Anglotedesco

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domenica 16 giugno 2013

L'orologio di Denis Bergamini non si è mai fermato...



E' una sintesi della storia di della morte di Donato Bergamini, il libro migliore su questo argomento l'ha scritto Carlo Petrini, un ex calciatore e non un giornalista, cioè quelli che hanno studiato,che sono bravi a scrivere e che dovrebbero fare informazione.Come si può notare, dopo la morte di Petrini, nessuno  ha il suo stesso coraggio e scriva certi libri.Questo PALLONE CRIMINALE è bello,raccoglie storie che magari chi ha 18-20 non se le ricorda, ma non scopre di certo l'acqua calda.
Dopo piu di trent'anni è stato riaperto il caso ,adesso all'improvviso Donato Bergamini non si sarebbe suicidato ma è stato ucciso, questa è la "giustizia" italiana lenta e patetica .grazie alla politica ma sopratutto alla Chiesa.

da PALLONE CRIMINALE -Simone Di Meo e Gianluca Ferrari (Ponte alle grazie)

L'orologio di Donato "Denis" Bergamini non si è mai fermato.Sono trascorsi quasi ventitrè anni da quando avrebbe dovuto farlo e,se la morte dell'allora centrocampista del Cosenza  non fosse una tragedia,ci sarebbe materiale in abbondanza per uno spot pubblicitario:un orologio che continua a funzionare dopo che il ragazzo che l'aveva al polso si è gettato sotto un camion in corsa,che dopo averlo schiacciato sotto le ruote e trascinato per qualche decina di metri è infine ripassato sopra il suo corpo con una goffa  retromarcia.Prodigioso.
Niente,nemmeno uno slabbro al cinturino o un graffio sul vetro del quadrante.Il tempo ha continuato a correre imperterrito come Denis faceva tutte le domeniche in campo.All'inseguimento del pallone,degli avversari e di una vita sempre affrontata col sorriso di chi sa di essere un privilegiato.Fino a quella morte assurda,arrivata su uno stradone di periferia proprio mentre era all'apice della fama e della forma:una morte catalogata troppo in fretta come suicidio.
Non era un calciatore come gli altri,Denis: colto,timidissimo,quasi scostante in pubblico,ma solare con gli affetti.Capace di stracciare un ricco contratto con una squadra di serie A perchè a stadi gremiti,popolarità e lotta per lo scudetto preferiva l'ordinaria vita di provincia,il cinema e la pizza dopo l'allenamento in compagnia della fidanzata.Ragazzo modesto,ma tenace e paziente:caratteristiche che,a pensarci oggi,non possono che essergli state trasmesse dai suoi familiari.Il padre Domizio,la sorella Donata e il nipote che si chiama Denis,come lui, hanno chiesto per anni la riapertura del caso,assieme al gruppo di ultras del Cosenza che gestiscono la pagina Facebook dedicata alla memoria dell'ex campione.E' sopratutto merito loro se la morte di Donato Bergamioni non è rimasta un cold case consegnato agli annali della cronaca nera,ma è finita tra le pagine di questo libro.Il 21 febbraio 2012 ,infatti, la procura di Castrovillari,in provincia di Cosenza,ha ufficialmente aperto un nuovo fascicolo sulla disgrazia del 18 novembre 1989.E questa volta si indaga non per "suicidio",ma per "omicidio".Da qualche mese,insomma, Bergamini non è piu un calciatore suicida bensì "suicidato",come recita il titolo del coraggioso libro-inchiesta di Carlo Petrini,l'ex calciatore che abbiamo intervistato anche noi relativamente alle scommesse illegali di ieri di oggi.
Siamo nel 1989 ,il muro di Berlino non è ancora crollato (ma è questione di giorni) ,un litro di benzina costa 1.360 lire,i numeri sulle maglie vanno dall'1 all'11,le partite si giocano tutte in contemporanea la domenica pomeriggio,ma il calcio italiano ha già perso la sua innocenza.
A inizio stagione praticamente l'intera tifoseria rossoblu ha scommesso qualche biglietto di diecimila sulla salita in seria A dei suoi beniamini.Il fatto è che in Calabria totonero vuol dire sopratutto 'ndrangheta.I galoppini della cosche Lanzino e Ruà, che controllano la piazza cosentina,hanno fatto il pieno: in città si parla di una raccolta di quasi un miliardo di lire,ma se l'estate successiva la squadra farà davvero il suo ingresso trionfale in serie A,saranno costretti a restituirne in vincite quasi il triplo.Quello che per molti apparire come la realizzazione di un sogno covato per anni,insomma, agli occhi dei clan rischia soltanto di essere una perdita secca.
L'inizio si stagione,comunque, è ottimo.Poi succede qualcosa.In città cominciano a girare strane voci: partite vendute,personaggi poco raccomandabili che si fanno vedere intorno al campo di allenamento e all'albergo che ospita la squadra,giocatori e membri dello staff che per colpa di qualche vizietto sarebbero finiti nelle mani dei clan,addirittura l'ipotesi di un traffico di droga coperto grazie alle trasferte.Il solito campionario che purtroppo abbiamo imparato a conoscere.Denis è estraneo a qualsiasi giro sporco,ma è sveglio:non può non accorgersi di quello che sta succedendo.E infatti riferisce piu volte i suoi sospetti al padre e al massaggiatore della squadra,Giuseppe Maltese.L'ultima partita prima della sua morte,Denis Bergamini la gioca il 12 novembre 1989.
I misteri sulla morte del giovane Denis, ai quali la nuova inchiesta penale sta tentando di dare una risposta,non si esauriscono qui.Perchè dopo l'incidente Isabella,una volta raggiunto un bar lungo la strada,prima di chiamare i soccorsi telefona all'allenatore del Cosenza Gigi Simoni e al compagno di squadra di Denis Francesco Marino? Perchè non furono effettuati rilievi nè sul camion,subito riconsegnano al conducente,nè sulla sede stradale? Perchè la Maserati di Denis fu accuratamente lavata il giorno dopo? E da chi?
Non finisce qui.Nel dicembre 1989,Domenico Corrente,uno dei magazzinieri del Cosenza,spedì ai genitori di Denis Bergamini le scarpe di pelle che il calciatore indossava al momento  dell'incidente:erano come nuove.Cosa c'è da dietro quella riconsegna? Corrente e Alfredo Rende,un altro factotum della società calabrese,promettono alla famiglia di raccontare loro tutta la verità a fine stagione.Non ci riusciranno mai, perchè il 3 giugno 1990 finiranno anche loro vittime di un misterioso incidente,ancora sulla statale 106.
Alla fine del campionato 1989-90, privo del contributo del suo centrocampista piu talentuoso,il Cosenza naturalmente non riuscì a centrare la promozione in serie A.Con quel miliardo incamerato grazie al totonero,probabilmente la 'ndrangheta pose le basi per la sua crescita successiva.Oggi,a dodici anni di distanza,le cosche in città sono piu forti che mai.Il Cosenza,invece,gioca in Lega Pro.Ma la Curva Sud dello stadio San Vito porta il nome di Denis.Almeno questo.

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