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giovedì 26 settembre 2013

ALBERTO ALESINA:"Dobbiamo fare le riforme proposte dal FMI"



Questo è quello che ha risposto Alberto Alesina ad una domanda su quali sono le proposte per migliorare questa situazione drammatica dell'economia, della giornalista di Classe-Cnbc ,Jole Saggese e che Milano Finanza ha pubblicato ad inizio settembre.

Anche Alberto Alesina fa parte della grande "banda" a difesa del neoliberismo.La cosa che piu li spaventa è che un giorno i ceti popolari possono avere un po di benessere,che si ritorni ai tempi che riuscivi a mettere da parte qualcosa, potevi curarti e mangiare contemporaneamente. Non è un caso che il periodo che questi signori detestano di piu è quello dove si  riusciva a risparmiare (nonostante l'inflazione al 20%) di piu cioè anni 70-80 .Ho sentito una mezz'oretta della "Gabbia" condotta da Gianluigi Paragone dove Sandro Gozi (PD partito democristiano) da buon mondialista ed europeista convinto, gli fa paura l'idea di uscire dall'euro perchè si farebbe la fine dell'Argentina,ma non quella agganciata al dollaro (la fine che farà l'Italia con l'euro) ma quella di adesso con l'inflazione alta. Sapete chi sono quelli che fanno le manifestazioni contro la Kirchner? I  benestanti e gli attori mentre quelli che vivono nelle periferie no, sono quelli che piu hanno visto aumentato il loro benessere.
E' normale che Alesina prenda come oro colato le riforme proposte dal FMI, leggete  sotto cos'è  (chiedetelo anche a Stefano Fassina quando lo incontrate)...

da FIGLI DI TROIKA-Bruno Amoroso (Castelvecchi)

In una serie d'interventi e interviste apparse sulla stampa scandinava nel corso del 2001,Stiglitz ha approfondito il suo punto di vista sulla cooperazione internazionale a fini di sviluppo economico.In un colloquio dal titolo emblematico,La Banca Mondiale e il FMI vedono con un solo occhio, così si esprime:
"Gli economisti sono spesso privi di piu ampie esperienze sui Paesi che devono aiutare, nella maggioranza dei casi hanno una migliore conoscenza degli alberghi a quattro stelle che delle città dei vari Paesi.Gli esperti del Fondo monetario internazionale credono di essere piu intelligenti,piu istruiti e meno politicizzati degli economisti dei Paesi che visitano.In realtà gli economisti di spicco di quei Paesi sono molto avanti ,in molti casi e piu istruiti di quelli del Fondo monetario internazionale che,spesso,sono studenti di terza categoria di università di prima classe".
La Banca Mondiale e il FMI vengono definiti antidemocratici e fortmente imbevuti dell'ideologia del "Consenso di Washington".In realtà,insiste Stiglitz,sono gli Stati Uniti che dirigono entrambe le istituzioni,e in particolare il loro settore finanziario.Questo è garantito dal fatto che il diritto di voto dei Paesi è proporzionale alle quote versate.Il carattere antidemocratico è rafforzato dall'egemonia del il "pensiero unico".
Il ruolo del FMI durante la crisi asiatica della fine degli anni Novanta viene preso da Stigltz ad esempio dell'incapacità,o cattiva volontà, di questi organismi internazionali (Malesia,Cina) sono quelli che ne sono usciti meglio e che,contrariamente a quanto fa il FMI,andrebbero studiati attentamente".
Un altro noto economista,Robert Wade,professore della London School of Economics,esprime da tempo il proprio dissenso dagli apologeti delle politiche del FMI della Banca Mondiale.In diversi scritti ha messo in evidenza l'aumento delle disuguaglianze del reddito che si è verificato lungo l'arco temporale di tre decenni.Un suo articolo apparso su "The Economist" (28 aprile 2001) documentò l'aumento della quota del reddito mondiale detenuto dal 10% della popolazione piu ricca (da 48 a 52%),a scapito di quella detenuta dal 10% della popolazione piu povera (0,80% a 0,64%).
Una così iniqua distribuzione del reddito,sottolineava Robert Wade,è un segnale della diffusione della povertà e della miseria:è perciò necessario agire sulle cause profonde di questo meccanismo globale,e non cercare soluzioni su aspetti parziali.Su questi dati, che misurano gli effetti della globalizzazione,si basa la critica di Wade agli organismi internazionali.Secondo l'autore tali effetti sono dovuti alle ragioni di scambio da decenni troppo sfavorevoli per i Paesi esportatori di beni agricoli e di materie prime,e cioè quelli che rappresentano il Sud del mondo.

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