Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 9 giugno 2013

La visita di Mario Balotelli a Scampia nel 2010 (2 parte)




Quando sento criticare Mario Balotelli è come quando criticano Beppe Grillo e il suo movimento,sembra di essere in un bar di una cittadina di provincia, cioè in pollai, che si ama parlar male degli altri per non guardarsi loro. Lo criticano e lo insultano giocatori , ex giocatori o ex allenatori,dirigenti  che hanno fatto parte di un mondo che ha venduto centinaia di partite, hanno usato  il doping in maniera illecita e che devono ringraziare la vergognosa giustizia italiana se non hanno fatto la vita che si meritavano e poi i giornalisti che dovrebbero essere obiettivi ma che in realtà sono tutti tifosi e se qualcuno segue sempre la stessa squadra è perchè ne è tifoso.Sono gli stessi che incitano i calciofili ad acquistare e prendere sul serio i libri di Del Piero ,Pirlo ,Antonio Conte e che criticavano duramente o davano del pazzo a Carlo Petrini perchè aveva il "torto" di raccontare cos'è veramente il calcio ,tutto quello che c'è intorno, e poi, aveva sputtanato le squadre per la quale fanno il tifo la stragrande maggioranza dei giornalisti sportivi.
Non c'è da prendere per oro colato tutto quello che dicono i pentiti, in questo paese alcune leggi li hanno fatti diventare la "voce della verità" e spesso parlamentari vanno in carcere a trovarli per convincerli a parlare contro i loro avversari politici.Questa storia è un po strana, sotto il libro di Di Meo e Ferraris la descrivono in un modo ma va valutata attentamente anche se in Italia c'è un sistema che ,grazie ai politici,l'hanno voluto arrugginire volontariamente.
C'è da notare che Mario Balotelli ultimamente è molto nervoso: gioca male, quando esce prende a calci porte,panchine, cartelloni e dunque qualche motivo c'è,non è detto che sia quello dello spaccio per "scherzo",però è giusto controllare con serietà e onestà.
L'espulsione di venerdi è stata ridicola, il secondo giallo è una cretinata dell'arbitro, ha saltato normalmente ,commettendo si fallo,ma non da tirar fuori il secondo cartellino giallo.

da PALLONE CRIMINALE-Simone Di Meo e Gianluca Ferraris (Ponte alle Grazie)

