Anglotedesco

Anglotedesco

lunedì 17 giugno 2013

L'Italia regina dei profitti e cenerentola del lavoro...




Maledetto il giorno che è crollato il muro di Berlino! Anglotedesco quando parla di benessere pensa sempre alla classe operaia, non sono come il signor Michele Boldrin che s'è dimenticato da che famiglia viene e a forza di leccare il culo ,si è ritrovato a fare il professore a Chicago culla del neoliberismo.
Facciamo due conti quando il muro era ancora in piedi: in Italia c'erano appena 500.000 stranieri contro piu di 5.000.000 dei quali 23.000 in galera, nonostante l'Italia sia considerata una delle grandi malate d'Europa,continuano a sbarcare poveri dall'Africa tanto per aumentare la guerra tra poveri (è uno degli obiettivi del sistema neoliberista).Le fabbriche restavano qui mentre dal 1989 si sono persi milioni di posti di lavoro perchè  si sono spostate nei paesi asiatici e sudamericani.L'Adidas produceva scarpe a Herzogenaruch in Baviera  e doveva rispettare gli standart sociali ed ecologici dei tedeschi.Con il mercato senza barriere l'Adidas guadagna molto piu di allora.Le scarpe da ginnastica (non solo dell'Adidas) vengono cucite da operaie in Cina o Indonesia piu o meno a 40 centesimi il paio.Il prezzo di vendita in Germania però è intorno a cento euro.Nel 1980 le multinazionali erano 17.000, oggi piu di 70.000 e le maggiori 500 controllano il 70% del mercato globale.Ricordiamoci che queste grandi multinazionali danno da lavorare solo allo 0,005% della popolazione mondiale.
Dalle mie parti una grande industria della pasta come della Barilla ha tagliato molti posti di lavoro in Italia.Paolo Barilla a Repubblica Affari e Finanza del 10 giugno 2013 a Paolo Possamai dice:
"Fino ai primi anni 90' avevamo in Italia il 93% del nostro business,poi è seguita la fase dell'espansione.Siamo sbarcati in America del nord nel 96',oggi abbiamo il 30% di quota di mercato.Il prossimo capitolo sarà Sud America e in particolare il Brasile".

da REPUBBLICA AFFARI E FINANZA-Marco Panara

Il piu rilevante dei quali è che quella immobilità del salario,che nella media non cresce da vent'anni,non rispecchia la realtà.I salari di chi è entrato nel mondo del lavoro prima degli anni 90' e quelli di chi c'è entrato dopo.Dall'inizio degli anni 90' infatti è iniziata una divaricazione pesante nel mondo del lavoro caratterizzata da abbassamento del salario d'ingresso che non è stata fino ad oggi compensata da un recupero nel corso della carriera lavorativa.
Si è creata,all'interno della classe lavoratrice,una nuova classe,assai piu povera e destinata a rimanere tale nel corso della sua intera vita.E' un fenomeno pieno di contraddizioni:i nuovi entranti sono mediamente piu scolarizzati dei propri genitori e anche dei fratelli maggiori,non sono meno produttivi,non sono impiegati in mansioni comparativamente a minore valore aggiunto.La loro sfortuna dipende dall'anno in cui si affacciano sul mercato del lavoro.
Da vent'anni a questa parte,e da quindici in misura massiccia,accade che a parità di mansioni i salari di primo impiego siano piu bassi e gli avanzamenti di carriera uguali o spesso piu lenti che per le generazioni precedenti.Si parte quindi con una differenza salariale per tutta la vita.A questo si aggiunge il fatto che negli ultimi 15 anni la stagnazione prima e la riduzione poi della produttività hanno determinato la stagnazione dei salari reali medi e non si vede al momento un cambiamento di questa tendenza.Quindi remunerazioni iniziali piu basse,in un contesto di salari stagnanti a carriere piu lente.Si è piu poveri,o se si vuole meno benestanti,all'inizio,e lo si resta per sempre.Anche al termine della vita lavorativa.Quando arriverà il tempo della pensione infatti ci si troverà con assegni mensili sostanzialmente piu bassi non solo perchè I lavoratori giovani sembrano dover sostenere il peso di maggiori contributi sociali e tasse,bassa crescita nei reali e basse pensioni insieme a carriere meno stabili è la conclusione di Alfonso Rosolia e Roberrto Torrini in un working Paper del 2007 della Banca d'Italia dai titoli "The generation gap:relative earnings of young and old workers in Italy".
Oggi il bilancio sarebbe peggiore,la classe dei giovani lavoratori,già piccola,si va riducendo e va aumentando quella dei giovani disoccupati,e cresce anche quella dei disoccupati maturi,dei padri e dei fratelli maggiori che sono stati espulsi dal mondo del lavoro,molti dei quali ancora lontani dell'età della pensione.

Nessun commento:

Posta un commento