Anglotedesco

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mercoledì 7 agosto 2013

ALBERTO BAGNAI.Le lievi imprecisioni della stampa (1 parte)



No comment... sono in vacanza.

da IL TRAMONTO DELL'EURO-Alberto Bagnai (Imprimatur editore)

Il D-Day fa una paura ladra a tutti,una paura fomentata dal potere,che gioca su di essa per mantenere le classi subalterne sotto il giogo di un sistema monetario nel quale a pagare sono sempre loro.Anche perchè il potere sa quello che Borenzstein e Panizza (2008) hanno così bene evidenziato:per chi sarà al governo al momento dell'uscita,gli elettori non avranno pietà.I politici restano quindi aggrappati con le unghie e con i denti alle loro menzogne,coadiuvati a titolo piu o meno disinteressato dagli  organi di informazione,che giocano su due registri: la mistificazione dei precedenti storici,e la rappresentazione unilaterale e distorta degli scenari futuri.Occorrerà,in questo testo che vuole essere prima di tutto una testimonianza,lasciare qualche esempio a futura memoria.
Cosa sia stata la crisi del 1992 e quali le sue dinamiche macroeconomiche lo abbiamo visto ad abundantiam nelle pagine precedenti,per la semplice ragione che questo è il precedente storico piu ovvio della situazione che stiamo vivendo.Ma guardate come la raccontavano nel maggio 2012 Marvelli e Pagliuca sul prestigioso "Corriere della Sera":
"Il nostro Paese venne costretto ad abbandonare lo Sme,il sistema monetario europeo,dopo un furioso attacco speculativo.Il dopo è storia,non finanza fatta con i "se".Tra maggio e ottobre la lira perse il 25% rispetto al marco tedesco.Nel periodo successivo i Bot andarono al 17%,l'inflazione schizzò e i titolari di un mutuo in Ecu- il paniere che rappresentava le divise europee, o in altre monete straniere maledissero la scelta extra valutaria.Perchè la lira perse terreno rispetto a tutte le monete forti".
A voi, che la storia la sapete,dovrebbero risaltare evidenti le grossolane imprecisioni di questo passo.Primo," nel periodo successivo" alla svalutazione,i tassi, che avevano raggiunto il 17% nel tentativo di difendere la parità di cambio,ovviamente scesero,non salirono,come asserito dai giornalisti, perchè essendoci sganciati dallo Sme non avevamo piu alcuna parità da difendere.Cosa vogliono cercare di dimostrare gli autori con questo resoconto lievemente impreciso,per quanto asseverato da un supponente "il dopo è storia? Che uscire sarebbe una catastrofe per
i titolari di mutui in Ecu.Cercano così di costruire con la paura il consenso attorno a una menzogna ideologica.I titolari dei mutui in Ecu non furono penalizzati dalla crescita degli interessi,che non ci fu (e comunque riguardava sopratutto il segmento a breve del mercato monetario),ma dal fatto che avevano contratto un mututo in una valuta estera.Si trovarono così a pagare ogni rata il 25% in piu:la rata da 1.000.000 di lire salì a 1.250.000 lire.Per i titolari di un mutuo in euro contratto con una banca italiana la situazione sarebbe diversa:il loro mutuo verrebbe convertito nella nuova valuta,la svalutazione non li riguarderebbe.La loro rata da 500 euro diventerebbe di 500 nuove lire.
Queste sono le lezioni che ci vengono dai precedenti storici e dagli scenari degli analisti piu accreditati e obiettivi.In Italia però è circolato nella stampa un unico studio sulle conseguenze dell'uscita dall'euro,quello condotto dall'Ubs.Una fonte non particolarmente accreditata sotto il profilo scientifico.Del resto, le banche svizzere non hanno,per ovvi motivi,bisogno di analisti particolarmente perspicaci:basta la legge sul segreto bancario ad attirare nelle loro casse capitali da tutto il mondo.Per  di piu, uno studio in plateale conflitto d'interessi.Dopo aver dipinto con toni da tregenda il "disastro" dell'euro,lo studio conclude affermando che l'uni modo per proteggersi è disfarsi degli investimento in euro.Detto da una banca svizzera, è chiaro dove si voglia andare a parare:come direbbe il bancarellaro amico di Draghi:"Dateci li sordi che cce penzamo noi...". Non è un gesto molto fine,e,sopratutto, si sta rivelando un boomerang per la Svizzera,schiacciata dall'apprezzamento del proprio cambio.
Ma da un anno a questa parte la stampa italiana si occupa quasi esclusivamente di uno studio di questa (in) costistenza etica e scientifica.E la cosa  divertente è che,non paghi di aver dato un'informazione unilaterale ricorrendo a uno studio ridicolo, i nostri informatori ci mettono del loro per renderlo ancora piu funzionale al loro scopo:il terrorismo.
Lo studio afferma che un Paese che uscisse dall'Eurozona dovrebbe sopportare un crollo del reddito nazionale (Pil) fra il 40% e il 50% nel primo anno. Stendiamo un velo pietoso su questa affermazione,che abbiamo già visto essere smentita da studi seri come Weisbrot e Ray (2010),e divertiamoci a vedere come questa notizia è stata data da un prestigioso quotidiano di sinistra, "la Repubblica".

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