COCAINA E PIZZERIE

La storia sembra finire qui.Invece c'è uno sviluppo inaspettato,che costringe Super Mario ad aggiungere qualche dettaglio in piu alla sua versione dei fatti.Viene fuori che ad accompagnare il calciatore nel suo criminal tour,infatti, sono stati sì due camorristi di Secondigliano (Esposito e Silvestri) ma anche un famoso ristoratore del lungomare di Mergellina.Un altro che,con la malavita,nondovrebbe avere nulla a che fare.Eppure,dicono le ultimi indagini, non ne era a che fare.Eppure,dicono le ultime indagini,non ne era affatto distante.Marco Iorio:così si chiama il terzo accompagnato di Super Mario.Fa parte di una famiglia di imprenditori con pizzerie e ristoranti in mezza Italia.Insieme ai fratelli,è in carcere perchè il pentito Salvatore Lo Russo (quello del Pallone d'oro di Maradona,per intenderci) lo ha accusato di aver riciclato un milione e mezzo di euro nella sua catena commerciale.
E' passato un bel pò di settimane quando i pm Amato e Parascandolo convocano Balotelli in Procura per sentirlo come testimone.Sono interessanti non solo alla gita a Scampia ma anche,e sopratutto,ai suoi rapporti con Iorio.Davanti ai magistrati,Super Mario è costretto a essere un po piu preciso e ad ammettere che il tour nelle piazze dello spaccio vide proprio il ristoratore nel ruolo di anfitrione."Gli chiesi di fare un  giro ai Quartieri e nelle Vele di Secondigliano" fa mettere a verbale il calciatore,aggiungendo che a Scampia lui e Iorio furono accompagnati da altre due persone,probabilmente "dipendenti del ristoratore".Arrivata nel quartiere dei narcos,la carovana venne affiancata da altri ragazzi in sella ai motorini che indicavano le piazze di spaccio.Qualche minuto dopo,Balotelli e i suoi amici si trovavano in un locale,dove,spiega il calciatore ai magistrati ,"ebbi modo di vedere da una distanza di circa 10 metri un tavolo con sopra buste di droga".Solo in quel momento,il calciatore si accorse di "essere stato accompagnato da persone non buone".Voltò le spalle e se ne andò.
E di Iorio che cosa dice Balotelli? Pochissimo.Non ha mai sentito parlare del boss Lo Russo e non sa nulla di storie di riciclaggio.Aggiunge solo di averlo conosciuto,poco tempo prima,in uno dei suoi ristoranti e di avergli chiesto tempo prima,in uno dei suoi ristoranti e di avergli chiesto aiuto,su suggerimento di alcuni amici,per affittare una barca con cui andare in gita a Capri.Fine della storia.Anzi no.Perchè pochi giorni dopo,l'8 settembre 2010,arriva in Procura un altro asso del pallone,l'attaccante azzurro Ezequiel Lavezzi.Amico di lunga data del ristoratore partenopeo,il Pocho racconta di essere un frequentatore abituale delle pizzerie della famiglia Iorio.Anche lui,però,non sa nulla delle amicizie pericolose di Marco Iorio.
I pm non mollano la presa e gli mostrano una foto.Il Pocho,dopo aver riflettuto per qualche istante,dice di riconoscere il giovane.E' Antonio Lo Russo,figlio del pentito Salvatore Lo Russo.A quell'epoca,Lo Russo junior è latitante.Lavezzi lo ritiene un semplice capo ultras.Un incontro,poi un altro.Alla fine,tra i due s'instaura un rapporto di confidenza.Che il campione argentino spiega così:
"Antonio Lo Russo l'ho conosciuto a Castelvolturno,presentandosi come esponente degli ultrà della curva B.Questa persona in qualche occasione è anche venuta a casa mia insieme ad altri tifosi.Io lo conosco come un capo della tifoseria e per me era abbastanza normale intrattenere questi rapporti anche perchè pure in Argentina è un'usanza diffusa.Ad esempio dico che quando si profilava la possibilità che io lasciassi il Napoli fu proprio  questa persona ad attivarsi perchè in curva B fosse esposto uno striscione che mi invitava a non andare via.Questa persona l'ho anche vista allo stadio in campo.Con Antonio era nata una certa vista allo stadio in campo.Con Antonio era nata una certa confidenza al punto che veniva a casa alcun preavviso e magari è possibile anche che neanche mi trovasse.Non vedo questa  persona da diverso tempo e poi ho saputo che ora è latitante in quanto è un camorrista,ma posso assicurare che fino a quel momento non sapevo chi fosse".
Insomma,il padre, Salvatore Lo Russo,frequentava Maradona e gli procurava la cocaina.Il figlio,Antonio,è diventato amico dell'erede azzurro del Pibe,Ezequiel Lavezzi.In comune,Lo Russo junior e il Pocho,hanno una passione:i tatuaggi.E pure lo stesso tatuatore.
Le domande dei magistrati,quell'8 settembre 2010,non sono ancora finite.Perchè c'è da chiarire il mistero degli orologi.Sette preziosi automatici che il calciatore ha consegnato,per farli custodire in cassaforte,a Marco Iorio.Ma che questi avrebbe a sua volta affidato a un amico perchè li mettesse al sicuro in una cassetta bancaria.Solo che,nella cassaforte di Iorio,durante una perquisizione,gli agenti della Direzione Investigativa Antimafia trovano altri sette orologi d'oro massiccio.Di chi sono? Iorio dice che appartengono al Pocho,ma quest'ultimo  ci mette un secondo a sbugiardarlo.Gli unici orologi di sua proprietà sono quelli che gli agenti della DIA hanno recuperato in una cassetta bancaria e che riportano le sue iniziali sulle casse.Ma allora a chi appartengono gli orologi trovati nella cassaforte di Iorio? E se sono del Pocho,perchè il calciatore li ha affidati proprio al pizzaiolo?
Le indagini sui ristoranti dei clan sono ricche di riferimenti al mondo del calcio.E non solo in ragione di quanto abbiamo visto finora.Nel corso dell'inchiesta,infatti,i magistrati si imbattono in un socio molto particolare di Marco Iorio.Un altro nome noto,notissimo,del calcio napoletano e nazionale:Fabio Cannavaro.L'ex campione del mondo è titolare di azioni della società della famiglia Iorio per un controvalore di duecentomila euro.Non è indagato per questo,ma il suo legame societario con il presunto mafioso fa comunque rumore.I pm lo convocano in procura e lo ascoltano due volte come testimone,prima e dopo il blitz.Vogliono sapere,i magistrati,com'è che entrato in contatto con Iorio e perchè i due erano in vacanza insieme,negli Stati Uniti,quando sono scattati gli arresti.Il difensore spiega che il suo investimento nella catena di ristorazione è motivato soltanto dal suo rapporto di amicizia con Iorio e dalle brillanti capacità imprenditoriali che aveva dimostrato.
I legami pericolosi tra calciatori ,presidenti e criminalità organizzata finiscono qui.Ma solo per quanto riguarda la Campania.Ci restano infatti da ricordare due storie del passato piu o meno recente,utili a ricordare che il pallone rischia di infettarsi a qualunque latitudine.

Nessun commento:

Posta un commento