Anglotedesco

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giovedì 23 maggio 2013

Sfruttamento stagionale.La solita Italia...



Il 43% dei lavoratori del settore agricolo lavora in nero, aspetto ,sopratutto da certi che difendono l'Italia a qualsiasi costo, che c'è qualcuno piu disonesto che pensa addirittura di essere furbo perchè in questo paese difficilmente qualcuno lo punisce come meriterebbe.L'introduzione delle pene contro il caporalato è una delle tante bufale made in Italy, nessuno rischia.
Gli italiani nel tirar fuori scuse hanno pochi rivali nel mondo (gli Usa però sono irraggiungibili),adesso c'è la crisi allora bisogna assumere in nero ma in realtà questo succede da sempre ,piu che in altri paesi.Mia madre andava a raccogliere pomodori trent'anni fa e lavorava in nero nonostante che in provincia di Parma in quel periodo la disoccupazione era vicino allo 0%. Il sabato di Pasqua,in Liguria, approfittando di un treno che è arrivato al capolinea con ore di ritardo, mi sono trovato a parlare con un uomo nordafricano che è arrivato in Italia a metà anni 90' (non  c'era ancora questa crisi) e veniva trattato nello stesso modo  che vengono trattati quelli che ci sono nel bellissimo articolo pubblicato sotto.
Il lavoro nero è aumentato non con la crisi ma con l'immigrazione massiccia, ed essendo questo un paese di ipocriti dove nessuno fa solidarietà gratis,ne hanno approfittato con le balle che gli italiani non fanno certi lavori (voglio vedere chi veramente accetta di lavorare in quelle condizioni) ,che chi viene dall'Africa bisogna dargli da mangiare.Le cose stanno diversamente. Con questi signori si rinunciano a creare posti di lavoro con stipendi decenti, si fanno entrare  disperati che in cambio di un posto appena accettabile per dormire ,mangiare, qualche vestito, sono disposti a fare qualsiasi lavoro e in questo la Chiesa se ne approfitta. Oppure carcerati o tossicodipendenti  che vengono premiati per essersi drogati o aver commesso reati e che per risparmiare vengono impiegati per fare lavori non piacevoli (in strada spesso fanno i cretini con anziani,donne o chiunque incontrino), ma che farebbero comodo a genitori con figli da mantenere.
Gira e rigira è sempre la cultura ipocrita di questo paese a fare la differenza.

da TERRA ECO-Mathilde Auvillain (Pubblicato su l'Internazionale)

All'uscita dell'autostrada a Foggia decine di camion pieni di casse di pomodori sorpassano ad alta velocità le poche auto che sembrano smarrite.Tra le distese di colore giallo nella pianura che si estende tra la costa adriatica e le colline del Gargano,i camion lanciati a tutta velocità su strade dissestate sollevano nuvole di polvere.Quest'atmosfera da far west diventa lentamente piu simile alla boscaglia africana.L'asfalto  sparisce e lascia il posto a una strada dissestata.Gli ammortizzatori cigolano e le auto sobbalzano.
Due giovani maliani avanzano rapidamente a piedi,passando per i campi,per raggiungere il "Gran Ghetto".E' il nome che i lavoratori stagionali africani hanno dato a una baraccopoli che si trova nel mezzo della Capitanata,la regione agricola nel nord della Puglia.Una vera e propria cittadina,organizzata in baracche costruite intorno a pochi edifici abbandonati.Le baracche sono fatte con cartone,legno riciclato,spago e corda.Durante la stagione della raccolta dei pomodori qui ci vivono tra le ottocento e le mille persone,provenienti in gran parte dall'Africa occidentale.
L'oro rosso da qualche anno ha conquistato le terre della Capitanata.Una coltura molto piu redditizia dei cereali che si coltivavano prima.Nella regione si raccolgono ogni anno duecentomila tonnellate di pomodori,che vengono poi trasformati in conserva e salsa e venduti in Italia e all'estero.L'industria agroalimentare del pomodoro ha un volume d'affari di trecento milioni di euro all'anno.I lavoratori stagionali africani sono pagati 3,5 euro per ogni cassa con circa trecento chili di frutta e verdura,secondo il prezzo concordato con il "caporale",che incassa un'ampia commissione sul raccolto.Sotto il comando del "capobianco" (il caporale bianco),che è il tramite tra l'agricoltore e l'industria di trasformazione,c'è il "caponero" (il caporale nero) che,grazie alla rete di contatti creata nel corso degli anni,organizza la formazione di squadre basandosi sulle sue conoscenze e sulla capacità di ogni uomo che gli si presenta davanti.
In una giornata di dieci ore di lavoro,un uomo robusto e allenato può riempire al massimo sei o sette casse.Gli stagionali guadagnano quindi in media tra i 20 e i 25 euro al giorno,dai quali devono detrarre circa 5 euro per il trasporto nei campi, 3,5 euro per un panino la sera, 1,5 euro per una bottiglia d'acqua e 20 euro al mese per l'affitto di un materasso in una baracca."A mezzogiorno gli uomini non si fermano per mangiare.Ogni tanto,se hanno troppa fame,addentano un pomodoro",spiega Ilaria Paluello,una volontaria dell'associazione IO CI STO, che assiste gli stagionali.Lei stessa viene accompagnata nei campi, di nascosto:"Quando il capo arriva nel campo,i lavoratori devono mettersi sull'attenti e salutarlo.A volte urla "Non ho sentito! e li costringe a ripetere piu forte "Buongiorno capo!",racconta.

