Anglotedesco

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lunedì 2 settembre 2013

La Repubblica ridicola su Claudio Abbado



La Repubblica è un giornale di furbetti e ipocriti,gli unici che possono prendere in giro sono i loro abbonati.Lo dimostra questo articolo.
La scelta di aggiungere 4 senatori a vita in piu è una bella presa per il sedere nei confronti del popolo italiano che purtroppo non impara mai, gli piace dormire e sognare ,credendo che votare un partito piuttosto che un altro, sia la soluzione migliore senza rendersi conto di chi comanda veramente.
Se un governo di centrodestra avesse nominato Claudio Abbado senatore a vita, La Repubblica,Il Fatto Quotidiano, La Stampa , Il Manifesto si sarebbero scatenati e si sarebbero ricordati di questa storia, ma visto che è l'ex comunista molto ammirato a Washington, Giorgio Napolitano, La Repubblica fa finta di nulla e si dimentica di quello che scrisse su Abbado nel 2008.
Stendo un velo pietoso su Michele Serra, l'obiettività non sa nemmeno cosa sia, lo si può tranquillamente paragonare a Filippo Facci o a Vittorio Feltri, solo che lui scrive su giornali di sinistra.

da IL GIORNALE online e  su carta-articolo di Mariateresa Conti

La memoria, si sa, può giocare brutti scherzi. Specie quando è corta, o quando è offuscata dall'entusiasmo partigiano. Succede, a tutti. Anche a Repubblica, che sabato scorso, per la nomina dei quattro senatori a vita tutti di comprovata fede anticentrodestra, ha esultato in stile Mondiali di calcio.
E, all'interno, l'altrettanto trionfante e gioioso «Artisti e scienziati: i volti dell'Italia migliore», titolone riepilogativo della pagina con i ritratti dei magnifici quattro. Peccato, però, che nessuno si sia ricordato che almeno uno di quei volti, quello del maestro Claudio Abbado, il celebre direttore d'orchestra appena promosso dal capo dello Stato a Palazzo Madama, giusto qualche anno fa sulle stesse colonne di Repubblica fosse stato annoverato, e nell'Italia peggiore, moralmente parlando: quella dei vip furbetti che per eludere il fisco fissano la residenza all'estero, e che per questo, beccati dall'Agenzia delle entrate, finiscono poi con l'essere multati.
Una stecca. Per Repubblica, sempre così attenta ai guai col fisco degli altri, specie se di centrodestra. E anche per il maestro Abbado, soprattutto adesso che da senatore a vita è chiamato a incarnare, appunto, «l'Italia migliore». A scovare quel vecchio articolo, che in poche ore ieri pomeriggio ha fatto il giro del web, Dagospia. Era il 2008, cinque anni fa. Il 19 marzo, titolo «Italiani in fuga da Montecarlo: nuovi nomi nelle mani del fisco». «Mettendo in fila le contestazioni – scriveva Corrado Zunino – l'Agenzia delle entrate ha scoperto che dai contenziosi aperti con 32 “personalità conosciute” e “residenti fittiziamente” nel Principato sono rientrati oltre 80 milioni di euro. Meglio, sono stati messi a bilancio 83,502 milioni di euro». Chi erano le «personalità conosciute» contenute in quella lista di Montecarlo messa a punto dal fisco nel 2008 che avevano pagato la multa, o comunque avviato l'iter per fare il concordato, accettando le contestazioni? Nel pezzo si ricordava il caso più eclatante, quello di Luciano Pavarotti, morto, all'epoca, alcuni mesi prima, a settembre del 2007. Quindi gli altri vip. «Per cifre inferiori – continuava l'articolo – hanno accettato le contestazioni del fisco il violinista Salvatore Accardo (171mila euro), il direttore d'orchestra Claudio Abbado, la coppia di lirici Cecilia Gasdia (144mila euro) e Michele Pertusi (85mila)...» e così via. Dunque, il maestro Abbado aveva «accettato le contestazioni». Per quale cifra non è dato sapere, l'articolo non riporta l'ammontare esatto. Ma, presumibilmente, non dovevano essere pochi euro. Lo si può dedurre da un dato. Un'agenzia Ansa del 15 aprile del 1981 riporta un elenco di artisti che figurano nei «Libri rossi» sugli accertamenti delle imposte dirette cui il fisco chiede più soldi. C'è anche Abbado, all'epoca direttore artistico della Scala di Milano, cui sono richiesti 216 milioni di vecchie lire (che a quel tempo non erano proprio spiccioli) «per due anni fiscali».
Niente cifra, per Abbado. E, ironia del caso, niente cifra nemmeno per un altro nuovo senatore a vita, il fisico premio Nobel Carlo Rubbia, che, nello stesso articolo del marzo 2008 sulla lista Montecarlo, è citato da Repubblica tra i destinatari di una «cartella esattoriale». Un occhio di riguardo, per entrambi. Quasi un presagio del comune destino che li avrebbe accomunati, cinque anni dopo, nelle nomine del Colle.

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