Anglotedesco

Anglotedesco

venerdì 23 agosto 2013

Bradley Manning



No comment...sono in vacanza

da DOSSIER WIKILEAKS -Stefania Maurizi (Bur)

"Sono cresciuto a Crescent,piccola città poco piu a nord di Oklahoma City.Ero basso (e lo sono ancora),ero in grado di leggere all'età di tre anni e fare moltplicazioni e divisioni dall'età di quattro,molto effeminato, incollato allo schermo di un computer da quella giovanissima età.Ero un facile obiettivo fin dall'asilo.Crescent era una città di profonda fede evangelica.Aveva piu panche di Chiesa che persone.Mi hanno dato un'educazione cattolica,ma non ho mai creduto a una sola parola di quello che mi veniva insegnato in materia di religione: ero l'unico non credente della città.Sono vissuto in mezzo al nulla.Mia madre era molto cara,ma aveva bisogno di attenzioni costanti,mio padre era ricco (mi regalava un sacco di giochi e di materiale per il computer) ,ma era alcolizzato e mi meltrattava.Un giorno imbracciò un fucile e mi buttò fuori di casa.Mia madre divorziò,tentò il suicidio e poi  si ammalò gravemente.Ero disperato.E nella disperazione di orientare la mia vita in qualche direzione,mi sono arruolato nell'esercito:una scelta che si è rivelata un disastro.Ora sono completamente isolato, ho perso qualsiasi tipo di supporto affettivo:la mia famiglia,il mio boyfriend,i colleghi fidati.Sono in un casino.Mi trovo in Iraq,nel deserto,con una banda di supermachi dal grilletto facile,rozzi ignoranti reazionari.L'unica cosa a cui posso aggrapparmi a questa connessione satelittare a internet".
A descriversi così in chat è un personaggio chiave di questa storia. Un ragazzo americano di 23 anni.Si chiama Bradley Manning.E' un talento del computer,finito a lavorare come analista dell'intelligence in Iraq.E' stato arrestato nel maggio 2010,accusato di essere la fonte di WikiLeaks,quello che avrebbe scaricato dalle reti del Pentagono tutti i documenti segreti che hanno fatto di Julian Assange e del suo gruppo delle icone mondiali:dal video pubblicato con il titolo Collateral Murder,ai file sull'Afghanistan e sull'Iraq,fino ai cablo della diplomazia Usa e alle schede dei detenuti di Guantanamo.
Dopo l'arresto Manning è rimasto imprigionato per nove mesi in condizioni inumane: 23 ore al giorno di isolamento,privato della luce del sole,della possibilità di fare una camminata all'aperto,costretto a rispondere all'appello delle guardie ogni cinque minuti esatti, 24 ore su 24,anche di notte,per lunghi periodi di tempo denudato e privato degli occhiali da vista.
Solo una campagna internazionale ha potuto cambiare il suo stato di detenzione,definito dallo stesso portavoce del dipartimento di Stato, P.J Crowley (dimessosi in seguito alla dichiarazione), "una cosa stupida e controproducente".

