Anglotedesco

Anglotedesco

venerdì 2 agosto 2013

WIKILEAKS.Banche e pirati




No comment...sono in vacanza

da DOSSIER WIKILEAKS-Stefania Maurizi (Bur)

La segnalazione della fonte aveva messo per la prima volta sul mio schermo radar l'organizzazione di Assange. L'idea della banda era rivoluzionaria:sfruttare la potenza della rete per creare un sistema mondiale capace di far filtrare (in inglese leak,appunto) documenti scottanti in modo anonimo,senza la possibilità di risalire al mittente e quindi proteggendo chi si è assunto il rischio di diffondere quel materiale. Come tutti i giornali del mondo ricevono soffiate e documenti attraverso le lettere anonime che arrivano in redazione,così il gruppo di Julian Assange usava la rete per rendere il sistema della fuga di file compromettenti molto piu potente,sistematico e globale. Internet e la crittografia offrivano risorse fino ad allora inimmaginabili.Niente soffiate in forma di segnalazione o diceria:WikiLeaks accetta solo documenti.Non ha uffici territoriali o sedi centrali.E' un gruppo che ha come unica piattaforma un sito web. Nel 2008, quando cominciai a scrutare la banda da vicino,aveva già messo a segno un colpo che faceva capire la portata rivoluzionaria dell'invenzione.A finire nel mirino di Wikileaks era stata una grande banca svizzera:la Julius Baer,che possiede filiali in venti Paesi del mondo (tra cui una a Roma e a Milano) e che è comparsa anche nell'inchiesta del 2010 sulla cricca della Protezione civile,perchè alla Julius Baer sarebbe stato rintracciato un conto riconducibile ad Angelo Balducci ,l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e gentiluomo di Sua Santità finito al centro dello scandalo. Una fonte aveva fatto arrivare a Wikileaks dei documenti bancari sul presunto coinvolgimento di alcuni clienti della Baer in reati come l'evasione fiscale e il riciclaggio alle isole Cayman.Il sito di Assange aveva pubblicato tutto,ritrovandosi immediatamente addosso la banca.Il contenzioso,però,si era rivelato un rompicapo fin dall'inizio. Il sito,infatti, è costruito in modo da rendere difficile ogni forma di censura,sia legale sia illegale.E' tenuto in piedi da server distribuiti in giro per il mondo,in località non note e in Paesi come la Svezia,dove la libertà di espressione gode di particolari tutele.Le identità delle persone che vi lavorano non sono note pubblicamente,a parte quelle del fondatore Julian Assange e del portavoce.Risalire a una qualsiasi residenza di Assange e del portavoce.Risalire a una qualsiasi residenza di Assange,poi, è un'impresa disperata:conduce un'esistenza randagia e vaga da sempre da un Paese all'altro tra amici e attivisti della rete. Nonostante tutto,dopo la pubblicazione dei documenti la Julius Baer era determinata a ottenere la rimozione e,nell'impossibilità di rintracciare un qualunque membro dell'entità di forma sconosciuta,Wikileaks,prese di mira la società che forniva il servizio di hosting al sito:la Dynadot,con sede in California.La banca arruolò un agguerrito studio legale specializzato in querele delle celebrity contro i media:la Lavely & Singer di Los Angeles,che chiese e ottenne dal giudice la rimozione delle pagine incriminate. Problema risolto? Tutt'altro.Sparite dalla California,riapparivano in altri paesi del mondo grazie alla potenza della rete.Assange e i suoi pirati,infatti,avevano creato dei mirror:"siti specchio" con contenuti identici a quelli banditi.A quel punto,pur di eliminare i documenti dal web,gli avvocati della Baer ricorsero di nuovo alla giustizia,chiedendo l'oscuramento totale del sito.La mossa,però,si rivelò un errore. Non è chiaro se,da un punto di vista strettamente tecnico,la banca avrebbe mai potuto ottenere quello che pretendeva.Il sito,infatti, era stato pensato e costruito proprio per sfuggire alla censura,anche quella legale,sfruttando la struttura di internet.in ogni caso,non ci fu bisogno di testare la reale resistenza di Wikileaks al bavaglio,perchè per difenderla scesero in campo grandi organizzazioni americane,come i giornali,l'American Civil Liberties Union e l'Eletronic Frontier Foundation,creatura di cypherpunk della prima ora come John Gilmore:gente che ha una visione profondamente libertaria della rete.La coalizione pro-WikiLeaks non si limitò a protestare,ma supportò il sito in tribunale. Per la banca fu una debacle:nel marzo del 2008 il giudice ribaltò la sentenza e non solo rigettò la richiesta di oscuramento,ma stabilì che la pubblicazione di quei documenti era protetta dalla libertà di parola garantita dalla Costituzione americana. Cinque giorni dopo,la Julius Baer annunciò il ritiro dell'azione legale,incassando una sonora sconfitta e un grave danno d'immagine:il braccio di ferro con Wikileaks aveva dato grande pubblicità proprio ai file che la banca non voleva vedere pubblicati.Non solo:sul loro sito i pirati avevano anche spiattellato la corrispondenza che rivelava le pressioni dei legali della Baer."Mantenga un tono civile" avevano risposto in una mail indirizzata all'avvocato dell'istituto bancario.Una lezione da manuale.Chiunque fossero quei "matti",li dovevo rintracciare.

Nessun commento:

Posta un commento