Anglotedesco

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domenica 25 agosto 2013

Scordatevi la ripresa ed evitate di ascoltare certi pagliacci...



No comment...sono in vacanza

da MILANO FINANZA del 10 agosto 2013-articolo di Matteo Radaelli

Nulla da festeggiare o da permettere di dormire sonni tranquilli,ma gli ultimi dati economici hanno aumentato le speranze che l'economia italiana possa avere toccato il fondo nel corso del secondo trimestre e che un miglioramento potrebbe incominciare nella seconda parte dell'anno.Nonostante la contrazione del pil sia proseguita nel secondo trimestre per l'ottavo trimestre consecutive,il calo dell'attività economica è stato la metà delle attese di consensus: -0,2% congiunturale contro l'atteso -0,4%.A infondere fiducia nel futuro sono i segnali positivi arrivati dal settore industriale.I dati di giugno diffusi dall'Istat hanno evidenziato come la produzione industriale sia cresciuta dello 0,3% su base mensile,il secondo rialzo consecutivo dopo il +0,1% di maggio.Questo non ha impedito  al secondo trimestre di concludersi con una flessione dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti,ma l'accelerazione  dopo i forti cali nel periodo febbraio! aprile è un segnale che il settore potrebbe tornare a crescere in maniera piu sostenuta nei prossimi mesi.Gli indici di fiducia di imprese e consumatori pubblicati nelle ultime settimane hanno indicato che questi timidi segnali di miglioramento dell'economia potrebbero non essere un fuoco di paglia.Per esempio, l'indice di fiduci delle imprese manifatturiere Pmi è tornato in luglio sopra la soglia di 50, che demarca l'espansione dalla contrazione per la prima volta negli ultimi due anni.Un messaggio simile è stato lanciato anche dall'indice di fiducia delle imprese elaborato dall'Istat,che ha accelerato da aprile,anticipando un miglioramente delle condizioni nel terzo trimestre.In questo scenario,il pil italiano potrebbe stabilizzarsi nel terzo trimestre per poi tornare a registrare una modesta crescita dello 0,1% congiunturale nell'ultimo trimestre dell'anno.Il 2013 si chiuderebbe cosi con una flessione dell'1,7% ,risultato negativo ma migliore rispetto alle stime di una flessione superiore al 2% di alcuni economisti.Il 2014 potrebbe poi vedere una crescita tra lo 0,5% e l'1%.
Nonostante questi segnali di miglioramento,l'Italia rimane ben lontana da una crescita sostenibile e in grado di autolimentarsi.Alla nostra economia,infatti, manca un forte motore di crescita.Ancora per un lungo periodo di tempo,infatti,le spese personali e le spese governative non dovrebbero registrare tassi di crescita consistenti.Le prime dovrebbero risentire dell'elevato tasso di disoccupazione,al 12,1% il giugno.E una discesa significativa della disoccupazione non è attesa prima del 2014.Le spese governative dovrebbero continuare a risentire delle misure di austerity attuate per tenere sotto controllo i conti pubblici.Con la domanda interna debole anche gli investimenti non dovrebbero recuperare in maniera significativa.Unico motore di crescita,quindi, sono le esportazioni.Ma anche qui il quadro non è dei piu rosei a causa delle difficoltà dei Paesi Ue.Gli ultimi dati relativi a maggio hanno evidenziato come le esportazioni verso questi Paesi siano scese dell'1,8% su base mensile e del 3,4% su base annua,a fronte di un aumento del 3,2% congiunturale e dello 0,7% tendenziale di quelle verso i Paesi extra-Ue.La ripresa dell'economia italiana è quindi legata a doppio filo dell'andamento dell'economia internazionale.In tal senso, le esportazioni dovrebbero risentire negativamente da un lato della forza dell'euro, a un passo da 1,34 contro il dollaro Usa,e dall'altro della bassa competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali a causa dell'elevato livello del costo del lavoro per unità di prodotto. Per questo motivi,per l'economia italiana tornare a registrare tassi di crescita del pil nominale superiori al 4%,necessari per stabilizzare il debito pubblico in rapporto al pil senza dover ricorrere ad avanzi primari consistenti che rallentano la crescita,è un obiettivo ben lontano dall'essere raggiunto.I segnali di miglioramento,quindi, non dovrebbero spingere a un facile ottimismo.

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