Anglotedesco

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venerdì 9 agosto 2013

WIKILEAKS.Anche agli americani non piace la magistratura italiana...



No comment...sono in vacanza.

da DOSSIER WIKILEAKS-Stefania Maurizi (Bur)

Chiusa,inflessibile,una macchina che sforna carriere basate sul clientelismo, un potere al di fuori di qualsiasi controllo del governo e dell'opinione pubblica.I file di WikiLeaks permettono di rivelare come Berlusconi abbia un alleato segreto nella sua guerra senza quartiere alle toghe:per gli americani la magistratura italiana è una bestia nera e l'insofferenza spesso sconfina in un disprezzo che non viene riservato ad alcun potere dello Stato.L'apice dello scontro è,prevedibilmente,il caso di Abu Omar, in occasione del quale gli americani fanno pressioni a tutti i livelli per impedire l'estradizione dei 22 agenti della Cia responsabili della rendition dell'imam.Ma il problema emerge da prima che esplodesse quel casus belli.Di come la diplomazia americana abbia puntato a tenere la giustizia italiana alla larga dal mistero dell'uccisione di Nicola Calipari,abbiamo già raccontato.Ora il database di WikiLeaks offre nuove storie mai venute fuori.
E' il 3 luglio 2003,il giorno dopo il celebre attacco di Berlusconi a Schulz all'Europarlamento.L'ambasciatore Sembler scrive un cablo riservato al dipartimento di Stato in cui spiega che,anche se le critiche dei media all'attacco di Berlusconi potevano sembrare sacrosante,la realtà è molto piu complessa.Ci si aspetterebbe un'analisi di questa complessità in tutte le sue sfumature.E invece quella che segue è un'invettiva contro la magistratura italiana,che sembra scritta dallo stesso Berlusconi.Un'istituzione politicizzata,corporativista,preoccupata per prima cosa e sopratutto di autopreservarsi e solo in seconda istanza di migliorare l'amministrazione della giustizia.Annovera anche un bacino di magistrati di sinistra che sfruttano la propria indipendenza per perseguire apertamente obiettivi politici,incluso quello di far cadere il primo ministro.
Sembler spiega al dipartimento di Stato che un osservatore occasionale potrebbe concludere che un politico potente come Berlusconi,proprietario di molti media italiani,si trovi in una posizione di tale forza da rendere la guerra contro i magistrati una lotta impari.E invece no.La magistratura italiana,racconta a Washington,può brandire alcune armi potenti per difendere le sue posizioni e il suo potere:la protezione della Costituzione,che ne garantisce l'indipendenza e l'autogoverno,e il potere, anche questo riconosciuto dalla Carta costituzionale,di indagare chi vuole e per tutto il tempo che vuole:sono i magistrati,non il governo,a decidere quali casi perseguire e indagare.Nel duello mortale tra Berlusconi e le toghe,l'ambasciatore si schiera in modo netto con il primo ministro.Ha oggettivamente ragione su due cose,argomenta:è un sistema chiuso,schermato da qualsiasi forma di controllo da parte sia del governo sia degli elettori e alcuni dei suoi membri sfruttano la propria posizione costituzionalmente garantita per perseguire obiettivi politici.
Poi di nuovo una sequela di attacchi: ha una mentalità ristretta,è un servizio carriere fondato in gran parte sull'anzianità e sul clientelismo,e alcuni magistrati credono che sia un loro affare (perfino un loro dovere costituzionale) guidare il corso della democrazia italiana attraverso l'attivismo giudiziario,per mezzo dello loro scelte su quali casi investigare e processare.
Come esempio di giustizia politicizzata,inefficiente e completamente scollata dal Paese,Sembler cita il caso di Andreotti. E' considerato un "buon cattolico" e un uomo perbene dalla maggior parte degli italiani,eppure nel novembre scorso è stato incriminato,a 83 anni,per avere cospirato al fine di commettere un omicidio per nascondere una storia di tangenti.I presunti assassini sono stai assolti per mancanza di prove.Era stato incriminato e scagionato sulla base di indagini e processi che vanno indietro fino al 1993.
La bagarre al Parlamento europeo è solo uno degli episodi che lascia affiorare l'insofferenza americana per le toghe.Nel novembre 2003,l'azienda privata italiana FB Design di Lecco sta per consegnare a Teheran una serie di barche veloci,che hanno permesso ai famigerati Pasdaran,il braccio armato del regime,di mettere in piedi un'armata temibile,in grado di paralizzare le rotte del petrolio.Le pressioni americane per bloccare la spedizione sono fortissime e alla fine i diplomatici di via Veneto ottengono un pranzo di lavoro con Aldo Doria,il direttore della divisione del ministero delle Attività produttive che si occupa di esportazioni di merci a uso potenzialmente bellico.L'esito dell'incontro viene comunicato a Washington in un cablo classificato "secret/noforn".Il dottor Aldo Doria,scrivono i diplomatici a Washington,ha espresso ottimismo e raccontano come l'esecutivo Berlusconi,a detta del funzionario italiano,avesse fatto una sorta di "accordo informale" con l'azienda per non far partire le barche alla volta di Teheran.Ma la cosa che il governo vuole disperatamente evitare,spiega Doria agli americani,è che la questione approdi in tribunale,altrimenti potrebbe succedere di tutto.L'ambasciata conclude che la paura è giustificata,vista la capricciosità del sistema giudiziario italiano.
Lo scontro titanico con le toghe,però,è sul caso Abu Omar.Purtroppo,il database dei cablogrammi restituisce solo la punta dell'iceberg di quella guerra:appena 21 file,la maggior parte dei quali con informazioni stringatissime,segno evidente che la partita diplomatica Usa-Italia sullo scandalo Abu Omar ha comportato le trattative inconfessabili che viaggiano sui canali "top secret" (anzichè "secret" come sono i cablo ottenuti da WikiLeaks).Ventuno file,infatti, è un numero ridicolo per un  caso di altissimo profilo come quello di Abu Omar.Il database dimostra che,quando gli americani vogliono fare pressioni per interessi che giudicano vitali,fanno partire centinaia di comunicazioni dall'ambasciata di Roma alla volta di Washington.Alle relazioni pericolose tra l'Italia e il regime di Teheran,per esempio, dedicano 715 file per un totale di 2770 pagine.Alla questione dei cibio Ogm.162 cablogrammi:877 pagine.

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