Anglotedesco

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domenica 21 luglio 2013

IL CASO CIANCIMINO.Da enciclopedia Rizzoli 1984-85



Una delle storie negative che piu interessano l'Italia, ito Ciancimino Vito ex sindaco mafioso di Palermo ,un punto di raccordo tra il potere politico e il potere mafioso.Ha fatto molto discutere il libro scritto dal figlio Massimo dove spiega il famoso "papello".Qui vengono fuori tutti i limiti del giornalismo italiano.Mi ricordo la presentazione del libro tre anni fa alla Feltrinelli di Bologna dove Sandro Ruotolo trattava da amico Massimo Ciancimino (mentre dall'altra parte Libero e Il Giornale lo massacravano) sperando che saltasse fuori qualcosa su Silvio Berlusconi, le cose sono cambiate quando Ciancimino junior è stato indagato per calunnia, concorso in associazione mafiosa e concorso in riciclaggio di denaro.

da ENCICLOPEDIE RIZZOLI 1984-85

Sul "terzo livello" il grado di conoscenza,insomma, è ancora limitato.Ma le rivelazioni di Tommaso Buscetta,malgrado il boss su questo argomento sia stato alquanto reticente,hanno permesso ai magistrati di compiere notevoli passi avanti.Nel giro di dieci giorni, dal 3 al 12 novembre,vengono arrestati Vito Ciancimino e i cugini Nino e Ignazio Salvo.Si tratta di nomi chiaccherati da anni,passati però sempre senza danni attraverso tutte le bufere.E rappresentano due ingranaggi essenziali del sistema di potere che ha dominato la Sicilia negli ultimi trent'anni.
Vito Ciancimino appartiene alla generazione di quei democristiani che,nel 1954,sulla scia della svolta fanfaniana nella Dc nazionale,rinnovarono il partito nell'isola sostituendosi ai vecchi notabili.A metà degli anni Cinquanta,mentre sindaco di Palermo era Salvo Lima,conquistò la carica di assessore ai lavori pubblici,che tenne ininterrottamente fino al 1964.Fu il periodo dell'espansione urbanistica di Palermo,che da 350.000 passò a oltre 700.000 abitanti,delle 3.000 licenze edilizie rilasciate-secondo la relazione della Commissione antimafia, a quattro oscuri prestanome.Ma questa è storia ampiamente conosciuta.Interessa piuttosto il risvolto giudiziario di questa storia personale.Innumerevoli inchieste giornalistiche e denunce politiche delle opposizioni avevano indicato Ciancimino come punto di raccordo tra il gruppo di potere che dominava a Palermo e l'imprenditoria alimentata da capitale mafioso.Non era stata però mai raggiunta nessuna prova che desse concretezza alle accuse.
Le rivelazioni di Buscetta, a quanto pare,hanno fornito quel tassello che mancava ai magistrati.A Ciancimino,il boss aveva dedicato due semplici accenni, ma esplosivi,riferimento una confidenza fattagli dal suo capo famiglia Pino Calò (Ciancimino è un uomo nelle mani di Riina e Provenzano) e sostenendo che la bomba fatta esplodere davanti alla casa di villeggiatura di uno degli ultimi sindaci di Palermo,Nello Martellucci,era stata messa dal clan dei corleonesi per fare un piacere al chiaccherato uomo politico.
Le indagini si rivelano subito proficue.Nel mandato di cattura emesso il 3 novembre già viene contestato un episodio preciso,avvenuto nel 1976',in Canada.In quell'occasione Ciancimino avrebbe esportato illegalmente 2.600.000 dollari canadesi (circa 4 miliardi di lire) investendoli in società immobiliari operanti tra Montereal e il Quebec,con ramificazioni in Spagna nel Liechestein e a Vaduz.Cinque giorni dopo,l'8 novembre,gli vengono sequestrati sei miliardi,tra contanti e titoli di credito,depositati in cassette di sicurezza di varie banche.Altri capitali,di valore non calcolabile,sarebbero stati occultati nelle banche svizzere.Un primo censimento delle sue proprietà,infine,avrebbe accertato la titolarità di 42 immobili.Un patrimonio,insomma,così consistente da potere essere difficilmente considerato semplice frutto della sua attività di politico prima,di finanziere dopo.
Per i magistrati è se non la prova definitiva,l'indizio certo dell'esistenza di quella rete di complicità politico-affaristico-mafiose che ha reso possibile l'espansione della criminalità organizzata in Sicilia.E Ciancimino,in questo quadro, è un personaggio-chiave.Sia perchè ha ricoperto per quasi trent'anni posizioni di rilievo nell'amministrazione pubblica palermitana,sia perchè il suo ruolo,a giudicare dal patrimonio che gli è stato trovato,sembre essere stato quello di tramite operativo.Dalle indagini,infatti,vengono fuori alcune procure che l'ex sindaco avrebbe fatto a Giuseppe Bono,rappresentante di "Cosa nostra" americana,per i suoi affari canadesi.E' un retroscena inquietante:nel 1982,in unagguato mafioso,viene assassinato a Quebec,in Canada,Michael Pozzo,un uomo legato alla famiglia mafiosa dei Bonanno e a Giuseppe Bono.In tasca gli  viene trovato un tabulato bancario con un elenco di nomi,tra cui quelli dei due figli di Ciancimino,Stefano e Sergio,che subito dopo l'arresto del padre hanno fatto perdere le proprie tracce.
Ciancimino è la testa del serpente o soltanto l'anello di una catena di complicità molto piu lunga? Inutile dire che i magistrati propendono per la seconda ipotesi,e che stanno lavorando in questa direzione.Se l'ex sindacxo si deciderà a collaborare,magari per non essere il solo a finire sul banco degli imputati di quello che è stato chiamato il "sacco di Palermo",potranno aversi sviluppi di gran lunga piu clamorosi di quelli provocati dalle rivelazioni di Buscetta.
Lo farà?Fino ad adesso si è limitato a qualche accenno di carattere generale,ha cercato cioè di collocare il suo ruolo all'interno di quello di un gruppo politico piu vasto.Da  una parte,infatti,ha negato l'esistenza stessa di speculazioni edilizie a Palermo e ancor di piu legami tra classe politica e mafia.Dall'altra,nell'udienza del 30 ottobre,della sezione speciale del Tribunale per le misure di prevenzione,ha disegnato un immagine di gruppo."Si,ha risposto ad una domanda del presidente,le mie fortune politiche cominciarono quando mi alleai con Lima e con Giovanni Gioia (due esponenti di primo piano della Dc siciliana).E ancora:"All'inizio degli anni Cinquanta, quando Fanfani vinse il congresso di Napoli,io facevo parte della sua corrente.Come Lima.Come Gioia.E' chiaro,tutti ne ricavammo vantaggio".
Si tratta,come si vede,soltanto di un accenno,che può indicare però una linea di difesa.E' come se Ciancimino dicesse:non ero solo,ero piuttosto l'esponente di una cordata.E su questa strada si può andare molto lontano.

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