Anglotedesco

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lunedì 10 giugno 2013

L'opinione di MarcelloDe Cecco sull'Ilva di Taranto



Il caso dell'Ilva di Taranto dimostra che paese di merda è l'Italia e come sono trattati gli operai nelle fabbriche.Qui pensano tutti ai profitti, alla crescita, ma alla salute di chi ci lavora nessuno ne parla, i principali giornali italiani se ne fregano e fanno cattiva informazione. Questo che pubblico è solo un pezzo dello splendido articolo scritto da una delle persone piu credibili che ci sono in Italia cioè Marcello De Cecco.I Riva hanno pensato solo ai propri interessi e devono ringraziare che l'Italia è un paese di pagliacci ipocriti con una giustizia che fa semplicemente schifo e che difficilmente punisce i colpevoli, negli altri paesi la sicurezza in grandi industrie come l'Ilva (la prima acciaieria d'Europa) è molto meglio e chi scrive ha parenti che sono oltre cinquant'anni che lavorano in Inghilterra e me lo ripetono tutte le volte, a differenza delle falsità che scrive Paolo Barnard che la mette alla pari o sotto all'Italia.

da REPUBBLICA AFFARI E FINANZA del 3 giugno 2013

Si tratta di problemi che vengono da lontano.Quello ambientale addirittura precede la privatizzazione dell'Ilva ma è andato peggiorando col passare degli anni.E quello che potremmo chiamare economico-produttivo è tutto di responsabilità dei nuovi padroni dell'azienda.Dopotutto,la gestione Riva dura da quasi vent'anni.E' stta una gestione fortemente innovativa,nei confronti della struttura dell'impresa e degli impianti che furono loro ceduti dallo Stato.Già nel 2000 si vedevano chiaramente,dopo cinque anni di gestione Riva,gli elementi fondanti della strtegia che la Governance privata dell'impresa e del suo massimo impianto aveva elaborato e stava mettendo in opera.
Notammo infatti nel nostro studio,che dal 1995 al 2000 innanzitutto gli investimenti fissi erano diminuiti rispetto agli anni della gestione statale.Che la produzione invece era aumentata e che anche il rendimento dell'impresa era cresciuto per i suoi proprietari.questo era stato ottenuto mediante una decisa riduzione del livello di sofisticazione della produzione dell'acciaieria di Taranto.I Riva sembravano decisi a massimizzare la quantità rispetto alla qualità.E volersi dunque dirigere verso prodotti sempre piu tipici dei paesi nuovi arrivati nella produzione siderurgica ,mentre i manager di stato,sull'esempio della siderurgia tedesca,avevano cercato di adottare la strategia opposta.Notammo,come segni di questa svolta, l'aumento degli operai dell'Ilva dei Riva,che coincideva con la decisa riduzione dei quadri e dei dirigenti.Allo stesso tempo,sull'ambito  degli operai,l'impresa riusciva a ridurre l'età media,e dunque anche i livelli salariali.Questa strategia,che serviva a produrre piu prodotti di minor valore unitario,mediante incrementi di forza lavoro a basso livello di specializzazione e eliminazione di quadri e dirigenti  non piu necessari date le produzioni piu semplici,ha permesso all'Ilva di mantenere i costi,aumentare la produzione e le esportazioni incrementando profitti e dividendi.Non è stata una prerogativa dell'Ilva,adottare questa strategia allo stesso tempo la sceglieva una buona parte della industria italiana,che per questo avrebbe pagato cara la crisi del 2008.Meno investimenti,produzione di scarso valore,basata su manodopera di non elevata specializzazione,esportazioni sempre piu in concorrenza con paesi emergenti.Solo una parte abbastanza limitata ha invece seguito quella che potremmo chiarire la strategiatedesca,che si fonda sui miglioramenti tecnologici continui,collegamento con i centri di ricerca del paese,forti investimenti,riduzione del personale mantenendo quadri e dirigenti dedicati al miglioramento tecnologico e alla massimizzazione delle esportazioni.
Un solo esempio: l'Ilva non ha alcun legame col principale centro italiano di ricerca siderurgica.Il problema principale di questa strategia è che essa confligge,specie nel caso di produzioni naturalmente inquinanti,il cui impatto ambientale può essere ridotto solo con massicci investimenti,con il tentativo contemporaneo del nostro paese di ridurre il livello di inquinamento di origine industriale mediante leggi proprie o adozione di leggi  e regolamenti  dettati dall'Europa che persegue gli stessi fini.

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