CANI RANDAGI

Dopo la giornata nei campi,i lavoratori tornano nelle baracche del Gran Ghetto:materassi sfondati appoggiati sul pavimento di terra battuta,qualche coperta stesa in mezzo alla polvere e vestiti appesi a fili di plastica.Abdou riposa,è appena tornato da una dura giornata di lavoro.Gli altri,Mady, Bamba, Ousmane si lavano prima di uscire.Bimarlo aiuta la padrona nigeriana di un "ristorante" a uccidere una capra in mezzo alla spazzatura,sdotto gli sguardi affamati dei cani randagi.Il sangue dell'animale morto si mescola all'acqua sporca delle docce.I locali che ospitano i bagni sono fatti nel migliore dei casi con quattro pareti di plastica,altrimenti con delle tende appese a dei paletti.Niente tubature,solo un secchio di plastica che prima deve essere riempito alla cisterna.Al Gran Ghetto non c'è acqua corrente nè elettricità.Alcuni generatori rombano dietro le "case" dei piu ricchi, che fanno pagare cinquanta centesimi per far ricaricare la batteria di un cellulare.Il campo è stato costruito vicino ad alcuni casolari abbandonati.Spesso sono occupati abusivamente o gestiti da caporali neri.
In Italia sono molti i braccianti che vivono in queste condizioni.Secondo l'Istat,il 43% dei lavoratori del settore agricolo lavora in nero,circa 400.000 persone di cui una su quattro è in stato di grave sfruttamento.Secondo il sindacato degli agricoltori Flai Cgil,ogni anno lo stato perde circa 420 milioni di euro di tasse su questo lavoro sommerso."Senza contare che l'assenza di tutele dei lavoratori,pagati meno della metà rispetto al salario medio legale, arricchisce la criminalità organizzata", afferma un comunicato del sindacato.I caporali,infatti, sono spesso legati,direttamente o indirettamente,alle organizzazioni criminali.

IL REATO DI CAPORALATO

"Fini a prova contraria,siamo un anello essenziale dell'agricoltura italiana.Da sud a nord, sono gli africani che lavorano nelle campagne! Ma le autorità si rifiutano di prendere atto di questa situazione,di riconoscere il nostro ruolo essenziale.Vogliono trattarci come persone di seconda classe", si indigna l'ivoriano Ibrahim Diabatè,che da anni attraversa l'Italia seguendo lre stagioni.Raccoglie pomodori a Foggia d'estate ,pesche e mele a Saluzzo ,in Piemonte,in autunno,arance e clementine a Rosarno,in Calabria,d'inverno.Piu di un anno fa si trovava a Nardò,nel sud della Puglia,quando gli stagionali africani hanno deciso di scioperare.Per due settimane gli uomini si sono rifiutati di andare a raccogliere i pomodori.Quando la frutta ha cominciato a marcire sulle piante,i caporali hanno accettato di aumentare un pò la paga dei lavoratori.Quella stessa estate del 2011,dopo lo straordinario sciopero dei "braccianti",si è deciso di punire il caporalato introducendo nel codice penale il delitto di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro".Punito con una pena tra i cinque e gli otto anni di reclusione e con una multa da mille a duemila euro per ogni lavoratore sfruttato.L'adozione di questa legge però non ha avuto molti effetti sulle condizioni di lavoro degli stagionali,a causa dell'assenza di controlli e perchè gli stagionali,che spesso sono senza documenti,hanno paura a denunciare i caporali.La situazione di questi lavoratori conquista i titoli dei giornali solo in occasione di eventi straordinari,come lo sciopero di Nardò,o gli incidenti a Rosarno.Qui, una sera di gennaio del 2010,un marocchino,un ivoriano e un togolese sono stati colpiti da proiettili ad aria compressa esplosi da un gruppo di abitanti.Il giorno dopo duemila immigrati hanno manifestato nel paese per protestare contro quell'aggressione.Per alcuni giorni ci sono stati scontri tra la polizia,gli immigrati e gli abitanti,che si sono conclusi con il trasferimento dei migranti nei centri di identificazione ed espulsione di Napoli e Bari.Due anni dopo quei fatti,per evitare nuovi episodi di tensione,il governo ha installato una tendopoli nella zona industriale di Rosarno,con acqua ed elettricità.Ignorando completamente le ragioni profonde che avevano spinto i lavoratori immigrati a piegarsi a simili condizioni di vita.
La sera,dopo il lavoro,sotto la sua tenda blu, Babacar Cissè,che lavora a Rosarno e al Gran Ghetto,scrive poesie.Lo stesso fa Ibrahim Diabatè.A Boreano,Zak guarda dvd di cantanti africani.Tra le migliaia di immigrati che lavorano nei campi italiani, molti sono diplomati.Adou ha abbandonato gli studi di sociologia per venire in Europa, commenta con amarezza: "Ai tempi della schiavitù agli africani venivano messe le manette e le catene,si usava la violenza.Oggi si cerca di rendere le cose meno dure,ma le catene sono sempre li.Sono le catene del permesso di soggiorno,del lavoro o dell'alloggio.Tutte cose che mancano e che ti rendono asservito".
Con Issouf,Ibrahim e Babacar,migliaia di africani si svegliano tutte le mattine all'alba per andare a lavorare nei campi e nei frutteti della Calabria e della Sicilia.Sono pagati 4 euro per trecento chili di frutta raccolta.Frutta che finisce nei mercati d'Italia e d'Europa a circa due al chilo".

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