DOPPIO GIOCO

E' il 6 giugno 2010 e la rivista americana "Wired",bibbia dei talenti del computer,fa uno scoop mondiale,rivelando che Bradley Manning,analista dell'intelligence Usa,allora 22enne,di stanza in Iraq,è stato arrestato dopo aver confessato in chat a un hacker di nome Adrian Lamo,mai visto e conosciuto prima,di essere stato lui a passare a WikiLeaks i documenti segreti,da Collateral Murder fino ai cablo della diplomazia Usa.
A firmare il pezzo non è un giornalista qualsiasi.E' una star di "Wired",Kevin Poulsen,insieme al collega Kim Zetter.Poulsen è un quarantenne che ha vissuto due vite.Nella prima è stato un cracker di altissimo livello,cioè un "hacker cattivo", di quelli che si infilano nei sistemi informatici delle grandi aziende per rubare dati e scopo di lucro,come ad esempio i numeri delle carte di credito.In quella fase dell'esistenza Poulsen ha fatto cose pazzesche,come penetrare le linee telefoniche di una radio che aveva messo in palio una Porsche per il 102esimo ascoltatore che avesse chiamato in trasmissione.Poulsen s'intrufolò nella rete,riuscì a piazzare la sua telefonata come 102esimo e a vincere la Porsche.Ma non aveva fatto solo attacchi così "simpatici" e, dopo varie incursioni di alto profilo,era stato braccato dall'Fbi,condannato a 51 mesi di prigione e a pagare una salatissima multa.
La seconda vita di Kevin Poulsen è cominciata dopo aver pagato il suo debito con la giustizia.A quel punto si è reinvntato reporter,diventando una star del giornalismo specializzato in cybercrimine.Due settimanre prima dell'arresto di Bradley Manning,aveva pubblicato un articolo su Adrian Lamo,che nell'ambiente non è considerato un hacker di altissimo profilo e che aveva contatti con Poulsen da tempo.In quel pezzo di "Wired" il giornalista raccontava come Lamo soffrisse della sindrome di Asperger,una forma di autismo che in Italia è diventata popolare grazie al libro di Mark Haddon LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE e un disturbo della personalità particolarmente diffuso tra i maghi del computer.
Immediatamente dopo l'uscita del profilo di Adrian Lamo su "Wired",Bradley Manning lo avrebbe contattato e, pur non avendolo mai visto e conosciuto prima, si sarebbe messo a chattare con lui,raccontandogli la sua vita,le sue tragedie familiari e umane e la sua decisione di passare i documenti a Julian Assange.Tutta la conversazione tra i due si è svolta sulla scorta di una rassicurazione:"Sono un giornalista e un sacerdote" scrive Lamo a Manning.
"Puoi trattarmi come vuoi.Questa può essere una confessione o un'intervista che non verrà mai pubblicata".
E invece,subito dopo la conversazione.Lamo va all'Fbiu,racconta tutto e il giovane soldato viene arrestato.Poi consegna una copia della chat a Kevin Poulsen che,pubblicandone solo alcuni stralci selezionati e tenendosi nel cassetto la versione integrale del testo,fa uno scoop mondiale.C'è chi ha ipotizzato un intreccio poco chiaro tra Lamo,Poulsen e l'Fbi.
L'ambiente dei talenti del computer,di fatto,è zeppo di infiltrati.Si stima che,almeno in Usa,uno su quattro sia un informatore.Spesso si tratta di persone finite da giovanissime nei guai con la giustizia per via delle loro intrusioni informatiche e che poi si trasformano in confidenti o addirittura in spie."Wired" e il suo reporter,però,hanno sempre smentito categoricamente di avere mai avuto qualcosa a che fare con l'arresto di Bradley Manning,dichiarando che tutto quello che la rivista ha fatto è stato riportare la notizia.
Il mistero,comunque,ruota tutto intorno alla chat che avrebbe incastrato Manning:è vera oppure è solo un documento fabbricato,uno specchietto per le allodole costruito per nascondere verità inconfessabili dietro l'arresto del ragazzo?
Se fosse vera,allora rivelerebbe informazioni cruciali.Riferendosi ai documenti che avrebbe passato ad Assange,Manning dice:
"Se avessi avuto intenzioni maligne,avrei potuto venderli alla Russia o alla Cina e farci soldi"
E invece li manda gratuitamente a un sito che li pubblica sotto gli occhi di tutto il mondo,non a una banda che le inabissa nell'universo oscuro delle spie."Sono documenti che riguardano tutti" scrive in chat il giovane soldato americano escludendo la possibilità di venderli a potenze nemiche degli Usa.
"Dio sa cosa succederà adesso.Spero un dibattito mondiale,discussioni,riforme.Se no,siamo finiti,come specie"
Dunque Manning avrebbe sperato che,facendo filtrare all'esterno file contenenti crimini di ogni genere,si potesse innescare un cambiamento:
"Voglio che la gente sappia la verità,senza informazioni non si possono prendere decisioni consapevoli".

Nessun commento:

Posta un commento