Anglotedesco

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lunedì 15 luglio 2013

ANTONIO SALAS:quante balle sui membri della resistenza palestinese (2/2)




Nel mese di agosto ,come da qualche anno, pubblico dei pezzi di libri che durante l'anno per motivi di tempo non riesco a pubblicare.L'Infiltrato sarà uno di questi.Antonio Salas è lo pseudonimo di un noto giornalista investigativo spagnolo ,uno dei piu credibili al mondo, che a causa del suo metodo di indagine,deve tenere nascosta la sua vera identità.
Nei giorni scorsi l'esercito israeliano ha arrestato un bambino di 5 anni che ha tirato un sasso ,ho voluto tornare su questo argomento.In Italia il 95% della stampa italiana fa male informazione sul conflitto palestinese-israeliano stando dalla parte di Israele per motivi d'interesse e Il Corriere della Sera, Libero e Il Giornale sono i giornali piu antipalestinesi.Salas all'interno del libro spiega le balle che si raccontano sui palestinesi ed in particolare sui membri della resistenza.

L'INFILTRATO-Antonio Salas (Newton Compton editori)

SE SALAS HA LE PALLE...ALLORA VADA IN PALESTINA!

A Gerusalemme (al-Quda,in arabo) toccai con mano la paura con la quale convive la maggior parte degli israeliani,sempre diffidenti rispetto ad autobus,caffè o qualunque altra concentrazione di persone,dove un terrorista palestinese suicida può sempre farsi saltare in aria.In quella fase, mi sembravano comprensibili quelle misure di precauzione per evitare che i terroristi entrassero in territorio israeliano...Non mi era ancora molto chiaro di chi fossero davvero tali territori.
A Ramallah acquistai  buona parte dell'attrezzatura per il mio alter ego palestinese.Nelle vie al-Irsal,Palestinese ,al-Ma' es e al-Nahda che circondano piazza Menara e il monumento dei quattro leoni,punto di riferimento della popolazione locale,vi sono una marea di negozi e chioschi dove si può  acquistare di tutto,dai passamontagna con l'anagramma di Hamas ai video con le ultime volontà dei terroristi suicidi o le gesta recenti di Juba,il celebre cecchino di Baghdad.
E' proprio li,da un computer del mio Hotel a Ramallah,mi resi conto di avere colleghi giornalisti ai quali piacerebbe vedermi morto e mi imbattei negli attacchi che i miei numerosi detrattori mi rivolgevano dalla Spagna.Nel mio paese era esplosa una polemica feroce in seguito alla pubblicazione di El ano que trafiquè con mujeres:si era aperto un dibattito veemente sulla prostituzione che si prolungò per mesi e spinse prosseneti e clienti a sommarsi ai neonazi nell'odio verso Tiger88.Il web era colmo di ingiurie,insulti e attacchi,nonchè di congetture fantasiose sulla mia identità,le motivazioni e gli obiettive che perseguivo.Erano spuntati addirittura interi siti Internet mirati a screditarmi,sebbene si nutrissero solo di ipotesi basate su voci e supposizioni del tutto false,che ciascuno riprendeva dall'altro.E che facevano  il mio gioco grazie a quelle teorie strampalate sul mio recapito ,l'identità o la prossima infiltrazione,tutte lontane dalla realtà,che mi consentivano di rimanere infiltrato.Come indicano i precetti dell'arte della guerra di Sun Tzu,invece di danneggiarmi,i miei detrattori sarebbero diventati i miei alleati piu fidati.Da un tenutario di bordelli che cercava di eliminare la concorrenza fino a un ebreo antifascista,a una donna risentita,da un gruppo di giornalisti a un parapsicologo visionario o a un agente del MOSSAD sotto copertura:mi attribuirono tutte le identità immaginabili.
In quei giorni, su un noto quotidiano della Spagna orientale,un editorialista,commentatore,che risultò essere collega e concittadino di Josè Luis Roberto,presidente di Espana 2000,partito politico di estrema destra,e cofondatore della federazione dei postriboli ANELA,mi rivolgeva qualunque tipo di ingiurie,annunciava azioni legali nei miei confronti e anche lui si lanciava nelle congetture sulla mia identità.Ma la cosa piu bella è che dopo avermi augurato la sorte dei miei compagni assassinati,Julio Anguita Parrado ,Salvador Ortega o Xosè Cousa,si indignava perchè avevo dedicato il libro allo stesso Couso,che conoscevo già prima della sua morte e che talora era stato il mio cameraman.Il collega di Roberto concludeva invitandomi ,"se avevo le palle" ,a infiltrarmi in America Latina o in Medio Oriente...Un'altra nota firma del giornalismo precisava invece:"Se ha le palle,vada in Palestina".L'aspetto tragicomico è che quelle critiche feroci le leggevo da Ramallah ,e in seguito avrei trascorso mesi e mesi in America latina e in tutto il Medio Oriente.Però non lo potevo dire.
Ho dovuto attendere sei anni per rispondere a quegli attacchi.Ero già in Palestina quando i miei nemici,dai loro comodi uffici europei,mi sfidavano a infiltrarmi in Medio Oriente con la speranza che un proiettile vagante riuscisse dove avevano fallito gli skin o la mafia.E' uno dei problemi di questo tipo di giornalismo.L'unico mezzo per difendermi dalle aggressioni è il mio lavoro.E,purtroppo,l'anonimato è imprescendibile per realizzare un'inchiesta da infiltrato in un gruppo criminale.Forse sarebbe bastato che quegli editorialisti,scandalizzati dalle mie indagini sulla prostituzione,avessero letto il libro che invece mettevano in discussione.Se lo avessero fatto,avrebbero notato che nel quadernetto DIARIO DE UN TRAFICANTE DE MUJERES ,accluso all'ultima edizione del libro (e consultabile su www.antoniosalas.org),l'ultimo commento era stato redatto a Gerusalemme.Dunque,non era poi tanto difficile dedurre,come i miei lettori piu sagaci avevano fatto,che già mi trovavo in Palestina.
Oggi ammetto che l'unico fine di quel primo viaggio era completare la facciata esterna del nuovo personaggio,prendere confidenza con i luoghi che in seguito avrei utilizzato per dare credibilità alla mia biografia palestinese e farmi scattare qualche foto sul posto,quindi non mi preoccupai piu di tanto di approfondire il conflitto arabo-israeliano.Avevo sempre letto che i palestinesi erano terroristi suici che con loro atti obbligavano i poveri coloni a vivere armati fino ai denti.Oggi non ho piu quella visione semplicistica e superficiale del problema,che invece mantengono ancora molti miei colleghi.

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