qualche secondo di ritardo,la linea telefonica è disturbata.Silvana è partita nuovamente per l'Africa:è trascorso qualche mese da quando ci siamo conosciute in una delle tante pause fra una missione e l'altra.Davanti ai suoi occhi in trent'anni sono passati il Benin,il Burundi,la Sierra Leone,Haiti e la Palestina.Silvana ,che ha base a Bologna,ha lavorato sia per enti che dipendono da grandi istituzioni,come le Nazioni unite e l'Unione europea,sia per ong e onlus,italiane e internazionali.Ha potuto osservare quindi il mondo delle ong da punti di vista diversi.E' conosciuta e apprezzata in questo ambiente ma,poichè è una persona che non nasconde le tazzine sbeccate e le molle rotte del divano,è stata spesso oggetto di critiche,perchè se c'è una cosa che  questo mondo di "buoni" non perdona è il dissenso interno.E tutte le volte che Silvana ha parlato in pubblico di ciò che non va è stata isolata e attaccata.Nonostante tutto,Silvana ama il suo lavoro e desidera continuare a farlo.Per questo oggi preferisce non rivelare la sua identità,ma i suoi racconti circostanziati e la sua riconosciuta autorevolezza ne rendono importante la testimonianza.
Il primo punto che le sta cuore è il fatto che le associazioni costano tantissimo e ci sono troppe sovrapposizioni che creano uno spreco di risorse.Silvana dice che "per i 4 euro che arrivano alla gente,se ne spendono milioni che vanno a tenere in piedi le componenti di qualunque struttura che conosciamo,anche a casa nostra:stipendi, affitti, pubblicità,noleggio di jeep".Clientelismo,spreco, mala gestione e cattiva organizzazione non appartengono solo ai grandi enti o alle agenzie Onu, spesso criticate come "macchine mangiasoldi",ma anche alle ong,che tanto si vantano di essere alternative."La fauna degli aiuti umanitari,mi confida,è davvero pazzesca,tanto nelle grandi  come nelle piccole strutture.La cooperazione è questo.E' costituita da persone che sono sul campo per fare le stesse cose spendendo un sacco di soldi".
Silvana è partita è tornata diverse volte dall'Africa.All'inizio in valigia,assieme alle magliette,ai libri di Chatwin,alle penne per i bambini e alle pastiglie di profilassi antimalaria,c'erano parecchie illusioni e molta passione.Poi con i libri,le penne,i farmaci e la T-shirt è rimasta solo la passione e si è infilato un bel pò di disincanto."Esiste,mi racconta, una sproporzione tra fondi dedicati all'emergenza rispetto a quelli destinati allo
sviluppo,il che spinge alcune associazioni ad abbandonare quest'ultimo per l'emergenza che "rende" molto di piu.La cooperazione è nata per generare sviluppo,ma da quando sono stati chiusi i rubinetti per i progetti di cooperazione tantissime ong si sono buttate sull'emergenza ,alcune addirittura sono nate ex novo per questo.Il fatto è che l'emergenza frutta maggiormente e ha tempi di approvazione piu rapidi.Passa pochissimo tempo da quando si presenta un progetto a quando si riceve la risposta perchè ovviamente se c'è un'urgenza,la risposta non può arrivare dopo un anno.Invece da quando un progetto di cooperazione viene presentato a quando è approvato trascorre un lungo periodo
.Se il progetto non viene accettato subito,bisogna rivederlo e passano altri mesi per avere una risposta.Alla fine si al finanziamento si fa attendere anche un anno,un anno e mezzo.Poi ci sono motivazioni piu politiche.In certe situazioni,infatti,conviene essere in emergenza perchè se c'è allarme arrivano i soldi, se non c'è non arrivano,quindi ogni tanto bisogna sparacchiare,ammazzarsi,così si può continuare a dire di aver bisogno subito.L'ho scoperto in Burundi,ma è valido anche per altre zone".

Silvana è una tosta,pragmatica,abituata alla fatica.Una che per vacanza intende una pedalata fra amici 3000 chilometri,Bologna-Varsavia e ritorno in bicicletta.Una così può essere solo irritata dal lassismo,dall'inefficienza,dagli sprechi."In Africa, dice,come altrove,una marea di cooperanti e volontari occidentali scorrazza da un locale all'altro,da un festino all'altro.Gente che in Italia sarebbe disoccupata in questi posti fa una vita da nababbo".Chiaramente lei ci tiene a distinguere fra chi lavora con abnegazione e professionalità e gli altri:"In missione si conduce una vita molto sacrificata e c'è gente che lo fa con grande professionalità e coscienza umanitaria.Ci sono persone meravigliose,tanto delle ong sia alternativa,che abbia dei valori diversi,ci si sbaglia.In realtà non è così.Non è che il mondo delle ong sia fatto da angeli,si trova di tutto,compresi pazzi,psicopatici ,nullafacenti, gente di trenta o quarant'anni di cocaina o fumo o alcol alle dieci di sera,quelli che magari con i soldi dei progetti ci pagano le puttane e non si preoccupano nemmeno di nasconderlo.E sto parlando di ong italiane e magari anche cattoliche.Il fatto di vivere in paesi difficili e in contesti così diversi dal nostro mondo sembra rendere lecita qualsiasi cosa".
Proprio perchè non le piace nascondere la polvere di casa sotto il tappeto,a chi le chiede come partire per l'Africa per "fare del bene" Silvana risponde con stizza."C'è un atteggiamento razzista in una frase del genere,perchè ci si pone con superiorità verso queste persone.Bisogna essere efficienti,non caritevoli.In Italia domina generalmente il dilettantismo nella selezione del personale.Nel nostro paese la scelta dei candidati per un posto in una ong non risponde quasi mai a un criterio di professionalità.Ad esempio,raramente viene fatta la selezione in base alla conoscenza della lingua del paese dove si va a operare,al contrario va molto l'analisi psicologica fai da te.
Talvolta mi sono ritrovata a un colloquio in Italia con persone che mi chiedevano:ma tu perchè vuoi partire? E s'improvvisavano psicoanalisti.Ai colloqui per le ong di Londra nessuno pone domande di questo tipo.Ti dicono:gli obiettivi sono questi,il progetto è questo,sai la lingua? Hai le competenze per realizzare il progetto? C'è una bella differenza sul piano qualitativo.E i risultati sono diversi.Capita di vedere in Africa o altrove i cooperanti italiani,pagati migliaia di dollari al mese,che non si sa come lavorano perchè non sanno la lingua.Ad esempio,io sono stata strapagata in Ciad come consulente Unicef:dovevo fare una consulenza sulla violenza nelle scuole,un problema vero.Ho consegnato periodicamente dei report,ma non servivano a niente perchè poi non venivano utilizzati.Quando ho chiesto:"Allora perchè mi pagate tanto?,mi hanno risposto:"Ma noi dobbiamo pagare le consulenze", come se dovessero giustificare solo delle voci di spesa.In Ciad per l'Unicef mi pagavano 5000 dollari al mese,piu altri 5000 di rimborso spese: 10.000 dollari netti al mese per non ottenere nessun risultato".

Nonostante le disillusioni,Silvana resta una persona con una naturale e professionale predisposizione alla fiducia nell'essere umano."Alla fine,ci tiene a dirmi al termine della nostra chiaccherata,penso che la differenza,come in tutti i campi,la facciano le persone.Siamo sempre noi che decidiamo di tenere pulito ,o no,il giardino".

Nessun commento:

Posta un commento